Addio a Sergio Lepri, difensore qualità informazione e dignità del lavoro

Addio a Sergio Lepri, difensore qualità informazione e dignità del lavoro
L'ex direttore dellAnsa Sergio Lepri durante il Forum Ansa nella sede di via della Dataria, Roma, 24 ottobre 2019. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Addio a Sergio Lepri, difensore qualità informazione e dignità del lavoro

di Giovanni Innamorati – Puntoecapo

E’ difficile parlare di un monumento del giornalismo, mi riferisco a Sergio Lepri deceduto qualche giorno fa, senza dire qualcosa che non sia già stato detto e soprattutto dicendo qualcosa che ne faccia capire il peso che ha avuto nella rinascita (o nascita) della nostra professione nel Dopoguerra.

Forse sarebbe meglio tacere, come suggerisce Ludwig Wittgenstein, nella chiusura del suo Tractatus. Eppure sento di dovere un tributo a Sergio Lepri, non solo perché mi ha assunto all’Ansa nel lontano 1987, ma perché la sua figura continua a insegnare ancora qualcosa a tutti i giornalisti e, più in generale, a chi ha a cuore l’informazione e, in definitiva, la democrazia. Per farlo, parto da alcuni ricordi personali che ritengo significativi.

Quando mi ricevette nel suo studio per comunicarmi l’assunzione, Lepri, con iniziale mio sconcerto, mi parlò continuando a tenere lo sguardo sul monitor sul quale scorrevano le notizie dell’Ansa. “Le voglio dire due cose – mi disse – la prima è che ora che è stato assunto all’Ansa ha un posto di lavoro sicuro.

La seconda – aggiunse guardandomi finalmente negli occhi – è che io spero che lei abbia delle opinioni politiche, ma non voglio conoscerle dalle notizie che scrive”.

In cinque minuti mi aveva trasmesso tre dei pilastri su cui si fonda il mestiere. Lo sguardo fisso sul notiziario che scorreva ci ha insegnato (queste frasi dette a me le ripeteva a tutti i nuovi assunti) che lui controllava tutte le notizie, il che implicava da parte nostra una cura meticolosa nella scrittura. E qui entrano in gioco gli insegnamenti contenuti nei suoi manuali, quali la chiarezza delle notizie, oltre all’obiettività, requisito implicito in quella sua richiesta di non voler capire le nostre opzioni politiche dalle notizie che scrivevamo.

Una volta (ero alla redazione Esteri) mi rimproverò bonariamente per un aggettivo in una notizia riguardante il Nicaragua, da cui si poteva evincere una certa simpatia per una delle parti in causa nelle elezioni in quel Paese centroamericano. Molti anni dopo, nel 2007, quando ero già da anni al Politico Parlamentare, un deputato di un partito che io seguivo per l’Ansa mi disse “non capisco per chi tieni”. Pensai immediatamente a Lepri, e dentro di me mi sentii soddisfatto di aver adempiuto alla sua richiesta di anni prima.

Il terzo insegnamento del colloquio di assunzione l’ho capito più tardi, e mi riferisco a quel suo rassicurarmi sulla sicurezza del mio lavoro. Cosa verissima dato che solo dopo tale assunzione mi sposai e misi su famiglia. Al di là della mia vicenda personale, quell’attenzione di Lepri verso la sicurezza del posto del lavoro è di straordinaria attualità.

E’ la sicurezza del posto di lavoro che rende il giornalista indipendente, come voleva Lepri. Quella frase, dunque, rivolta come prima cosa a tutti i nuovi assunti all’Ansa, era una richiesta di massimo scrupolo deontologico, visto che la sicurezza del lavoro toglieva altre preoccupazioni di altro tipo, come il compiacere questo o quello che guadagnarsi qualche simpatia o qualche appoggio: “sei all’Ansa, tieni la schiena dritta”.

Come tutti gli articoli su Sergio Lepri hanno ricordato, egli diresse l’Ansa dal 1962 al 1990. Quando lasciò la direzione fece un saluto alla redazione, in una sala stracolma di colleghi, e in quella occasione riferì di aver calcolato che in quegli anni aveva assunto oltre 600 giornalisti all’Agenzia (disse un numero esatto che non rammento).

Negli anni successivi quando l’ho incontrato, da solo o con altri colleghi nelle più diverse circostanze, lui ricordava il nome di tutti, il che al di là dell’ammirazione per la sua memoria di ferro, significa che lui ai suoi redattori teneva. Altro insegnamento: la solidarietà tra colleghi, anche se gerarchicamente in posizioni diverse, è uno dei punti di forza della professione, se se ne vuole difendere l’indipendenza.

E in tal senso racconto un altro episodio, che riguarda un altro collega. Nel 1983 uno dei vaticanisti dell’Ansa, Franco Pisano, fece un importante scoop, dando la notizia di un incontro riservato tra il cardinal Casaroli e il presidente del Consiglio Craxi, che poi portò alla stipula del nuovo Concordato nel febbraio 1984. La Santa Sede smentì la notizia dell’incontro, e Lepri, dopo aver parlato con il collega, firmò di persona, con la propria sigla, la conferma della notizia da parte dell’Ansa. Non è da tutti smentire il Papa, e non è da tutti difendere il proprio redattore anche se farlo favorirebbe la benevolenza del potente di turno.

Ma vorrei tornare al quel numero di assunzioni, oltre 600, durante la sua direzione dell’ANSA. Lepri trasformò l’Agenzia di via della Dataria dalla dimensione di testata nazionale a quella di Agenzia internazionale, addirittura una delle più importanti al mondo. Una Agenzia viene definita internazionale quando è essa stessa fonte per le altre testate globali. E qui il discorso si allarga al ruolo dell’informazione nella crescita civile di un Paese e anche nel ruolo internazionale che quel Paese vuole avere.

Un Paese che aspirava ad entrare nella cerchia dei Grandi, che nel 1975 esordiva al vertice di Rambouillet dell’allora G5 (divenuto poi G7 con l’ingresso anche del Canada), doveva avere l’ambizione di poter raccontare il mondo con gli occhi italiani; il sistema dell’informazione italiana non poteva dipendere dalle grandi agenzie estere, come la Afp, o la Reuters o la Ap.

L’intuizione “politica” di Lepri è stata questa, è stata quella di far crescere la sua Ansa perché ciò veniva incontro alle esigenze del sistema Paese, esigenza che era ben presente al sistema politico italiano dell’epoca e che ora è invece andata perduta. Lepri favorì la nascita di convenzioni con il ministero degli Esteri, in base alle quali l’Ansa forniva il proprio notiziario alle ambasciate di tutto il mondo, e con i soldi della Farnesina riusciva ad aprire altre sedi di corrispondenza, in un circolo virtuoso che ha fatto sì da avere anche notiziari in altre lingue, e a diventare Agenzia leader anche nel Sud America.

Un insegnamento duraturo, questo di Lepri, sull’importanza di una informazione ampia e completa per la crescita di un Paese, per la crescita della sua democrazia. Grazie direttore.

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