Progetto Fontivegge e sicurezza, la mappa delle vie da controllare sempre

Andrea Fais ha "qualche cosa" da dire sul comunicato del Partito democratico

Progetto Fontivegge la mappa delle vie da controllare sempre

Progetto Fontivegge e sicurezza, la mappa delle vie da controllare sempre

di Andrea Fais

Prendere a pretesto le critiche (costruttive e puntuali) di Progetto Fontivegge alla Giunta Romizi sulle politiche (ancora) sterili nel quartiere per fare campagna elettorale in vista delle Regionali di Ottobre? Potrebbe essere questo il senso della presa di posizione diramata oggi dal PD, un partito da sempre egemone in Umbria ed in città, sino al 2014, quando quindici anni di giunte Locchi e Boccali avevano portato l’intera area urbana di Fontivegge ad un livello di invivibilità senza precedenti, distruggendo quello che era stato per gran parte del secolo scorso un quartiere produttivo, in epoca industriale, e residenziale, in epoca postindustriale.

A partire dalla fine degli anni Novanta, Fontivegge è letteralmente diventato il classico “quartiere-cesso” ferroviario della città, paragonabile – con le dovute proporzioni – al Castro Pretorio di Roma o a Rogoredo di Milano.

Senza toccare i passaggi riguardanti le polemiche fra partiti, che non ci interessano in questa sede, il PD perugino scrive – con evidente spirito polemico nei confronti del nostro comitato – che “rendere la zona off-limit per i rifugiati, inoltre, non servirebbe a nulla” perché “a Fontivegge non ci sono progetti Sprar […] e vi abitano pochissimi rifugiati ospiti in case affittati dai Cas (Centri Accoglienza Straordinaria)“.



Dei “pochissimi rifugiati” che abiterebbero nel quartiere, ironia della sorte, solo lo scorso anno ne sono stati arrestati diversi per aver nuovamente trasformato il martoriato Parco della Verbanella nell’ennesimo teatro di spaccio.

Chiaramente, la nostra richiesta, anticipata nei giorni scorsi, prevedeva e prevede l’idea di dichiarare Fontivegge ‘area no-sprar’ per il futuro, cioè per gli eventuali arrivi che – complice anche l’incerta situazione politica a livello nazionale – si faranno verosimilmente sempre più pressanti nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda chi già risiede qui, anzitutto – e avremmo svelato quest’altra richiesta a giorni – è opportuno controllare tutti gli appartamenti affittati e i rispettivi contratti di locazione nelle zone ‘calde’, a partire dallo steccone di Piazza del Baccio per arrivare a Via del Macello (area già da tempo “off-limit”, ma per i residenti!), Via Mario Angeloni, Via Breve, Via Oddi Sforza, Via Canali, Via San Prospero, Via Campo di Marte, Via Calatafimi, Via Sicilia, Via Mentana, Via Quarto dei Mille, Via Palermo, Via della Pallotta, Via del Lavoro, Via della Ferrovia, Via Settevalli, Via Cortonese e tutte le zone che ogni sera pullulano di persone ben poco raccomandabili.

Scrive ancora il PD nella sua nota che “la Stazione è un luogo di ritrovo interregionale, e non è cambiando casa a una decina di richiedenti asilo che si risolve il problema della sicurezza“.

Soprassedendo sulla “decina” (numero del tutto immaginario), Fontivegge non è frequentata né da aretini né da fiorentini né da folignati né tanto meno da tifernati o umbertidesi.

Terrore di essere aggrediti o derubati

Anche perché se in Altotevere dovessero affidarsi ad un treno per venire a Perugia farebbero prima a rispolverare la bicicletta dalla soffitta. Quei pochi utenti (studenti umbri non perugini o dipendenti della Regione residenti lungo la Valle umbra) che utilizzano il treno, lo fanno con il terrore di essere aggrediti o derubati, specie in orario serale.

C’è un clima di insicurezza REALE, che nulla c’entra con le “proposte populiste che soffiano sul fuoco del razzismo e della xenofobia”. Proposte che – giuste o sbagliate, non sta a noi dirlo in questa circostanza – vengono DOPO la comparsa dei problemi, non prima. Prosegue il PD perugino, poi, burlandosi evidentemente di noi residenti, e del sottoscritto in particolare: “I rifugiati comunque sono liberi di spostarsi dove vogliono, o vogliamo mettere un check point a Madonna Alta o costruire un bel muro in fondo a Via della Pallotta?“.

Non pretendiamo certo che Romizi, o chi per lui, faccia come Bill Clinton, che ampliò, rafforzò e riempì di agenti di polizia la barriera costruita al confine con il Messico per respingere gli immigrati centramericani. Chiediamo soltanto che la legge sia rispettata, ovvero che non tutti, a prescindere, siano “liberi di spostarsi dove vogliono“.

Non deve essere libero chi spaccia

Non deve essere libero chi spaccia, chi danneggia o scassina automobili, chi rapina gli appartamenti, chi girovaga ubriaco nel quartiere, chi compie elemosina molesta, chi urina (o peggio) nel sottopasso ferroviario o sotto i portici dei palazzi del quartiere.

Negare che l’immigrazione incontrollata degli ultimi anni abbia aggravato la situazione, già critica, di Fontivegge significa nuovamente nascondere la testa sotto la sabbia di un’ideologia cieca, che nulla ha più a che vedere con le classi lavoratrici e le ragioni dei più deboli, ma anzi deride ed umilia chi non può permettersi abitazioni in quartieri altolocati ed è costretto a restare in aree critiche per non perdere i risparmi di una vita svedendo l’abitazione faticosamente costruita o acquistata anni prima.

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