Treofan Terni, le richieste dell’UGL Chimici durante il confronto con Mise e Jindal

 
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Treofan Terni, le richieste dell’UGL Chimici durante il confronto con Mise e Jindal

“Abbiamo preteso chiarezza sull’impiego futuro dei macchinari dello stabilimento di Battipaglia e chiesto che gli stessi, al momento, restino dove sono e non subiscano trasferimenti. Altra questione che abbiamo portato all’attenzione è quella della produzione di Terni dove alcune commesse sono state delocalizzate”.

È quanto sottolineato dall’UGL Chimici durante il confronto tra il Ministero dello Sviluppo Economico rappresentato dal vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial, le organizzazioni sindacali, la Regione Umbria, il Sindaco di Terni e i vertici della proprietà Jindal-Treofan, Kaufmann e Goenka, convocato per cercare di capire le reali intenzioni della società riguardo il sito umbro.

Nella sua premessa, il rappresentante del Mise, ha posto le condizioni relative ai macchinari e alla produzione chiedendo chiarimenti in merito ai vertici della Treofan: “I quali – spiegano l’esponente della Segreteria Nazionale Enzo Valente ed il Segretario Provinciale UGL Chimici Terni Diego Mattioli – hanno presentato un piano industriale velleitario e disordinato, con numeri gettati lì a caso, lontani dalla realtà. Hanno annunciato che da Battipaglia arriveranno a Terni due silos e che lo stabilimento umbro ha perso nel tempo importanti clienti. Su quest’ultimo aspetto abbiamo ribadito come la colpa dell’erosione di commesse ricada esclusivamente sulla loro strategia industriale dell’ultimo anno”.

Al termine del lungo ed acceso confronto è stato annunciato un tavolo tecnico a Terni entro la prossima settimana e nuovo confronto istituzionale al Mise entro la metà di luglio. Saranno due tappe importanti della vicenda che l’Ugl Chimici auspica si possa chiudere in maniera positiva per il territorio ternano e per i lavoratori dello stabilimento: “In caso contrario – spigano i due sindacalisti – siamo pronti a tornare a mobilitarci per far valere i diritti delle maestranze e delle loro famiglie. Chiediamo al Mise di mediare con maggiore determinazione ed impedire che Jindal possa delocalizzare la produzione all’estero impoverendo il tessuto industriale italiano”.

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