L’Umbria dell’artigianato cambia, ma resta indietro sull’innovazione

L’Umbria dell’artigianato cambia, ma resta indietro sull’innovazione

Crescono estetisti e tassisti, calano falegnami ed elettricisti

L’artigianato umbro sta cambiando volto, ma con un passo più lento rispetto alla media nazionale e con un grado di innovazione ancora limitato. A dirlo è un’elaborazione su dati Unioncamere-Infocamere realizzata dalla Camera di Commercio dell’Umbria, che mostra un quadro in chiaroscuro: il numero complessivo delle imprese artigiane continua a diminuire, ma alcuni mestieri legati ai servizi e alla cura personale sono in crescita.

Nel biennio 2022-2024 la regione registra un incremento degli estetisti (+6,2%), dei tassisti (+2,6%) e dei serramentisti (+11%), mentre arretrano figure tradizionali come i falegnami (-5,7%) e gli elettricisti (-4,9%). Una tendenza che rispecchia la trasformazione del lavoro artigiano in tutta Italia, dove i settori più flessibili e orientati ai servizi stanno sostituendo progressivamente le botteghe tradizionali.

Ma il vero divario tra l’Umbria e il resto del Paese si registra sul fronte dell’innovazione digitale. A livello nazionale le imprese artigiane dell’Ict (Information and Communication Technology) sono cresciute del 5,4%, mentre nella regione il dato resta fermo: solo cinque aziende nel 2022, le stesse anche nel 2024. Un segnale di forte rallentamento nella transizione verso modelli produttivi digitalizzati e tecnologicamente avanzati.

Secondo il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, il fenomeno riflette una difficoltà strutturale dell’economia regionale: “L’Umbria soffre più di altre regioni la contrazione dell’artigianato. Non è solo una questione di numeri, ma di un modello produttivo che fatica a rinnovarsi. Troppi piccoli imprenditori restano soli, senza adeguato supporto nella transizione digitale e senza accesso facilitato al credito o alle reti di collaborazione. Servono politiche industriali che premino l’innovazione e accompagnino il ricambio generazionale”.

Dal 2015 le imprese artigiane umbre sono passate da 21.948 a 19.365, con una riduzione dell’11,8%, più accentuata rispetto all’8,5% nazionale. Anche nel periodo 2019-2024 la contrazione resta più marcata: -5,4% contro -3,5%. Dati che descrivono un territorio in difficoltà ad adattarsi a un mercato in rapido mutamento, dove competenze digitali e specializzazione sono ormai decisive per restare competitivi.

A livello nazionale, la tenuta del comparto artigiano è sostenuta da donne, giovani e imprenditori stranieri, protagonisti dei settori più dinamici. Le imprese femminili crescono tra estetisti (+11%) e tassisti (+14,8%), gli under 35 trainano l’Ict (+15,6%) e gli imprenditori stranieri segnano aumenti consistenti (+29% tra gli specialisti Ict e +28% tra i tassisti).

In Umbria, invece, il ricambio generazionale e la digitalizzazione procedono con maggiore lentezza. Le attività tradizionali perdono terreno, ma emergono nuovi mestieri legati ai servizi, alla cura personale e alla personalizzazione dei prodotti. È un’evoluzione più graduale che rivoluzionaria, segnata da resilienza ma anche da fragilità strutturali.

L’artigianato umbro, pur ridimensionato nei numeri, continua a rappresentare un pilastro dell’identità produttiva regionale. Perché, accanto alla pialla e al martello, oggi l’artigiano usa anche lo smartphone e il computer: strumenti diversi, ma la stessa passione per il lavoro fatto con le mani, con la testa e con il cuore.

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