Progetto Perugia sul potenziamento delle strutture sanitarie e socio-assistenziali

 
Chiama o scrivi in redazione


Progetto Perugia sul potenziamento delle strutture sanitarie e socio-assistenziali

Nei recenti confronti sul tema della maternità responsabile, avuti nelle Commissioni tra i Consiglieri ed alcuni ospiti, esperti in ambito sanitario, è emerso come uno dei problemi centrali che sovente condizionano le scelte della donna in merito alla IVG sia costituito dal disagio sociale ed economico del contesto al quale appartengono, sia personale che familiare, e che a fronte di queste condizioni il sostegno offerto dalle strutture socio sanitarie non risulta essere adeguato. Tra l’altro, l’emergenza sanitaria dovuta alla recente pandemia ha messo in luce con grande evidenza l’errore strategico del nostro paese, di non avere investito a sufficienza nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali, ed in particolare per una loro adeguata distribuzione nei territori.

La Legge 194/78 ha proprio come impostazione di fondo la visione dell’interruzione di gravidanza come extrema ratio dopo aver esperito tutti i tentativi per scongiurare tale evento, comunque traumatico per la donna, affidando ai Consultori familiari il compito di fornire un importante servizio di assistenza alla famiglia ed alla maternità, che si esplica in una molteplicità di servizi, per contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”, “specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante” di esaminare ”le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto” (art. 5).

Tali strutture nell’area del “perugino” sono sei, dei quali cinque nel Comune di Perugia, risultando quindi insufficienti a fornire un servizio sanitario e di socio-assistenza adeguato alle reali esigenze del territorio.

La Legge Regionale 9 aprile 2015 n. 11 tra l’altro ha previsto che “il Comune partecipa alla realizzazione degli obiettivi del servizio sanitario regionale concorrendo alla programmazione sanitaria regionale” e il Piano sanitario regionale precisa che “il Distretto è l’articolazione territoriale ed organizzativa della unità sanitaria locale per lo svolgimento delle attività finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione, alle cure e alla riabilitazione tramite la gestione integrata delle risorse della unità sanitaria locale e degli enti locali” e che tra le varie funzioni assicura “l’attività ed i servizi per la tutela della salute dell’infanzia, della donna e della famiglia, comprensivi dei servizi consultoriali, delle attività socio-sanitarie e socio-assistenziali, delle attività ed i servizi rivolti a disabili ed anziani”.

Per questo riteniamo che il Comune debba farsi parte attiva affinché la Regione dell’Umbria investa maggiori risorse negli strumenti di pianificazione e programmazione sanitaria regionale, per il potenziamento dei distretti e dei consultori, al fine di fornire un servizio efficiente a tutela della salute dei cittadini, con particolare riguardo al sostegno dell’infanzia, della donna, della famiglia, delle persone disabili e degli anziani. È proprio del livello di competenza comunale promuovere l’attività dei consultori, aumentarne le risorse sul territorio, per sostenere le donne nel loro percorso di scelta e le famiglie in tutte le loro componenti. L’obiettivo del consultorio, infatti, è di offrire un sostegno integrato alla donna, alle coppie e alla famiglia attraverso la definizione di percorsi assistenziali alla gravidanza, alla maternità e paternità consapevole e alla definizione di programmi coordinati di educazione alla sessualità e alla procreazione responsabile. Abbiamo presentato un ordine del giorno in tal senso, perché riteniamo che occorra andare a monte della questione aborto e investire sul sostegno alle donne, per creare le condizioni per una piena e consapevole libertà di scelta della donna, oltre che mettere in atto misure per incentivare e promuovere la natalità, visto il drammatico crollo sia a livello nazionale che regionale. In quest’ottica, investire sui consultori significa sostenere la donna e la coppia nel maturare la consapevolezza che ogni vita merita comunque di essere difesa. Agire in tal senso significa aiutare e tutelare la famiglia. Siamo più che convinti che ce ne sia tanto bisogno.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*