Manovra, sanità e fondi Ue: la Regione rilancia la rotta

Manovra, sanità e fondi Ue: la Regione rilancia la rotta

Bilancio di un anno tra riforme, ZES, ricostruzione e IRPEF

La presidente della Regione traccia il bilancio del primo anno di legislatura rivendicando una netta inversione di tendenza rispetto a un ente che definisce «fermo» e persino in «retromarcia», fotografato da indicatori economici e demografici stagnanti. A suo dire, la risposta è arrivata con una stagione di riforme che parte dalla sanità e si estende al commercio, alla definizione delle aree idonee per gli investimenti e all’utilizzo dei fondi europei.​

Al centro del racconto c’è la pianificazione sociosanitaria: la Giunta ha portato quasi a compimento il nuovo piano, che dopo una fase di ampia partecipazione dovrebbe approdare all’approvazione nei primi mesi del prossimo anno. Parallelamente sono state ridisegnate reti e servizi, con l’obiettivo di rendere coerenti programmazione ospedaliera, territoriale e sociosanitaria, senza bloccare l’operatività quotidiana del sistema.​

La presidente insiste sul fatto che la sanità «non si è fermata», anzi, sarebbe stata «rimessa in moto» sia sul piano strategico sia su quello organizzativo. Per la prima volta dopo anni, sottolinea, sono ripartiti i concorsi e le assunzioni nelle aziende sanitarie, con l’immissione di nuove risorse umane resa possibile proprio dalla manovra regionale che ha liberato margini di bilancio.​

La narrazione del cambiamento non riguarda solo la sanità. La Giunta rivendica di aver avviato una riforma organica in più settori, dalla nuova legge sul commercio agli interventi sulle aree idonee per lo sviluppo produttivo, fino alla programmazione delle politiche sociali. Secondo l’esecutivo, l’assenza di queste riforme negli anni precedenti avrebbe contribuito a rallentare la crescita e ad accentuare la percezione di una Regione ferma.​

Elemento chiave del bilancio è lo sblocco di circa 300 milioni di euro di risorse comunitarie, rimaste congelate per la mancanza del necessario cofinanziamento regionale. Per attivarle, la Giunta ha varato una manovra che garantisce un cofinanziamento del 18 per cento, definito indispensabile per non perdere fondi destinati a sociale, diritti, ricerca e impresa innovativa.​

La presidente non nasconde il rammarico per aver trovato all’insediamento molti programmi europei fermi, pur essendo fondamentali per inclusione sociale, diritto allo studio e sostegno all’innovazione. Sottolinea però che la macchina è stata riavviata e che l’impatto di questi investimenti, sommati alla ZES e agli interventi sulla ricostruzione, potrà dare un «impulso enorme» al tessuto produttivo regionale.​

Sul fronte delle politiche sociali, l’esecutivo rivendica una «trasformazione» dell’impianto dei sostegni, puntando a superare la logica puramente assistenziale dei bonus per orientarsi verso servizi strutturati. In questo quadro viene annunciato un piano d’azione che raddoppia le risorse destinate ai diritti delle persone con disabilità e rafforza gli interventi per famiglie e occupazione, anche attraverso investimenti in infrastrutture e digitale.​

La presidente individua come punto di orgoglio politico la capacità di tenere insieme una maggioranza definita «coesa» e «squadra», che avrebbe affrontato una situazione giudicata più grave del previsto «a testa bassa», concentrandosi su programmazione e ripartenza. La delusione maggiore, invece, riguarda la profondità delle criticità emerse solo dopo l’ingresso nelle stanze della Regione, a partire proprio dal blocco dei fondi Ue.​

Un passaggio rilevante è quello sui rapporti con il governo centrale, descritti come improntati a una «leale collaborazione istituzionale». La presidente cita come esempi l’istituzione della ZES regionale, i finanziamenti ottenuti per il Giubileo – che la precedente amministrazione non avrebbe neppure richiesto – e l’accordo sulle acciaierie di Terni, che mobilita oltre un miliardo di euro con il coinvolgimento dei ministeri dell’Ambiente e dell’Industria.​

Al centro del dibattito pubblico resta però la manovra fiscale regionale, che ha introdotto un aumento dell’addizionale IRPEF per alcune fasce di reddito con decorrenza dal 2025. Il provvedimento, secondo la Giunta, era l’unico modo per evitare un disavanzo «conclamato» nella sanità, scongiurare commissariamenti e garantire il cofinanziamento dei programmi comunitari, oltre a mettere in sicurezza l’ente dopo le criticità emerse anche nel caso ARPA.​

La presidente ribadisce che gli effetti della manovra saranno valutati su un orizzonte triennale, come avviene per i bilanci, sulla base di indicatori economici e sociali oggettivi, compresi quelli del BES. Se i dati mostreranno un miglioramento strutturale, non esclude una revisione al ribasso del carico fiscale, con particolare attenzione all’impatto su crescita, inclusione e tenuta del sistema sanitario.​

Un altro punto sottolineato è la distribuzione del peso fiscale: la presidente ricorda che la manovra interessa circa il 27 per cento dei contribuenti umbri, mentre il restante 73 per cento – con redditi sotto i 28 mila euro – non subirebbe aggravi e anzi beneficerebbe di una riduzione dell’addizionale IRPEF in busta paga. Questo, nelle intenzioni della Giunta, dovrebbe rafforzare il potere d’acquisto delle fasce più deboli, con effetti positivi sui consumi interni.​

Complessivamente l’esecutivo regionale presenta la manovra come uno strumento «difensivo e insieme propulsivo», necessario per stabilizzare i conti e al tempo stesso alimentare investimenti in lavoro, infrastrutture e innovazione. La scommessa dichiarata è che, già dalla prossima annualità e soprattutto alla fine del triennio, i numeri certifichino una Regione «cambiata in meglio», sia sul piano dei servizi che su quello della competitività territoriale.

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