Sciopero trasporto pubblico locale del 16 settembre, Filt Cgil e Faisa Cisal Umbria sempre più arrabbiati 📸 FOTO

Trasporto pubblico locale in Umbria, ora si coinvolgono i Prefetti

Sciopero trasporto pubblico locale del 16 settembre, Filt Cgil e Faisa Cisal Umbria sempre più arrabbiati

Il trasporto pubblico locale oggi (16 settembre) si è fermato in Umbria. Lo sciopero di 24 ore è stato indetto da Filt Cgil e Faisa Cisal Umbria contro il taglio da 13 milioni di euro deciso dalla giunta regionale e lo spezzettamento di in 4 lotti del trasporto su gomma, che rappresenta un salto indietro di oltre 10 anni per la nostra regione.

Lo sciopero è stato accompagnato da un presidio organizzato da sindacati e lavoratori in piazza Italia a Perugia, sotto la sede della giunta regionale.

Ciro Zeno (Filt Cgil Umbria)


“C’è il palese tentativo, non sublime, di non chiamarci. Il 29 giugno – dice Ciro Zeno (Filt Cgil) – è giunta una convocazione a tutte le organizzazioni sindacali di categoria, ma non è giunta a chi oggi è in piazza. Ci chiediamo come mai? Qualcuno sta pensando che ha il pallone in mano e può prenderselo e portarselo via quando vuole, come quando si era bambini e si giocava alle partite di calcio. Il pallone è mio, lo voglio io e inizio a giocare con chi voglio io e quando voglio io. Quando si raggiunge una certa anagrafica si diventa un po’ bambini: ed è quello che è accaduto per il giorno 29. È arrivata la convocazione a chi rappresenta gli angeli custodi dell’assessore in questo momento, in termini sindacali, non è arrivata a CGIL e Faisa, poiché a presunzione del nostro assessore regionale siamo stati scorretti”.

Cacciati dal consiglio regionale

“Abbiamo manifestato negli ultimi tre mesi otto volte – spiega Zeno -. Siamo stati cacciati dal consiglio regionale, abbiamo parlato con tutte le istituzioni, a partire dal presidente dell’Anci, sindaci, presidenti di provincia, prefetti. Abbiamo parlato con tutto il mondo, con lo stesso assessore e la stessa presidente. La nostra posizione è troppo chiara tant’è che ci ripudiano, non vogliono accettare che vi sia una contrapposizione ai quattro lotti.  Non si è proprietari di una regione quando sta la si amministra. Siamo gestori di quello che è il consenso di una parte degli elettori. Quando si amministra, per senso civico, si chiamano prima coloro i quali sono contrari alle nostre idee e poi si chiama chi è d’accordo con le nostre idee”.

La Cgil e la Faisa rappresentano più del 50 per cento dei lavoratori di Busitalia

“Qui – continua Zeno – si sta tagliando fuori un’intera parte di lavoratori che la pensano diversamente. È questo il vero dramma. Ci sono 13 milioni di tagli, ma veramente vogliamo far credere a questa regione e a tutte le lavoratrici e i lavoratori che oggi si occupano di trasporto pubblico locale che il tutto sarà indolore e rappresenterà un processo fantastico, sublime, eccezionale che non recherà taglio di chilometri signori e tagli di posti di lavoro. Ma a chi vogliono prendere in giro questi signori che siedono su queste alte poltrone. Noi facciamo appello alla Presidente della Regione perché l’assessore regionale non è colui che rappresenta i cittadini. E’ la presidente che li rappresenta. E se la presidente è d’accordo con questo modo di fare  è complice di un modello che non è allineato con il sistema democratico del paese. Noi vogliamo parlare con la presidente, ci deve dire perché acconsente a tutto ciò. E’ lei che rappresenta ogni singolo cittadino di questa regione, mentre all’assessore gli viene dato il mandato, non viene eletto. La presidente è stata eletta e, come tale, deve rappresentare i cittadini di questa regione. Noi rappresentiamo i cittadini e quindi dobbiamo essere ascoltati, non esclusi dal dialogo nelle assise regionali”.

Ed infine conclude dicendo: “Non siamo disposti ad accettare questo distinguo tra i buoni e i cattivi. Qui non esistono buoni e cattivi. Esistono organizzazioni sindacali che stanno lottando per non far distruggere il TPL nella nostra regione. Le organizzazioni sindacali che hanno scelto di non lottare e sedersi al tavolo e fare solo alcuni distingui. Noi lotteremo fino alla fine anche attraverso processi giudiziari”.

Christian Di Girolamo (Faisa Cisal Umbria)


“Le scelte dell’assessore Melasecche, completamente sordo alle giuste rivendicazioni che arrivano da tanta parte dei lavoratori del Tpl in Umbria – afferma Christian Di Girolamo (Faisa Cisal) – rischiano di produrre danni enormi al futuro del trasporto pubblico nella nostra regione. Lo spezzettamento in 4 ciò che oggi fa un vettore unico, peraltro un’azienda a capitale pubblico, con tutte le garanzie connesse, e un taglio pazzesco di 13 milioni di euro rispetto agli attuali 63 non potranno non avere infatti pesanti ripercussioni su posti di lavoro, stipendi, taglio dei chilometri, qualità del trasporto e garanzia dei servizi essenziali”.

A questo si aggiungono le preoccupazioni del sindacato per i lavoratori di Savit (manutenzione) e per quelli della navigazione sul lago Trasimeno, che al momento sembrano ‘totalmente dimenticati dalla Regione’.

“Quella di fare sciopero non è mai una scelta a cuor leggero – concludono i sindacati – perché scioperare crea un danno economico alle lavoratrici e ai lavoratori che rinunciano a un giorno di stipendio e crea disagio alla cittadinanza per l’interruzione del servizio. Tuttavia, questo è lo strumento che lavoratrici e lavoratori hanno per far sentire la propria voce e ribadire la propria contrarietà alle scelte prese nelle stanze dell’assessorato, scelte che anziché investire con forza nella direzione del trasporto pubblico, come chiede l’Europa in un’ottica di sostenibilità economica ed ambientale, vanno nella direzione opposta, la direzioni dei tagli e della frammentazione”.

Lo sciopero di oggi in Umbria è coinciso, tra l’altro, con lo sciopero proclamato a livello nazionale da tutte le sigle sindacali di settore, “in considerazione delle violente e reiterate aggressioni a conducenti, controllori, capi stazione, addetti a traghetti e vaporetti, registrate su tutto il territorio nazionale negli ultimi mesi”.



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