La nostra generazione è davvero sfigata, sono i millennial figli degli anni Ottanta

 
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La nostra generazione è davvero sfigata, sono i millennial figli degli anni Ottanta

di Marco Squarta *
La nostra generazione è davvero sfigata.” Parto dalle parole con le quali un mio amico mi ha salutato al telefono ieri sera, al termine di una giornata passata interamente a rassicurare cittadini, a confrontarmi con altre istituzioni, a cercare di capire i contenuti di decreti mal scritti e mal corretti.

Una generazione “sfigata”. È il termine adeguato per descrivere i figli degli anni ‘80, quelli come me.
Siamo nati sotto una buona stella, in un tempo in cui tutto era in costruzione. L’Italia progrediva, sperava, cresceva. Al di là di qualche fisiologico scossone, era un Paese solido, e chiunque poteva sognare di far soldi aprendo una piccola attività. Lavoro sicuro, ovunque a tempo indeterminato.

I nostri genitori non hanno conosciuto la fame e la miseria di chi li ha preceduti, al contrario potevano contare su un sistema che sembrava dovesse reggere per sempre. E poi. E poi siamo arrivati noi. Noi adulti della seconda Repubblica. Giovani che fin dalle superiori dovevano sperare di fare una valigia per andarsene a sognare in grande da qualche altra parte. Non qui. Non in Italia. O almeno non in tutta.
Una generazione di sconfitti ancora prima di giocare. Di precari. Di nullatenenti fino a cinquant’anni, e spesso oltre.

È vero, non abbiamo vissuto il dramma della guerra. Ma per il resto non ci siamo fatti mancare nulla. Ovunque, intorno a noi, ci sono le macerie di una Nazione crollata sotto il peso del debito pubblico accumulato dalle generazioni precedenti.E insieme al crollo di un sistema economico e finanziario fragile, sono collassati i valori fondanti di una società che ci aveva cresciuti nella “grassia”, così la chiamavano gli anziani delle nostre campagne.

Famiglia, matrimonio, figli, un lavoro stabile, la crescita culturale e intellettuale che ci si aspetta dall’evoluzione dei tempi.
Tutto crolla. Tutto spaventa. Il coronavirus, e quello che porterà, è l’epilogo amaro di una decrescita infelice e austera, che ha reso la mia generazione un popolo informe di cittadini rassegnati, attoniti, addolorati.

Qualcuno, molto superficialmente, addita i giovani come l’anello inutile della società. Superficiale e poco attento ai bisogni veri.
A noi, i bisogni, sono stati triplicati. Nel 2020 un quarantenne ha bisogno dei genitori, dello psicologo, delle banche, di un tetto non suo.
Eppure avremmo ancora tanto bisogno di sogni da realizzare. Pensando sia possibile, e, perché no, giusto e legittimo.
*Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria

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