Prezzi, Coldiretti Umbria, sos dei campi per aumento costi di produzione

Coronavirus, Confagricoltura Umbria segnala problematiche

Prezzi, Coldiretti Umbria, sos dei campi per aumento costi di produzione

Dai campi alle stalle si impennano i costi di produzione in agricoltura per effetto dei rincari delle materie prime che fanno quasi raddoppiare la spesa per le semine. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che lancia l’allarme per la tenuta dei bilanci delle aziende e per le forniture alimentari in settori deficitari, dal grano alla carne fino al latte.


da Stefano Nardi, Relazioni Esterne Coldiretti Umbria


Con l’avvio delle operazioni colturali autunnali gli agricoltori – sottolinea Mario Rossi direttore Coldiretti Umbria – sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le operazioni colturali che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Il rincaro dei costi energetici – aggiunge Rossi – riguarda anche il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio.

Il rincaro dei carburanti e delle materie prime sta creando problemi e preoccupazioni nelle campagne, producendo un doppio effetto negativo sia dal lato della produzione che per la spesa delle famiglie – conferma Luca Grasselli titolare di un’azienda agricola e agrituristica alle porte di Perugia. Se l’anno scorso infatti seminare un ettaro costava all’incirca 350 euro quest’anno si arriva anche a 600.

Senza dimenticare gli imballaggi, dalla plastica all’acciaio, dal vetro fino al legno e alla carta con aumenti dei listini che – continua Coldiretti – incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi fino ai vasetti per i fiori.

L’emergenza Covid ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle dove è necessario adeguare i compensi riconosciuti agli allevatori per il latte e la carne. Infatti – spiega Coldiretti – le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali, dal mais alla soia, sono schizzati su massimi che non si vedevano da anni con il rischio di perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici.

L’emergenza Covid ha innescato un cortocircuito anche sul fronte dei costi di trasporto  con il rincaro di noli marittimi e costi dei container che sono schizzati ai massimi e si stanno verificando pesanti ingorghi e ritardi. Su questo scenario – ribadisce il presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti – pesa il deficit logistico italiano per la carenza o la totale assenza di infrastrutture per il trasporto merci che costa al nostro Paese oltre 13 miliardi di euro con un gap che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

In gioco c’è il futuro dell’agricoltura italiana – conclude Agabiti – nel sottolineare come l’impennata dei costi si verifica in una situazione in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per conquistare l’autosufficienza produttiva nei settori strategici per garantire l’alimentazione delle popolazione.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*