La lotta di ministero, Aifa e virostar alle cure che avrebbero salvato vite
di Maddalena Loy (La Verità del 28 agosto 2022)
«La storia di paracetamolo e vigile attesa l’hanno inventata i novax». Vero? No, la solita bufala dei turisti dell’informazione e che infestano social e media, in spregio ai tanti decessi che forse avrebbero potuto essere evitati se i cittadini non fossero stati lasciati a casa senza protocolli ufficiali per ben nove mesi.
La gestione della prima e della seconda ondata pandemica da parte del ministero della Salute guidato da Roberto Speranza è stata gravemente inadeguata. I primi nove mesi passano senza alcuna indicazione terapeutica ufficiale. Una delle prime circolari (la 5443 del 22 febbraio 2020) parla di trattamento di casi sospetti senza menzionare farmaci: si va direttamente da casa in ospedale. I medici di medicina generale consigliano ai pazienti a casa paracetamolo (Tachipirina) per abbassare la febbre e controllo della saturazione (nella «attesa» di andare in ospedale quando la situazione peggiora).
Risultato
«Circa il 50% dei pazienti Covid positivi necessita (sic) di ricovero ospedaliero», ammette il ministero nella circolare 7865 del 25 marzo 2020. Perché le istituzioni e i medici non somministrano i farmaci di base usati da sempre nella cura delle patologie respiratorie? Per il famoso «principio di precauzione», che porta il ministero a non pronunciarsi su alcun tipo di trattamento fino a seconda ondata conclusa. La strategia è quella dello scarico di responsabilità, i medici raramente visitano i malati a casa, il Paese è nel caos e i cittadini si rivolgono a medici volontari per le cure domiciliari. Nel marzo 2020, l’ibuprofene e i farmaci antinfiammatori non steroidi (Fans) sono scoraggiati dopo l’allerta della farmacologa francese Joelle Micallef, che sostiene che aumentino il rischio di gravi complicanze batteriche.
Il ministro della Salute francese, Olivier Veran , su twitter invita i cittadini a non assumere questi farmaci. Nel rispetto del principio di precauzione, le autorità sanitarie italiane si allineano all’avvertimento, immediatamente raccolto dai media.
«Non prendete antinfiammatori per proteggervi», titola La Repubblica il 16 marzo, citando Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale: «Gli antinfiammatori sono totalmente inefficaci nella cura del Covid 19 e potenzialmente pericolosi, ne va impedito l’uso», ammonisce.
Il 18 marzo, l’Aifa, evocando un’analoga nota di Ema, pubblica una prudentissima comunicazione sui Fans in cui, pur chiarendo che «non ci sono prove scientifiche che stabiliscano un legame tra ibuprofene e peggioramento del Covid-19», indica che i pazienti possono «prendere in considerazione tutte le opzioni di trattamento disponibili, tra cui paracetamolo e Fans», ma questi dovrebbero essere utilizzati «alla dose minima efficace per il periodo più breve possibile» tenendo presente che «le linee guida nazionali di trattamento dell’Ue raccomandano il paracetamolo come prima opzione».
Traduzione: non vietiamo i Fans ma, per sicurezza, si usi il paracetamolo. Lo stesso giorno la Simg pubblica le Linee guida: «In attesa di studi clinici mirati è consigliato l’uso di paracetamolo come prima scelta». Il ministero non interviene, fatta eccezione per una sibillina nota del 30 marzo in cui rimanda alla nota Ema e ai medici di base, lasciati sempre senza protocolli ufficiali.
A fine aprile, il presidente della Società Italiana di Farmacologia Giorgio Racagni sposa la posizione francese e sconsiglia l’uso di antinfiammatori, firmando lo studio Capuano et al. Dal ministero, ancora silenzio. Di indicazioni sulle cure domiciliari non c’è traccia. Al punto che il 23 marzo, in una lettera inviata ad Aifa, Iss e Consiglio superiore di sanità, il presi-dente FnomCeo Filippo Anelli sollecita «con urgenza» che le istituzioni «predispongano in tempi rapidissimi linee guida specifiche o comunque approvino o validino quelle esistenti».
Ma le linee guida non arrivano.
E, alla luce delle ultime (e uniche) informazioni istituzionali, i medici di base continuano a curare a casa con paracetamolo e vigile attesa. Il 19 aprile del 2020 una comunicazione dell’Oms scagiona gli antinfiammatori: «Non ci sono prove di eventi avversi gravi a seguito dell’uso di Fans». Ma in Italia tutto tace, e si continua a colpi di Tachipirina. Passano i mesi, aumentano i decessi: nei nove mesi che intercorrono tra l’inizio della pandemia e l’arrivo del primo protocollo, si passa dai 34 morti del 1 marzo alle 55.576 vittime registrate il 30 novembre.
Media e istituzioni italiane ancora tacciono, al punto che gli scienziati cominciano a muoversi in ordine sparso: a novembre 2020, il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, annuncia di aver effettuato una sperimentazione su pazienti positivi e con sintomi, curati e guariti senza andare in ospedale: «La reazione infiammatoria, se colta precocemente è trattabile a domicilio». Si suggerisce l’uso di acido acetilsalicilico (Aspirina) o nimesulide (Aulin), farmaci che vantano proprietà antinfiammatorie «che mancano al paracetamolo».
Se dovesse esserci un peggioramento, la cura consigliata è di passare a cortisone ed eparina (Remuzzi riproporrà i suoi studi sulle cure domiciliari anche a fine 2021, fino alla pubblicazione su Lancet di qualche giorno fa, premurandosi sempre di precisare che «le cure non sostituiscono i vaccini»).
Il 13 novembre 2020, Matteo Bassetti, infettivologo al San Martino di Genova nominato coordinatore Agenas per i ricoveri Covid, pubblica le anticipazioni di quella che potrebbe diventare una circolare ministeriale, che prevede antinfiammatori o aspirina per i casi con sintomi moderati e cortisone dopo 5-7 giorni da insorgenza sintomi (sul cortisone ci sarà da aprire un capitolo a parte). Ma il ministero fa piazza pulita di tutti i protocolli che nel frattempo si moltiplicano: Bassetti viene sconfessato da Agenas («Non abbiamo il mandato per definire cure domiciliari» dichiara il direttore Domenico Mantoan), e del protocollo Remuzzi nessuno parla, a cominciare dal prudente autore. Alla fine, il ministero pubblica alcune indicazioni di gestione clinica, sintetizzate nella famosa circolare del 30 novembre 2020.
[su_panel background=”#fdfafa” color=”#000000″ border=”2px solid #e82020″ shadow=”6px 6px 6px #eeeeee” radius=”8″ text_align=”center”]I «Principi di gestione della terapia farmacologica» indicano, con chiarezza, il trattamento con paracetamolo e vigile attesa. A pagina 14 (su 18) sono evocati i Fans (una sola volta in tutto il documento, en passant), ma ormai è tardi: i medici continuano ad applicare alla lettera le indicazioni di paracetamolo e vigile attesa, che saranno poi riconfermate da Speranza nell’aggiornamento del 26 aprile 2021. Con l’arrivo dei vaccini, la lotta alle cure domiciliari s’intensifica, forse perché, come sostengono alcuni giuristi, in presenza di cure l’autorizzazione ai vaccini concessa in emergenza potrebbe venir meno: alcuni medici vengono minacciati di radiazione, il ministero ricorre al Tar che aveva annullato la circolare ministeriale del 26 aprile 2021, ritenendo che i medici dovessero essere lasciati liberi di prescrivere la terapia secondo il principio di «scienza e coscienza».[/su_panel]Il vate dell’informazione istituzionale, Roberto Burioni, dichiara senza pudore, il 9 giugno 2021 che «non esiste farmaco efficace nella cura domiciliare» e, ancora a settembre 2021, qualifica come «irresponsabile» chi dice che le cure domiciliari esistono.
Il paracetamolo è nel frattempo sotto accusa: numerose evidenze scientifiche mostrano che maschera i sintomi (abbassando la febbre) e può ridurre le scorte di glutatione, sostanza naturale efficace nella lotta contro il virus.
Poco importa: ancora oggi, nelle linee guida del ministero della Salute, il paracetamolo campeggia come cura anti-Covid.

E’ noto da tempo, grazie anche al quotidiano “La Verità” che Speranza è stato un delirio per molti italiani i quali sono in trepida attesa che dal 26 settembre non si aggiri più negli uffici del Ministero della salute insieme a certi collaboratori e non compaia più in TV come certe “virostar”.
Non solo, ma al sud dove si è candidato con il partito di Bibbiano, lo devono cacciare a calci in culo dai seggi elettorali!!!