Palazzo della salute Orvieto, lo chiede De Vincenzi a Luca Barberini

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Palazzo della salute Orvieto, lo chiede De Vincenzi a Luca Barberini PERUGIA – Non sono state sufficienti le innumerevoli sconfitte elettorali inanellate negli ultimi tempi, sia a livello amministrativo che politico-nazionale, per convincere il Partito Democratico, in particolare il governo Marini, a predisporsi in atteggiamento di umiltà, collaborazione e ascolto, per concertare tutte le scelte strategiche in modo davvero propositivo e volto al bene comune di un territorio già profondamente provato come quello orvietano. Le risposte rese oggi dall’assessore Barberini alla nostra interrogazione sul via libera alla costruzione del “Palazzo della Salute”, promesso ai cittadini da decenni, e la possibilità di implementarlo all’interno di una parte degli immobili dell’ex ospedale nelle immediate adiacenze del Duomo, ci è stato risposto che la Regione, in accordo con l’ASL Umbria 2 e il Comune di Orvieto, continuerà a percorrere la strada intrapresa: vendere a tutti i costi le strutture dell’ex ospedale, senza se e senza ma.

A quanto pare sono state già avviate le procedure di affidamento dei lavori. Già la prima asta del 20 febbraio scorso nella quale è stata presentata un’unica offerta irricevibile, ha chiarito che l’alienazione dei beni in oggetto è di difficile fattibilità, se non ribassando ulteriormente la base d’asta. Parliamo di beni complessivi valutati circa 4,5 milioni di euro per un totale di 6.500 metri quadri calpestabili e circa 4.420 metri quadri di aree circostanti.

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Non vogliamo discutere, anche se ci lascia perplessi, la valutazione sottostimata rispetto al valore di mercato perché capiamo che il contesto di crisi economica imponga un certo ridimensionamento dei prezzi. Il vero problema è che immobili come questi hanno un valore determinante a livello storico, culturale e sociale perché rappresentano pezzi di storia della città. Stiamo parlando di edifici costruiti, in parte, fra l’XI e il XII secolo, e bollati oggi dall’assessore come “non strettamente funzionali o non più necessari”. Una vendita da re-investire su cosa? Sulla totale ristrutturazione della mensa della ex “Caserma Piave”, completamente fatiscente e in stato di assoluto abbandono, già utilizzata come area di deposito per l’azienda COSP che si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti.

Inoltre non c’è in cantiere nessun tipo di progetto di intervento anche per la stessa ex-caserma, adiacente al futuro “Palazzo della Salute”, che versa anch’essa in uno stato di totale degrado. Insomma, si va avanti a spanne, percorrendo una strada poco conveniente e pericolosa per il territorio orvietano, perché l’alienazione di una struttura così importante ubicata nel centro storico della città senza una precisa idea di riconversione, si presta facilmente a speculazioni edilizie di società che, come accaduto anche in passato, non offrono garanzie sulle reali possibilità di riqualificazione dell’immobile, innalzando il rischio di avallare iniziative poco trasparenti delle quali difficilmente si potrà avere contezza.

Chiediamo ancora una volta, a nome di tutti i cittadini e dei movimenti orvietani che da anni si stanno adoperando per individuare delle soluzioni praticabili e rispettose di tutte le istanze, di riaprire un tavolo di concertazione strategica, ed evitare derive autoreferenziali senza un necessario e dovuto confronto con al comunità. In tutto questo il sindaco Germani cosa sta facendo per il bene della sua città?

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