Liberati, M5s, fallimento ricostruzione, normative complesse e intrecciate

Rischio sismico e dissesto idrogeologico quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni
Rischio sismico e dissesto idrogeologico quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni

Liberati, M5s, fallimento ricostruzione, normative complesse e intrecciate, burocrazia feroce Cittadini sfollati e Ordini professionali, operatori e costruttori hanno grandi ragioni nel sostenere il fallimento del vigente impianto normativo sulla ricostruzione: non a caso, i ponteggi non si vedono e si stenta a ripartire ovunque. Eravamo la patria del diritto, ma ci siamo persi dietro un caos che non ha senso economico-sociale, mentre l’elefantiasi burocratica sottesa al controllo pedissequo delle risorse pubbliche sta provocando un’ulteriore crescita delle spese, anzitutto per lo Stato: infatti, senza un immediato via libera nemmeno alle più modeste riparazioni (quelle classificate di ‘tipo B’ nelle schede AEDES), crescono a dismisura gli importi per CAS, albergo, etc., con costi spesso di gran lunga superiori alle riparazioni stesse, mentre gli sfollati pagano il prezzo anche psicologico di un duraturo sradicamento.

Il Governo Giallo-Verde eredita normative complesse e intrecciate –quelle nazionali e regionali, quelle dei Commissari alla Ricostruzione e della Protezione Civile, oltreché di Enti Parco, Soprintendenze, etc., spesso configgenti tra loro- in un meccanismo patologico e compulsivo di redazione delle regole. Un cattivo retaggio che si registra pure sul piano amministrativo-organizzativo, con margini interpretativi tali da rischiare l’arbitrio e la più ampia discrezionalità operativa pure tra le varie Unità regionali speciali per la ricostruzione (USR).

In particolare, in Umbria è poi nota la questione delle carenze nell’organico della sismica regionale, vicenda talmente drammatica da bloccare una macchina che già procede al rallentatore, con appena cinque pratiche deliberate a settimana e pressoché nulla sul piano della ‘ricostruzione pesante’.

E’ acclarato come occorra quindi cambiare totalmente indirizzo, adottando -anche per la ricostruzione- il principio del silenzio-assenso, con puntuali casi di esclusione e interruzione dei termini, recuperando solo così la certezza del diritto, visto che sono le Regioni stesse a non rispettare i tempi previsti dalle ordinanze commissariali, pari a trenta giorni per le valutazioni preventive.

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Dovrebbero essere poi i professionisti gli unici veri responsabili del progetto, alleggerendo così il lavoro degli USR: gli uffici pubblici si limiterebbero pertanto alla mera verifica documentale e alla conseguente rispondenza economico-finanziaria (entro il limite del contributo ammissibile), prevedendo, per converso, un deciso aumento dei controlli a campione sul merito dei progetti, fino al 30%-40% di essi, con sanzioni rigorose.

Si sta inoltre presentando uno scenario già oggi drammatico per numerose ditte –quelle sane rimaste- e per gli studi tecnici: gli anticipi effettuati per i primi lavori hanno avuto finora come contraltare un’Amministrazione regionale già lentissima nel deliberare i pagamenti, con le banche che poi, more solito speculando a norma di legge, si prendono un’altra decina di giorni almeno per le erogazioni. Un fenomeno che rischia di riflettersi pure sulla regolarità contributiva-previdenziale delle aziende e dei professionisti per motivi del tutto estranei alla loro volontà.

Sono moltissime le criticità e non ne possiamo trattare in tale sede, ma è altresì evidente come l’aver fortemente accentrato su Roma la vicenda amministrativa post sisma Centro Italia 2016 abbia solo peggiorato la situazione, con una normativa ampiamente contraddittoria, più da riscrivere ex novo che da riformare: al riguardo, sarebbe fondamentale pro futuro almeno istituire un tavolo permanente tra Regioni e rappresentanti dei tecnici e delle imprese locali, con proposte infine vincolanti per il Commissario straordinario.

D’altronde, se vogliamo davvero ricostruire in pochissimo tempo e non in 20 anni –e sono tuttora alcune migliaia gli edifici da sistemare nel post sisma 1997 nella sola Umbria- occorrono maggiore ascolto e condivisione rispetto al passato, auspicabilmente aprendo senza indugi un tavolo nazionale sui nuovi materiali e le nuove tecnologie, facendo in modo che si edifichi in modo intelligente e per un’ultima volta, pur dinanzi a prevedibili crisi sismiche future, indicando quale sia il vero benchmark edilizio anche per coloro che, al di fuori del cratere, intendono valersi delle agevolazioni fiscali previste dal sisma-bonus, mettendo definitivamente in sicurezza la propria casa.

Domani pomeriggio, intanto, giungerà in Commissione regionale il disegno di legge umbro sul terremoto, lungamente atteso: capiremo presto se sarà di autentico sostegno alle popolazioni colpite oppure se anch’esso rappresenterà un ulteriore ostacolo alla ricostruzione di paesi e comunità.

Su questo tema, così come accadde durante la fase emergenziale con decine di nostre interrogazioni e proposte, assicuro che il M5S dell’Umbria non mancherà di fare la propria parte a ogni livello. Andrea LIberati M5S

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