Programma Affari Costituzionali del M5S. Gallinella: “Tagli ai costi della politica, no al pareggio di bilancio e legge elettorale con preferenze”

Il fine comune è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e avere un’amministrazione più efficiente

“L’impegno del Movimento 5 Stelle è volto all’aumento degli strumenti per la partecipazione diretta dei cittadini, al drastico taglio ai costi della politica, ad una maggiore trasparenza delle istituzioni e dei criteri di nomina e di valutazione nella P.A., con una rivoluzione digitale che favorisca l’accesso ai servizi da parte dei cittadini”.

È quanto afferma il deputato 5Stelle, Filippo Gallinella, che aggiunge: “una prima area di intervento di revisione costituzionale è giustificata dalla necessità di combattere gli eccessi e i privilegi della classe politica. Alcune disposizioni costituzionali devono essere modificate, non perché fossero sbagliate quando sono state introdotte, ma perché l’abuso che ne è stato fatto ne ha distorto il funzionamento concreto. Occorre quindi stabilire un tetto agli stipendi ed ai rimborsi parlamentari e ricondurre il sistema dei vitalizi, anche per il passato, al sistema pensionistico che vale per tutti i cittadini.

Anche gli ex parlamentari e gli ex consiglieri regionali, come ogni altro lavoratore, dovranno ricevere una pensione commisurata ai contributi versati: niente di meno ma niente di più. Per arrivare a questo obiettivo di semplice equità abbiamo già tentato di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione: a livello costituzionale, a livello di regolamenti parlamentari e a livello legislativo. Anche il tema del regionalismo è un punto centrale che investe i rapporti fra Stato, regioni e autonomie locali. La definizione e l’attribuzione delle relative competenze è stata sempre oggetto di discussione e di ricorsi alla Corte costituzionale. È quindi opportuno valutare l’eventualità di una più netta divisione delle materie di competenza tra Stato e Regioni e sul possibile trasferimento, a queste ultime, e ai Comuni, di funzioni amministrative, anche attraverso una leva fiscale per incentivare la loro responsabilizzazione.

Il rapporti fra il cittadino e Pubblica Amministrazione è da sempre oggetto di un ampio dibattito: in questa sezione si pone l’attenzione sull’importanza di accorciare la distanza fra utente e istituzione, sull’esigenza di incrementare la trasparenza della P.A., e la semplificazione amministrativa, con una particolare attenzione alla modifica dei criteri di scelta dei vertici delle Authority, e al controllo sui risultati dei servizi della P.A., attraverso la valutazione delle performance. Altro punto, i referendum che sono uno dei principali strumenti attraverso cui si realizza questa forma di partecipazione diretta. In quest’ambito intendiamo potenziare lo strumento già esistente in Costituzione e introdurne uno nuovo, la cui rivoluzionaria portata può cambiare il modo di intendere la politica, ovvero il referendum propositivo: un mezzo per trasformare in legge proposte nuove, fatte direttamente dai cittadini e votate dai cittadini.

Per ciò che concerne il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio in Costituzione è da cancellare. Deve essere il Parlamento italiano a decidere liberamente quando è il caso di stringere la cinghia e quando è il caso di investire per lo sviluppo, se serve, anche ricorrendo al deficit, come avviene negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Un ulteriore intervento, riguarda la riduzione degli sprechi è quella della cancellazione degli enti inutili. A livello costituzionale questo significa l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e delle Province: per farlo è sufficiente una legge costituzionale di poche righe e non una riforma complessiva di tutta la legge fondamentale in cui nascondere di tutto dietro queste semplici abolizioni.

E poi, abbassamento dell’età per votare, rimuovere conflitti di interessi, evitare i continui cambi di casacca in parlamento, dibattito pubblico sulle grandi opere, fare il tagliando alle leggi per vedere se servono e un sistema elettorale con le preferenze. Il fine comune a tutte le innovazioni che proponiamo – conclude Gallinella – è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e, al contempo, di avere un’amministrazione più efficiente, efficace, trasparente e una democrazia al servizio di tutti”.  

 

1 Commento

  1. Trovo inconcepibile che ci sia ancora gente che dopo i disastri delle pseudo riforme parli ancora di abolizione delle province. Intanto il 5 dicembre 2017 al referendum costituzione è stata bocciata l’abolizione delle province. Il M5S era pure per il No al referendum se ben ricordo. La volontà popolare o si rispetta oppure sono solo chiacchiere. La gente ha DETTO NO anche all’abolizione delle province, fatevene una ragione! Poi il bello è che un Po tutti se la prendono con enti che esistono in tutti i paesi più evoluti ed esercitano funzioni operative sul territorio, costavano poco più dell’uno x cento e quindi era facile abbattersi contro il più piccolo ente. Come mai non proponete l’abolizione delle regioni? Già la riforma delle province ha creato disagi, caos e disservizi con aumento dei costi sotto gli occhi pure di un bambino e al posto di ripristinare le regole democratiche (referendum favorevole alla non abolizione) ancora parliamo di un ente utile ma preso a capro espiatorio. 120.000 km di strade in Italia o 5200 scuole piuttosto che la tutela del territorio tramite 2300 agenti della polizia provinciale a chi li date? Alle burocratiche e centraliste regioni che mai potrebbero gestirle? Ai comuni già di per sé bistrattati e in difficoltà, senza personale e che a stento mandano avanti l’ordinaria amministrazione oppure come gia successo crediamo nuovi carrozzoni politici? Credo che i problemi della gente siano altri e non certo la finta e sbagliatissima abolizione delle province. Non calchiamo l’onda dello sbaglio altrui. Se questo fosse un Paese normale dovrebbe intanto rispettare la volontà del suo popolo (È non studiare come ribaltare il risultato di un referendum costituzione) è poi ripristinare le regole democratico ovvero dopo 1 anno e oltre dalla sonora bocciatura del referendum le province dovevano ritornare come prima e non lasciate Come zombie. Decine di migliaia di dipendenti bistrattati e messi alla gogna (vedi campagna sull’abolizione), territorio abbandonato, strade e scuole senza manutenzione ordinaria il ché servirà solo poi a trovare soldi più di prima per rimediare ai tanti danni arrecati proprio dallo stato di abbandono, come se 120.000 km fossero noccioline! Certamente non voterò chi ha provocato tutto questo ma nemmeno chi non l’ha impedito o peggio chi oggi ripropone questo disco rotto dell’abolizione delle province (è senza un progetto chiaro e dettagliato sull’eventuale dopo province per servizi e dipendenti).

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