Banca D’Italia, Umbria regione a vocazione turistica

Banca D'Italia, Umbria regione a vocazione turistica

Banca D’Italia, Umbria regione a vocazione turistica. Umbria cresce meno che altrove, ma gradimento alto

L’Umbria è una regione a vocazione turistica che vanta un patrimonio artistico di rilievo, una notevole ricchezza di risorse naturali e una molteplicità di caratteristici borghi e centri storici. Il giudizio formulato dai turisti sulla propria esperienza in regione segnala un gradimento tra i più elevati in Italia.

Sullo sviluppo del settore pesano tuttavia le difficoltà nel valorizzare e rendere accessibili e conosciute le ricchezze del territorio. Negli anni Duemila la regione è infatti riuscita a intercettare solo in piccola parte la straordinaria espansione dei flussi turistici osservata a livello mondiale, in misura molto inferiore rispetto a quanto osservato nel resto del Paese.

Secondo le informazioni più recenti fornite dall’Istat, nel 2016 il comparto dei servizi di alloggio e ristorazione contribuiva alla formazione del valore aggiunto umbro per il 4,1 per cento; rispetto al 2002 tale quota è cresciuta sensibilmente e si è attestata su un livello superiore a quello registrato in Italia. Il fenomeno è tuttavia riconducibile al declino dell’attività regionale complessiva nel periodo dalla crisi: l’incremento del valore aggiunto settoriale è stato infatti analogo a quello registrato in Italia, seppure con un andamento più volatile.

Alla fine del 2017 in Umbria erano presenti circa 4.000 strutture ricettive. Rispetto a 15 anni prima il loro numero è cresciuto in misura sostenuta, anche se meno che in Italia. Lo sviluppo ha riguardato in particolare il comparto extralberghiero: gli agriturismi sono quasi raddoppiati e i bed and breakfast quintuplicati.

Gli agriturismi garantiscono quasi un quarto del totale dei posti letto, la quota di gran lunga maggiore tra le regioni italiane. Vi corrisponde un’incidenza contenuta dell’offerta alberghiera, soprattutto nelle categorie a 4 e 5 stelle. Gli arrivi e le presenze. – Tra il 2002 e il 2018 gli arrivi di turisti in Umbria sono cresciuti del 22,7 per cento, a fronte di una sostanziale stabilità delle presenze; si tratta di dinamiche più deboli rispetto a quelle osservate in Italia (51,0 e 24,1 per cento, rispettivamente), specie con riferimento al turismo straniero

Come nel Paese, la permanenza media si è ridotta, rimanendo inferiore di quasi un’unità al dato nazionale. L’incremento di presenze nelle strutture extralberghiere è stato quasi per intero annullato dalla riduzione di quelle negli hotel. Il grado di utilizzo di questi ultimi è uno tra i più bassi in Italia; la differenza rispetto alla media è andata aumentando negli ultimi anni, raggiungendo nel 2017 i 13 punti percentuali.

Tra i comprensori turistici, l’andamento migliore è stato registrato nel tuderte e nell’orvietano. Anche nell’assisano, principale meta turistica regionale, le presenze sono aumentate in misura significativa.

Di contro si sono ridotte quelle dirette verso i comprensori dei due capoluoghi provinciali e, più decisamente, del lago Trasimeno, di Gubbio e della Valnerina; quest’ultima area, in forte espansione fino all’estate del 2016, sconta ancora gli effetti del sisma che in una prima fase avevano interessato l’intero territorio regionale. Il Piano Strategico del Turismo nazionale 2017-22 si propone, tra l’altro, di ampliare l’offerta turistica, anche attraverso la valorizzazione delle aree meno conosciute ma ricche di beni archeologici, artistici e paesaggistici.

Tra queste rientrano le “bandiere arancioni”: 227 borghi dell’entroterra con meno di 15.000 abitanti che si caratterizzano per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Nel 2018 le nove bandiere arancioni ubicate in Umbria 2 hanno assicurato oltre il 6 per cento dei pernottamenti di turisti in regione (circa tre volte il corrispondente valore nazionale), con una permanenza media (3,1 giorni) molto superiore al dato regionale.

Nel periodo più recente anche la crescita dei flussi è stata più intensa, in particolare per i turisti italiani: escludendo l’area della Valnerina, nell’ultimo biennio le loro presenze sono aumentate del 6,1 per cento (2,1 nel restante territorio umbro). La spesa pubblica per il turismo. – Sulla base dei Conti pubblici territoriali, nella media del periodo 2002-2016 (ultimo anno disponibile) la spesa annuale per il turismo degli Enti pubblici è stata pari a 17,6 milioni di euro.

Le difficoltà di finanza pubblica hanno determinato nel decennio in corso un marcato ridimensionamento dei fondi destinati al settore, per effetto dei tagli operati nei confronti delle Amministrazioni territoriali.

Rispetto al 2009 la spesa si è ridotta di oltre un terzo, analogamente a quanto osservato nel resto del Paese; la flessione ha riguardato in particolare la Regione (-57,4 per cento; fig. 4b) che alla fine del periodo elargiva meno di un terzo degli esborsi pubblici per il turismo. Il calo è stato complessivamente più intenso per le spese in conto capitale (-57,2 per cento) rispetto a quelle correnti (-22,7).

Caratteristiche del turismo internazionale Il turismo umbro si caratterizza per una ridotta quota di flussi dall’estero. Negli ultimi 15 anni gli arrivi di visitatori stranieri nel territorio regionale hanno rappresentato, pressoché costantemente, meno di un terzo del totale. Tra il 2002 e il 2018 in Italia la corrispondente quota è invece cresciuta di oltre 10 punti, arrivando a pesare per circa la metà sui flussi complessivi. Anche l’aumento delle presenze di stranieri è stato molto meno intenso (9,4 per cento; 47,3 a livello nazionale). Secondo l’indagine campionaria della Banca d’Italia, la spesa giornaliera pro capite dei turisti stranieri è cresciuta meno che in Italia, rimanendo sempre ben al di sotto del dato nazionale (fig. 5b).

La differenza, mediamente pari a circa il 30 per cento, riguarda tutte le principali voci di spesa, in particolare quella per l’alloggio. La provenienza geografica. – Il turismo straniero in Umbria proviene per quasi due terzi dai paesi dell’Unione europea; nel periodo esaminato tale quota, sempre inferiore a quella registrata in Italia, è scesa di quasi dieci punti. In particolare, si è ridotta la capacità della regione di attrarre turisti da due tra le principali aree di provenienza, che si caratterizzano tra l’altro per una permanenza superiore alla media. La riduzione dei flussi da tali aree, non osservata nel resto del Paese, è stata solo in parte compensata dall’incremento di visitatori polacchi, inglesi e francesi.

Più simile a quello italiano è stato l’andamento del turismo proveniente dai paesi extra UE, cresciuto del 40 per cento circa grazie soprattutto al forte incremento delle presenze di cinesi e statunitensi. Motivi del viaggio e grado di soddisfazione. – Secondo l’indagine della Banca d’Italia circa la metà dei viaggiatori stranieri si reca in Umbria per vacanze. Ad essi è riferibile quasi il 60 per cento della spesa complessiva, una quota inferiore al valore nazionale. La regione risente in particolare della scarsa incidenza delle vacanze tradizionali legata all’assenza di coste e montagne, solo in parte compensata dal maggior peso delle tipologie più legate alla vocazione del territorio, le vacanze rurali e quelle culturali.

Anche il peso dei viaggi per affari è stabilmente inferiore alla media; incidono molto di più quelli effettuati per motivi personali, in particolare per studio e visite a parenti e amici. Nel biennio 2016-17 il giudizio complessivo formulato dai viaggiatori stranieri riguardo alla propria esperienza di vacanza in Umbria si attesta in media a 9,0 (su una scala da 1 a 10); si tratta di un valore più basso solo di quello del Friuli Venezia Giulia e di quattro decimi di punto al di sopra della media nazionale. Rispetto a quest’ultima, la valutazione è superiore pressoché per tutti gli ambiti presi in esame dall’indagine.

Come in Italia le valutazioni più elevate sono espresse con riguardo ai profili di “arte”, “paesaggio e ambiente”, “pasti” e “cortesia”; le più critiche sono quelle relative a “informazioni” e “prezzi”. Il miglioramento nel periodo considerato, seppure generalizzato, è motivato principalmente dall’andamento di tali ultime voci, la cui valutazione è salita di oltre un punto.

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