Previsioni in calo, a Perugia cresce il timore delle imprese
L’economia umbra continua a mostrare segnali di debolezza e rischia di chiudere il 2026 con una crescita inferiore alle attese. È quanto emerge dall’analisi elaborata dal Centro Studi Sintesi per Cna Umbria, che evidenzia un rallentamento del prodotto interno lordo regionale e una situazione caratterizzata da consumi stagnanti, export in difficoltà e riduzione del numero delle imprese attive.
A lanciare l’allarme è il presidente regionale di Cna Umbria, Michele Carloni, che invita a riportare le imprese al centro delle strategie di sviluppo economico della regione.
Pil regionale sotto la media nazionale
Secondo lo studio, il Pil dell’Umbria dovrebbe crescere nel 2026 dello 0,2%, un dato inferiore rispetto allo 0,4% previsto a livello nazionale. Le stime risultano inoltre peggiori rispetto alle previsioni formulate all’inizio dell’anno, quando la crescita era stata indicata allo 0,7%.
Il rallentamento si inserisce in un quadro già fragile. Nel 2025 l’incremento del Pil si era fermato allo 0,3%, contro lo 0,8% registrato nel 2024. Anche il confronto con il periodo pre-pandemico mostra una dinamica meno brillante rispetto alla media italiana: dal 2019 il Pil regionale è aumentato del 5,3%, mentre il dato nazionale ha raggiunto il 6,4%.
Carloni sottolinea inoltre che le tensioni internazionali e le incertezze legate ai mercati energetici potrebbero aggravare ulteriormente il quadro economico.
Consumi ancora deboli e inflazione persistente
Tra gli elementi più critici figurano i consumi delle famiglie. Dopo il crollo provocato dall’emergenza sanitaria, la spesa è tornata appena sopra i livelli del 2019, con un incremento dello 0,2%, ben distante dal +2,4% registrato mediamente nel Paese.
Per il 2026 è prevista una crescita limitata allo 0,4%. A incidere è anche l’aumento del costo della vita. Sebbene nell’ultimo anno l’inflazione si sia attestata all’1,4%, in linea con il dato nazionale, nel biennio alcuni comparti hanno registrato rincari molto più elevati. Tra questi spiccano i servizi ricettivi e la ristorazione, che hanno fatto segnare aumenti fino al 6,8%.
Imprese in calo e difficoltà per commercio e manifattura
Il tessuto produttivo regionale continua a perdere consistenza. Dopo un recupero registrato nella prima parte del 2025, il numero delle imprese è tornato a diminuire. A marzo 2026 il calo è stato dello 0,2%, mentre il confronto con dicembre 2019 evidenzia una riduzione del 2,8%.
Le imprese attive in Umbria sono 77.589. Di queste, 19.204 appartengono al comparto artigiano, che registra una flessione del 5,8% rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Le maggiori difficoltà interessano commercio, manifattura e agricoltura. In controtendenza crescono invece i servizi innovativi, quelli tradizionali e le attività rivolte alla persona.
Export e credito mostrano segnali di rallentamento
Anche il commercio con l’estero evidenzia un andamento negativo. Nel 2025 le esportazioni umbre sono diminuite dell’1%, mentre a livello nazionale si è registrato un incremento del 3%.
A pesare sono soprattutto le difficoltà della metallurgia e del comparto dei macchinari, entrambi in calo dell’8%. Risultano invece più dinamici i settori del made in Italy, con performance positive per carta e stampa (+16%) e sistema moda (+9%).
Criticità emergono anche sul fronte del credito. Nel 2025 i finanziamenti alle imprese sono diminuiti del 3,3%, mentre per le piccole aziende la contrazione ha raggiunto il 6,9%. Rispetto al 2019, le piccole imprese hanno perso oltre il 30% dei finanziamenti disponibili e oggi ricevono una quota limitata dei prestiti produttivi erogati nella regione.
Occupazione e turismo sostengono la crescita
I dati più incoraggianti arrivano dal mercato del lavoro. Negli ultimi sei anni l’Umbria ha guadagnato circa 19.500 occupati, con una crescita del 5,4%, superiore al 4,4% registrato a livello nazionale.
A trainare l’occupazione sono soprattutto le costruzioni, in aumento del 28%, e l’industria, cresciuta del 14%. Per il 2026, tuttavia, le previsioni indicano una sostanziale stabilità.
Segnali positivi provengono anche dal turismo. La componente internazionale continua a rafforzarsi e le presenze straniere risultano superiori di oltre il 50% rispetto ai livelli precedenti alla pandemia.
L’appello di Cna Umbria
Pur riconoscendo il contributo del turismo, scrive Nucci su Il Messaggero, Cna Umbria ritiene che da solo non possa sostenere la crescita economica regionale. L’associazione chiede quindi interventi strutturali e programmi di lungo periodo capaci di rilanciare manifattura e costruzioni.
Tra le priorità indicate figurano l’internazionalizzazione delle imprese, l’innovazione, la riduzione del costo dell’energia e il miglioramento delle infrastrutture. Secondo Carloni, le aziende umbre sostengono costi energetici sensibilmente più elevati rispetto ai concorrenti europei, un fattore che incide direttamente sulla competitività del sistema produttivo regionale.
Per Cna, senza una strategia di sviluppo stabile e orientata ai settori di eccellenza del made in Italy, l’Umbria rischia di vedere rallentare ulteriormente la propria crescita economica nei prossimi anni.

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