Flamini/Prc: «A Perugia non serve un Cie»
da Enrico Flamini, Segretario Regionale Prc Umbria – Tornare a proporre l’apertura di un Cie a Perugia come sta facendo l’amministrazione comunale è completamente sbagliato. Di più. Ancora una volta assume in chi lo propone un certo carattere ideologico, elevando il Cie a panacea per la sicurezza dei cittadini.
Lo ha ricordato anche il sottosegretario Bocci: siamo di fronte al fallimento di questa esperienza in tutto il Paese. Noi aggiungiamo che siamo di fronte anche al fallimento della legge Bossi – Fini.
In questo senso è utile ricordare, ad esempio, il rapporto dei Medici per i Diritti Umani (Medu) del 2012, basato sui dati della Polizia di Stato, che confermò già allora l’illegalità di queste strutture e la totale inutilità della detenzione amministrativa.
Non a caso l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo in numerose occasioni per violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti rispetto a detenuti in carcere, così come sono continui i richiami dell’Unione Europea e le clamorose bocciature con cui le commissioni ed i tribunali europei si sono espressi a più riprese sulla legislazione italiana in materia di immigrazione.
Detto questo, stupisce, e non poco, la riapertura di questo dibattito: i Cie sono stati un disastro sotto il profilo del rispetto della legalità, del rispetto dei diritti umani, della effettiva utilità e del dispendio di risorse pubbliche.
Soprattutto il Cie non è, né potrebbe mai diventare, la soluzione ai fatti criminali a cui abbiamo assistito a Perugia, né ai fenomeni criminosi che con diverso grado di intensità e diffusione riguardano tutto il territorio regionale. Invece sconvolge, e non poco, quanto contenuto nel rapporto sul primo tremestre 2015 del Dipartimento Investigativo Antimafia che conferma la presenza di soggetti collegati alle organizzazioni mafiose, ‘ndragheta e camorra.
Insomma occorre investire maggiormente in un’azione di intelligence delle forze dell’ordine per contrastare le infiltrazioni malavitose che vivono sull’abusivismo, sullo sfruttamento della prostituzione, sullo spaccio e sul riciclaggio.
Occorrerebbe abrogare la legge Bossi-Fini (una legge che ha favorito l’irregolarità diffusa consegnando tante e tanti ai circuiti dello sfruttamento lavorativo o della microcriminalità), aprire un confronto con il Ministero della Sanità per sperimentare e puntare su politiche e misure incisive di prevenzione e di riduzione del danno ed istituire in maniera permanente un tavolo interregionale dell’Italia mediana per intervenire con politiche organiche e coordinate di intelligence, contrasto e prevenzione.
Solo attraverso un piano sociale, il rafforzamento di politiche contro le infiltrazioni mafiose e il contrasto dello spaccio attraverso azioni di prevenzione e riduzione del danno potremo dare risposte ai cittadini di Perugia sotto il profilo della sicurezza.

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