Ospedale di Foligno, M5S: “Caos e disorganizzazione peggiore del 2020”

nota nota del m5s "In due anni messi peggio di prima"

Ospedale di Foligno M5S caos e disorganizzazione peggiore del 2020

Ospedale di Foligno, M5S: “Caos e disorganizzazione peggiore del 2020”

Pazienti da trasferire e non si sa dove vista la necessità di riattivare i reparti Covid. Intanto il tracciamento è affidato ai volontari in piena ondata pandemica.
Succede a Foligno, ennesimo capitolo della drammatica gestione dell’emergenza sanitaria da parte della giunta regionale. Al terzo piano dell’ospedale di Foligno la riapertura del reparto dedicato al Covid ha portato alla diminuzione dei posti letto in Medicina Interna, meno posti meno servizi. Si affronta la quinta ondata come se fosse la prima, senza organizzazione, senza un piano che modifichi ciò che era sbagliato.


Fonte: Thomas De Luca | MoVimento 5 Stelle | Consiglio Regionale dell’Umbria
Rosangela Marotta, David Fantauzzi | MoVimento 5 Stelle | Consiglio comunale Foligno


Il personale ha seria difficoltà perché non ci sono posti letto e quindi i pazienti restano in rianimazione, con i costi che possiamo immaginare. Che senso ha adibire interi reparti all’emergenza Covid se poi non vengono garantiti i servizi essenziali? Di fronte alla mancanza di posti letto e di personale, la giunta regionale grida al trionfalismo sulla pelle dei volontari che adesso vengono reclutati per il tracciamento e l’effettuazione dei tamponi. Ecco come questa giunta si vanta di un risparmio che è solamente teorico. Dopo aver dimezzato gli operatori che si occupavano del tracciamento, scaricano tutto sui volontari che mettono a disposizione il loro tempo dopo essere già stati buttati in prima linea durante la prima e la seconda ondata della pandemia. Parliamo di persone che mostrano un lodevole senso di sacrificio e disponibilità, ma che fatalmente devono seguire dei corsi di formazione per capire bene cosa fare. Ecco come la giunta regionale affronta la quinta ondata: mandando allo sbaraglio persone che per la maggior parte non sono sanitari e che devono affrontare un servizio decisamente delicato. Dopo due anni siamo da capo, gli operatori vengono spostati come pedine di reparto in reparto, ma la coperta è corta e non può essere il senso di responsabilità di alcuni volontari a giustificare l’improvvisata gestione della Regione.

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