Ma Torzone a chi? La campagna pubblicitaria del Minimetrò ai perugini non piace

E' un offesa a detta di molti, perché Torzone in dialetto perugino non è una bella parola

Ma Torzone a chi? La campagna pubblicitaria del Minimetrò ai perugini non piace

Ma Torzone a chi? La campagna pubblicitaria del Minimetrò ai perugini non piace

PERUGIA – «Dal momento che mi avete definito un torzone, preferisco andare a piedi anziché usare i vostri mezzi. Ottima idea insultare i possibili clienti». La nuova campagna pubblicitaria del Minimetrò sta facendo infuriare diversi perugini. E’ un offesa a detta di molti, perché Torzone in dialetto perugino non è una bella parola, bensì un offesa: Torzone sta per fessacchiotto, bucciotto, insomma una parola offensiva che sta facendo tanto discutere sui social. Ma c’è anche chi la trova simpatica. Addirittura c’è chi scrive: «Cos’è peggio: torzone, nocione, turz’lo, ucello o ciuf’lo?»

L’ultima campagna pubblicitaria del Minimetrò ritrae coppie di gemelle straniere di diverse nazionalità dire che usano il minimetrò in una lingua a metà tra il loro idioma e il dialetto perugino. E tutte si concludono con: «Capito torzone?» 

Anche il consigliere Camicia ha da ridire si rivolge al sindaco Andrea Romizi chiedendo le dimissioni dell’amministratore unico del MInimetrò: « Il consigliere comunale, capogruppo Gal, Carmine Camicia, interviene in merito alla campagna pubblicitaria del Minimetrò, chiedendo le dimissioni dell’amministratore unico Sandro Angelo Paiano. “Ho espresso tutto il mio rammarico – dichiara in una nota stampa il consigliere –, tramite una lettera aperta al sindaco di Perugia Andrea Romizi, per il messaggio pubblicitario divulgato in questi giorni. Con quella parola in perugino ‘torzone’ si vuole additare in modo poco elegante, oltre che oltraggioso, coloro che non usano il minimetrò. Sicuramente è un messaggio offensivo e denigratorio verso tutti i perugini, che non può essere accettato, soprattutto se a promuoverlo è proprio l’amministratore unico della società per azioni di quel minimetrò che ci costa 10 milioni di euro all’anno”. “Si tratta di una campagna pubblicitaria che lede la dignità stessa dei perugini – conclude –, che non meritano e non gradiscono di essere apostrofati  ‘torzoni’  da ragazze di diverse etnie che vengono ospitate nella nostra città. Pertanto ho chiesto al sindaco di far togliere i manifesti pubblicitari e di chiedere le dimissioni di Paiano».

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