Assalto alla dirigenza, De Vincenzi, la regione revochi i bandi per sei dirigenti

 
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Assalto alla dirigenza, De Vincenzi, la regione revochi i bandi per sei dirigenti

Assalto alla dirigenza, De Vincenzi, la regione revochi i bandi per sei dirigenti

(Da Sergio De Vincenzi consigliere regionale, riceviamo e pubblichiamo)

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Lo scorso 19 febbraio sono stati pubblicati sul Bollettino Ufficiale 6 bandi di concorso per l’assunzione a tempo indeterminato presso la Regione di altrettanti dirigenti. Un iter che già si preannunciava inopportuno alla luce delle tante segnalazioni della Corte dei Conti sugli assetti amministrativi dell’Ente ma che ora, alla luce delle dimissioni della Presidente Marini, è assolutamente da annullare.

Stando all’ultima riorganizzazione degli uffici regionali dello scorso mese di aprile, su 60 uffici dirigenziali regionali istituiti, circa la metà (29 per la precisione) hanno alle loro dipendenze 3 o meno posizioni organizzative (sezioni o professionali). Siamo in presenza di una moltitudine di generali senza esercito, ma pur sempre molto costosa: nel 2018, oltre agli stipendi,sono stati elargitia 48 dirigenti premi di risultato per circa 3,2 milioni di euro. È la strada giusta per un nuovo richiamo della Corte dei Conti.

Considerazioni politiche, gestionali ed economiche.

Per quanto attiene alle prime la questione è palese: la Presidente Marini è dimissionaria e, ancorché la sua permanenza a Palazzo Donini sia congelata dai consiglieri della maggioranza PD-Socialisti-MdP, la legislatura è di fatto conclusa. Ciò significa che il progetto politico ed amministrativo della Marini, semmai sia mai esistito, non ha più ragion di dar luogo a scelte amministrative che invece dovranno essere tutte ad appannaggio della successiva compagine di governo regionale, qualunque essa sia.

I concorsi: competenze non sempre congrue col percorso di studi

Si tratta di 6 dirigenti con profilo giuridico amministrativo con diverse mansioni così individuate:

– esperto in normative e politiche per la semplificazione amministrativa;

– esperto in normative e politiche di gestione e valorizzazione del patrimonio della pubblica amministrazione;

– esperto in normative e politiche in materia di organizzazione regionale ed endoregionale;

– esperto in normative e politiche di governo e controllo di società partecipate;

– esperto in normative e politiche del lavoro;

– esperto in normative e politiche socio-sanitarie.

La prima criticità si riscontra nei titoli di studio universitari richiesti per l’accesso ai concorsi. Uno penserà che trattandosi di dirigenti amministrativi la laurea in giurisprudenza sia quella più indicata. La risposta è solo parzialmente affermativa perché la laurea in giurisprudenza è requisito di accesso per il dirigente esperto di semplificazione amministrativa, per quello esperto di gestione del patrimonio, per quello esperto di organizzazione e per quello esperto di società partecipate. Per il dirigente esperto di politiche del lavoro, oltre alla laurea in giurisprudenza, vanno bene anche le lauree in scienze politiche ed economia e commercio. Per l’esperto di politiche socio-sanitarie, invece, va bene qualsiasi laurea: insomma il dirigente amministrativo che si occupa di politiche socio-sanitarie può anche essere laureato in ingegneria aerospaziale, matematica, lettere, filosofia e via dicendo, va bene tutto. Un atteggiamento fantasioso che

Ma la criticità ancora più significativa è quella relativa all’ulteriore criterio di accesso richiesto che prevede di aver già svolto come funzionario da almeno 3 anni le attività oggetto dei concorsi (5 anni nel caso dell’esperto di politiche socio-sanitarie, stranezza tra le stranezze). Questo è un criterio di accesso fortemente escludente per i candidati che legittimamente vorrebbero partecipare ai concorsi. Invece di favorire la partecipazione e scegliere i migliori tra i molti si preferisce, in qualche modo, scegliere tra i pochi, anche rischiando di assumere i meno bravi e preparati.

È un controsenso che potrebbe portare all’impugnazione delle procedure concorsuali davanti al Giudice amministrativo, mentre la Direttiva approvata in tutta fretta dalla Giunta regionale sulla trasparenza delle procedure concorsuali nulla può rispetto a concorsi così congegnati.

Tutte queste assunzioni di dirigenti potrebbero semplicemente non avvenire se la Giunta regionale razionalizzasse le strutture dirigenziali esistenti, accorpando quelle con poche strutture e pochi dipendenti e, cosa non da poco, senza spendere un euro in più.

 

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