Scuole, contributo della Provincia di Perugia per gli anni dal 2022 al 2025

 
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Scuole, contributo della Provincia di Perugia per gli anni dal 2022 al 2025

Decremento della popolazione scolastica, esigenza di salvaguardare le aree interne e montane, razionalizzazione dell’offerta formativa sono alla base del contributo che, in un’ottica di sinergia e collaborazione, la Provincia di Perugia avanzerà alla Regione in base agli aggiornamenti delle Linee Guida regionali per la programmazione della Rete scolastica e dell’Offerta formativa per gli anni scolastici 2022/2023 – 2023/2024 – 2024/2025. La popolazione scolastica umbra, relativamente al primo ciclo (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado), dall’anno scolastico 2016-’17 al prossimo 2021-’22 è scesa da 61.535 iscritti a 56.085. Emerge quindi un calo dell’8,8% che inevitabilmente si rifletterà negativamente nelle scuole secondarie di secondo grado con una consistente riduzione degli iscritti tra due anni.

Sono i primi dati che emergono dal dettagliato studio – promosso dal Consigliere delegato Federico Masciolini e approvato con atto del Presidente Luciano Bacchetta – e realizzato dalla dottoressa Lorena Pesaresi, del servizio edilizia scolastica e programmazione rete scolastica-offerta formativa della Provincia di Perugia.

I rischi

Persistono, ed in alcuni casi si aggravano, le criticità in riferimento ad alcune Direzioni scolastiche che già da anni sono in regime di prorogatio. Il fenomeno – viene sottolineato nella relazione – dipende dagli indici di denatalità, comunque in linea con il trend nazionale, dall’invecchiamento della popolazione rappresentata in Umbria nel 2019 dal 12,2% nella fascia di età 0-14 anni, dal 61,8% nella fascia di età 20-64 anni, dal 26% nella fascia di età 70-84 e oltre (Dati AUR-Regione Umbria), nonché dal depauperamento del territorio umbro riferito in particolare al fenomeno dello spopolamento, specie nelle aree interne maggiormente colpite dalla crisi e alla conseguente migrazione di interi nuclei familiari che lasciano l’Umbria come ad esempio dalle fasce territoriali dei comuni della fascia appenninica, per effetto della riduzione dell’occupazione sia nel settore pubblico che nel privato e della crisi della piccola media impresa. La riorganizzazione della rete scolastica passa attraverso la “riforma del sistema del dimensionamento scolastico italiano”, avviato nel 2019 dalla Conferenza Stato-Regioni-Province autonome di Trento e Bolzano e ancora in itinere. La riforma ha come obiettivo l’ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche e demanda alle Regioni, in base a peculiarità ed esigenze specifiche del territorio, la facoltà di deroga anche dei parametri minimi.

Misure strategiche

Occorre quindi una strategia che metta al centro scuola-lavoro-inclusione sociale-peculiarità del territorio rafforzando le politiche e le scelte nel settore “scuola” concentrando maggiori risorse finanziarie e umane nelle aree interne per arginare il fenomeno dello spopolamento e incentivare lo sviluppo economico. Fondamentale sarà la programmazione annuale dell’offerta formativa che dovrà essere maggiormente coerente con le reali esigenze del mercato del lavoro e più aderente ai programmi-strumenti regionali della “Strategia nazionale Aree interne” per poter contribuire a creare nuove opportunità di rilancio economico e occupazionale in opposizione al rischio crescente di spopolamento-depauperamento-dispersione scolastica.

“L’Umbria con l’80% del territorio composto da piccoli comuni, – dichiara il consigliere Masciolini – è in realtà quasi interamente ‘Area interna’ e la scuola deve costituire un presidio educativo di eccellenza per supportare le politiche di sviluppo e il radicamento della popolazione, specie nelle aree montane e più isolate dove oggi le scuole primarie rappresentano dei presidi fondamentali. Per pianificare una seria programmazione occorre mettere in campo un lavoro sinergico che si avvalga delle competenze di Enti ed Istituzioni quali AUR (Agenzia Umbria Ricerche), ARPAL Umbria ed i Centri studi delle Associazioni di Categoria e Sindacali al fine di addivenire ad un serio, approfondito e scientifico sistema di analisi del fabbisogno professionale e formativo della nostra Regione in grado di orientare le scelte delle Istituzioni scolastiche nella definizione dell’offerta formativa territoriale.

Su questo fronte la Provincia di Perugia si rende disponibile sin da ora a collaborare concretamente Regione, Ufficio scolastico regionale, Provincia di Terni, ANCI Umbria e tutti i soggetti coinvolti nel sistema di formazione del Piano dell’offerta formativa regionale con lo stesso e spirito e determinazione che nel 2018 portò, su nostra proposta, all’istituzione di un’apposita Cabina di regia regionale”.

Superare gli ambiti funzionali

Tra le proposte strategiche ai fini della programmazione scolastica c’è quella di superare il concetto di Ambiti funzionali territoriali (attualmente 9 nella Provincia di Perugia e tre in quella di Terni), alla luce delle mutate condizioni demografiche e strutturali, determinate anche dalla pandemia, eliminando le criticità legate alla frammentazione/ridondanza degli indirizzi formativi delle scuole secondarie di secondo grado partendo da un’analisi comparativa degli effetti prodotti nel mercato del lavoro dai differenti indirizzi formativi attivi per decidere quali indirizzi siano realmente da potenziare e/o da depotenziare/riorganizzare (specie quelli che per lo più mostrano sofferenza continua di iscrizioni) in base al fabbisogno del mercato locale e nazionale.

Umbria penalizzata

Si guarda a una nuova visione dell’Umbria nell’ottica delle Città, dei territori e delle esigenze sociali che cambiano. L’Umbria è una regione piccola, ma è ricca di opportunità da cogliere per costruire nuovi equilibri imposti dalla situazione di crisi attuale senza sottovalutare che da oltre dieci anni l’Umbria è penalizzata in termini di presenza di funzioni/direzioni strategiche in loco, vedi ad esempio Poste italiane Umbria sotto il Compartimento di Firenze.

Non meno importante è l’incidenza delle multinazionali attive in altre regioni limitrofe, molto meno insediate in Umbria, in quanto dotate magari di maggiori infrastrutture su ferro e di logistica sul territorio che assorbono indirettamente forza lavoro proveniente dall’Umbria.

D’altro canto si è assistito negli ultimi anni ad un processo di unificazione/accorpamento dei servizi alla persona, come ad esempio la riforma del sistema socio-sanitario con l’istituzione di sole due USL, una nella provincia di Perugia e una in quella di Terni, così come, in campo ambientale, la riforma delle ex Comunità montane con l’istituzione dell’AFOR, Agenzia forestale regionale.

Sempre in un’ottica di riorganizzazione del sistema scolastico correlato alle trasformazioni del territorio, si può altresì osservare come un mutato assetto della viabilità regionale e nazionale, negli ultimi 10-15 anni, abbia prodotto effetti positivi nei collegamenti rapidi tra grandi assi viari (vedi la Perugia-Ancona, la Foligno-Civitanova, l’allargamento della Flaminia-SS3 nel tratto Foligno-Spoleto, la dorsale Spoleto-Valnerina con la galleria Forca di Cerro), a differenza del ferro che per l’alta velocità sconta ancora oggi l’assenza di infrastrutture ferroviarie strategiche che sono il perno del futuro per un’economia sostenibile e la mobilità tra regioni.

Questi sono solo alcuni degli aspetti da porre all’attenzione dei decisori pubblici che possono contribuire a riorganizzare il sistema scolastico in relazione al mutato contesto socio-economico-amministrativo umbro, ridisegnando gli attuali Ambiti Funzionali Territoriali (Regione Umbria) con una più realistica attenzione alle aree interne e di crisi complessa e con una diversa articolazione degli stessi per renderli più aderenti al territorio di Area vasta e più coerenti con la riforma del sistema organizzativo della scuola con i suoi attuali cinque Ambiti Territoriali Scolastici(MIUR).

Ridurre le frammentazioni

Si tratta di un quadro, quello rappresentato che potrebbe costituire la base di una riorganizzazione dei criteri per una più qualificata programmazione dell’offerta formativa sul territorio regionale superando le frammentazioni e quell’eccesso di cultura dei “campanili” che non consente spesso di guardare avanti e che alimenta frizioni e rivendicazioni infruttifere tra Sindaci di Comuni anche dello stesso ambito funzionale, specie negli ambiti territoriali che di più mostrano evidenti segni di crisi, di spopolamento e del conseguente ridimensionamento funzionale.

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