Mozione urgente respinta, rischio paesaggio e comunità energetiche
L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha vissuto una seduta accesa, segnata dalla bocciatura della mozione urgente che chiedeva la revisione del Decreto-Legge 175/2025 “Transizione 5.0”. La proposta, sostenuta dai consiglieri di maggioranza, mirava a garantire alla Regione strumenti concreti per tutelare le Comunità Energetiche Rinnovabili, difendere il paesaggio e gestire l’individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti energetici. La mozione necessitava del voto favorevole di due terzi dell’aula per essere calendarizzata, ma l’opposizione di centrodestra ha scelto di negare il dibattito, impedendo di fatto alla Giunta di avviare un confronto con il Governo nazionale. I consiglieri di maggioranza hanno definito questa scelta “un atto di irresponsabilità politica senza precedenti”, accusando la minoranza di difendere un quadro normativo che genera incertezza e liberalizzazione selvaggia.
Il Decreto 175/2025, emanato dal Governo la scorsa settimana, ha infatti abolito la possibilità per le regioni di individuare aree non idonee, precedentemente prevista dal DM 21 giugno 2024. In sostanza, non esistono più zone interdette: il nuovo assetto normativo consente l’installazione di grandi impianti agrivoltaici ed eolici senza che le regioni possano esercitare un reale potere di governo del territorio.
Secondo la maggioranza, questa liberalizzazione totale rischia di avere conseguenze pesanti: aumento dei prezzi dei terreni, impossibilità di applicare norme regionali pensate per favorire progetti di piccola e media taglia, e pericolo di devastazione dei paesaggi identitari umbri, dalle praterie appenniniche alle aree agricole di pregio. La mozione chiedeva di restituire alle regioni la facoltà di definire aree non idonee e di salvaguardare le Comunità Energetiche Rinnovabili, considerate fondamentali per raggiungere obiettivi di autonomia energetica e sostenibilità.
La bocciatura, denunciano i consiglieri di maggioranza, infligge un danno diretto alle imprese e al tessuto sociale umbro, privando la Regione di strumenti di concertazione con il Governo. “La destra regionale – si legge nella nota – ha scelto di difendere il caos normativo, togliendo all’Umbria la possibilità di decidere sul proprio futuro”.
Il dibattito, come riporta l’Agenzia Umbria Notizie – ha messo in evidenza una frattura politica profonda: da un lato chi chiede regole chiare e poteri regionali per tutelare paesaggio e comunità locali, dall’altro chi sostiene la liberalizzazione come via per accelerare la transizione energetica. La maggioranza ribadisce che senza un quadro normativo ordinato la transizione rischia di trasformarsi in un processo incontrollato, con effetti negativi su ambiente, economia e società.

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