Abbassare i Toni Senza Demonizzare la Cultura dell’Accoglienza Migranti

Occorre “Molulare” il Numero per Creare una Ospitalità Diffusa e Assicurando la Dignità.

Abbassare i Toni Senza Demonizzare la Cultura dell’Accoglienza Migranti

da Claudio Ricci
Ridurre i conflitti, evitare i muri e creare ponti.
Non può far parte della nostra cultura il “demonizzare” l’accoglienza dei migranti. Condivido la posizione “di buon senso” della CEI Conferenza Episcopale Italiana: modulare il numero per accogliere solo quelli che possiamo ospitare con dignità. Ovviamente “nessun indulgenza” per coloro che non rispettano le nostre leggi, la nostra identità e le tradizioni.

Il tema geopolitico è complesso, il fenomeno destinato a durare a lungo (quasi a diventare strutturale: basta pensare ai 54 “complessi” Stati della Confederazione africana e la “spinta”, neo colonialista, della Cina in quel continente). Molta attenzione, anche operativa quasi miliare, dev’essere attivata nei confini per evitare flussi incontrollati.

A livello locale comunale occorre evitare l’improvvisazione e, con un piano, definire il numero massimo di ospiti accoglibili nel giusto equilibrio con la realtà socio culturale (e tale numero deve essere di riferimento per le prefetture in modo da organizzare una accoglienza “diffusa”).

L’Europa dovrebbe essere più incisiva sul tema delle migrazioni ma, questa, è una considerazione ovvia.
Come scontata è la necessità di utilizzare, di più, i migranti nei servizi pubblici e nelle attività ricordarsi che gli italiani, nati qui, devono avere sempre la “giusta priorità” (sui temi quali casa, lavoro e sicurezza).
Claudio Ricci
(Consigliere Regionale).

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