Piano trasporti fermo, gara slitta e cresce il danno economico
TPL Umbria – A distanza di otto mesi dall’adunanza della Corte dei Conti del 15 aprile, emergono criticità rilevanti sul rispetto degli impegni assunti dalla presidente Proietti. Le scadenze fissate per ottobre 2025, riguardanti la revisione del sistema tariffario del trasporto pubblico locale e l’approvazione del Piano Regionale dei Trasporti (PRT), non hanno trovato attuazione.
Il mancato aggiornamento del quadro tariffario, considerato indispensabile per indire la gara TPL e garantire l’equilibrio dei contratti di servizio, lascia irrisolti nodi centrali: basi d’asta obsolete, incertezza sui ricavi e incoerenza tra programmazione regionale e contenuti della gara. Parallelamente, il PRT, già predisposto dalla precedente giunta ma non approvato per ragioni elettorali, resta sospeso, con un percorso legislativo che avrebbe dovuto concludersi in sei mesi.
Secondo il DEFR, il rinvio della gara comporterà uno slittamento di almeno due anni, da giugno 2026 a settembre 2028, con un danno stimato di circa 20 milioni di euro. A ciò si sommano i costi accumulati negli ultimi vent’anni, quantificabili tra i 150 e i 200 milioni, frutto di proroghe annuali in luogo di una regolare procedura di gara.
Il quadro richiama precedenti difficoltà: nel 2019 la partecipata Umbria Mobilità presentava un debito di circa 50 milioni, aggravato da rapporti opachi con società esterne. Nonostante i progressi avviati dalla giunta precedente, tra piano di rientro e rinnovo della flotta, la pandemia e le resistenze interne hanno rallentato il percorso.
Il blocco del 2025 evidenzia una frattura tra promesse e realtà. Le mancate riforme incidono sulla credibilità istituzionale e sui cittadini, già gravati da nuove imposte destinate a coprire sprechi. Gli scioperi della FILT CGIL, culminati nell’ottava protesta contro la giunta Proietti, hanno contribuito a un ulteriore rinvio, con l’effetto di ridurre la concorrenza e aumentare i costi.
La Regione rischia di restare intrappolata in un modello inefficiente, con servizi invariati ma spese crescenti. L’Umbria, in assenza di una svolta, si allontana dalle realtà più dinamiche e moderne, con un impatto negativo che si rifletterà nel breve e lungo periodo sull’intera comunità.

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