Ristoratori, commercianti, baristi, palestre vogliono tornare a lavorare

 
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Ristoratori, commercianti, baristi, palestre vogliono tornare a lavorare

Doveva essere un mega corteo di auto bloccando la città, ma le stante le restrizioni imposte dal contenimento della pandemia non è stato possibile farlo. E così decine di ristoratori, baristi, commercianti, partite iva, imprenditori, gestori e proprietari di palestre da mesi sono vessati, da decreti che, di fatto, non arrestano per niente l’avanzata del coronavirus si sono riuniti in piazza Italia a Perugia per una manifestazione di protesta. “Vogliamo lavorare”: è quanto hanno detto e ripetuto, ieri mattina, ristoratori, produttori, distributori, commercianti, titolari di palestre e discoteche. L’iniziativa è stata organizzata da MIO, Movimento Imprese Ospitalità dell’Umbria, con lo slogan “Mezzogiorno di fuoco“.

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“Non c’è più tempo da perdere – dice – il presidente regionale di MIO, Enrico Guidi -. La politica deve prendersi le sue responsabilità e, compatibilmente con la situazione sanitaria, stilare un cronoprogramma dettagliato e inderogabile di riaperture. Non chiediamo elemosine,
vogliamo fare il nostro lavoro”.

Un palco nello slargo e tanti “x” rosse in terra questo per rispettare il distanziamento. Una manifestazione che da mobile si è trasformata in statica. Tutti accomunati da un unico desiderio quello di far sentire la propria voce e la voglia di rivendicare un sacrosanto diritto, quello del lavoro.

Fabio Cancelloni, rappresentante delle aziende di distribuzione, spiega che se non si prenderanno provvedimenti certi e immediati “si rischia la crisi irreversibile”.  Alla protesta c’era anche lo chef Michele Radicchia che nei giorni scorsi aveva avviato una protesta “solitaria” sotto Palazzo Cesaroni”. Lui non lavora e da novembre non percepisce nulla, nemmeno la cassa integrazione che gli toccherebbe in piena regola. Come lui, tanti altri della sua stessa categoria.

«Il rapporto pubblicato dalla Dia sul primo semestre 2020 è a dir poco allarmante e certifica un quadro comunque prevedibile. Le chiusure, le restrizioni, i piccoli imprenditori lasciati senza risarcimenti o col contentino di una mancia, rispetto a debiti, tasse, affitti e utenze da pagare, hanno generato situazioni drammatiche che ingolosiscono sempre di più la criminalità organizzata. La mafia non è mai in emergenza, ma semmai le sfrutta a suo vantaggio, le emergenze. Quindi con pochi soldi può rilevare aziende ben radicate e rinomate sul territorio, ma ridotte sull’orlo del fallimento». Lo ha dichiarato Paolo Bianchini, presidente di MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità.

«La soluzione? Varare il prima possibile il decreto Ristori 5, calcolando i risarcimenti per le aziende sulle perdite di fatturato 2020 rispetto al 2019. Quindi erogare immediatamente i 32 miliardi previsti. Bisogna immettere al più presto liquidità nel tessuto produttivo. Il comparto dell’ospitalità a tavola, lo ricordo, vale il 30% del Pil. Per evitare infiltrazioni mafiose è poi necessario il blocco delle licenze per cinque anni. Quelle citate sono due proposte inserite nel “Piano per la ripresa del comparto Horeca” che Mio Italia ha già inviato alla Presidenza del Consiglio, alla Conferenza delle Regioni e all’Anci per aprire urgentemente un tavolo di confronto», ha concluso Paolo Bianchini.

Paolo Bianchini ha incontrato la presidente della regione. «Stamani, a Perugia, con una delegazione di MIO Italia, ho incontrato la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, per esporre il “Piano per la ripresa economica del settore Horeca” predisposto dal nostro movimento. Il documento, che si articola in dieci capitoli, sviscera tutte le problematiche del comparto Horeca proponendo, caso per caso, le singole soluzioni. Il punto centrale riguarda i risarcimenti alle aziende, che devono essere istantanei e calcolati sulle effettive perdite di fatturato. Ringraziamo la presidente Tesei per la disponibilità e la grande attenzione dimostrata al nostro settore, ora più che mai in estrema sofferenza. Mio Italia proseguirà l’esposizione del “Piano per la ripresa” alle diverse realtà istituzionali del Paese, con l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto con il governo centrale».



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