Coronavirus, acciaierie di Terni riaprono dopo un lungo stop, così è deciso

 
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Coronavirus, Ast di Terni chiude, tutto fermo fino al 3 aprile

Coronavirus, acciaierie di Terni riaprono dopo un lungo stop, così è deciso

E’ deciso le acciaierie di Terni riaprono dopo lo stop legato all’emergenza del coronavirus, ma scoppia la polemica. Le segreterie territoriali di FIM-FIOM-UILM-FISMIC-UGL-USC prendono atto della comunicazione del prefetto di Terni. “Non sono emersi elementi ostatiti alla prosecuzione delle attività produttive”. Le segreterie territoriali ribadiscono che il solo rispetto del DPCM e dei protocolli sono elemento fondamentale per garantire la riduzione del rischio di contagio da Covid-19… La ripresa dell’Ast può rappresentare ancora un pericolo.
“Preso atto della decisione del Prefetto per la riapertura dell’acciaieria, occorre da subito vigilare al massimo sul rispetto delle prescrizioni sanitarie” – ha scritto il consigliere comunale di Terni Civica, Michele Rossi. “Non si deve abbassare la testa ne volgerla altrove, massima dovrà essere l’attenzione nella verifica del totale rispetto delle dotazioni dei dispositivi di protezioni individuali, mascherine e guanti oltre alla possibilità di eseguire periodici tamponi. Ci tengo ad esprimere vicinanza e solidarietà agli operai che torneranno al lavoro con comprensibile preoccupazione per loro stessi e per le loro famiglie. Inoltre ho la preoccupante sensazione che la riapertura dell’ AST possa avere effetti disastrosi anche sul generale rispetto del messaggio “rimanete a casa” e quindi sui comportamenti da quarantena che siamo tutti ancora obbligati a rispettare. Non passi assolutamente il messaggio che se riapre l’Ast vuol dire che riapre la città e che siamo tutti fuori pericolo e possiamo uscire dalle nostre case. Non è per niente cosi. Cari concittadini ternani, siate ancora responsabili, fatelo capire ai vostri famigliari e conoscenti, sarebbe stupido mollare proprio adesso. Purtroppo ancora corriamo rischi e non siamo fuori da questo maledetto incubo. Non possiamo permetterci questo stupido errore”.
“Incomprensibile e fuori contesto la scelta del Prefetto che, su richiesta dell’azienda e con il placet (visto il silenzio) della Presidente della Regione e del Sindaco di Terni, ha concesso l’autorizzazione alla totale riapertura degli impianti di Ast, quando altre realtà importanti del territorio sono ancora chiuse”. Lo scrive Valeria Masiello di Sinistra Civica Verde e Sinistra Italiana Articolo 1. “Non ci sembra che così si rispettino gli obbiettivi di proseguimento delle restrizioni predisposte dal nuovo decreto del Presidente del Consiglio al 13 aprile. La nostra città fin’ora ha retto in termini di contagi e decessi, quanto ancora potremo mantenere questo trend con una fabbrica da tre mila persone in attività? Ringraziamo il lavoro incessante svolto dalle organizzazioni sindacali, dalle RSU ed RLS in una trattativa estenuante con la dirigenza Ast, la quale, ancora una volta, si mostra distante dagli interessi primari dei lavoratori che non possono essere considerati fondamentali e strategici solo a piacimento dei vertici aziendali. E’ indispensabile, inoltre, che si continui a vigilare con più accuratezza sulla sicurezza in tutte le realtà e luoghi di lavoro del nostro territorio, che non merita di essere governata da amministratori insipienti e subalterni agli interessi economici. Non ci esprimiamo sui soliti lacche’ che in queste ore si stanno sbracciando a dimostrare la loro vicinanza ai vertici aziendali…”occorre ripartire quanto prima”!!! Siamo d’accordo, ma in sicurezza per i lavoratori e le lavoratrici e la città tutta”.
Sono intervenuti anche Thomas De Luca e Federico Pasculli del M5S: “Di fronte alla discutibile scelta di riavviare l’attività del polo siderurgico di Terni dopo la fermata degli scorsi giorni, nell’assordante silenzio del Sindaco e della Presidente della Regione, riteniamo imprescindibile un intervento rigoroso e diretto a tutela della salute pubblica. I test a tappeto su tutti i dipendenti prima del ritorno a lavoro e ripetuti successivamente ad intervalli regolari di tempo sono una necessità imprescindibile per i lavoratori delle acciaierie di Terni. Il rilevamento della temperatura corporea risulta una misura risibile e totalmente in controtendenza rispetto alle evidenze scientifiche che stanno attestando una grave e abnorme sottovalutazione della presenza di asintomatici.
Per la stessa ragione per cui ormai da settimane stiamo chiedendo un’attività di screening su operatori sanitari, forze dell’ordine, addetti dei supermercati e della filiera agroalimentare, corrieri, impiegati, operai e tutti coloro che continuano ad essere esposti anche in questi giorni di quarantena. Il rischio di riaccendere un focolaio infettivo potrebbe inoltre aggravare una situazione sanitaria ancora in affanno complicando una condizione che proprio in questi giorni inizia ad avere dati rassicuranti. Seppur con tutte le cautele e le incertezze di un fenomeno la cui conoscenza si sta evolvendo repentinamente giorno dopo giorno, la direzione che sembrerebbe tracciare la fase due di questa emergenza è quella di accertare la presenza di persone che hanno sviluppato immunità al virus, anche se temporanea, e ripartire da queste per una progressiva riapertura delle attività. Lo sviluppo di un focolaio di infezione all’interno della fabbrica avrebbe conseguenze devastanti per tutto il territorio regionale, non solo dei lavoratori ma anche delle loro famiglie e di tutte le comunità dove esse risiedono. La mancata adozione di ogni ragionevole e necessaria precauzione costituisce un rischio la cui assunzione di responsabilità non è circoscritta nel perimetro burocratico-amministrativo ma riguarda in primo luogo le istituzioni locali. Da parte nostra ci sarà una costante attenzione e un fermo supporto ad ogni azione, politica e non solo, volta alla tutela dei lavoratori e dei cittadini umbri”.

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