Afor, c’è preoccupazione per il futuro di 50 lavoratori

 
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Afor, c'è preoccupazione per il futuro di 50 lavoratori

Afor, c’è preoccupazione per il futuro di 50 lavoratori

A otto giorni dalla scadenza della convenzione tra l’Agenzia forestale regionale (Afor) e l’Agenzia per il diritto allo studio universitario (Adisu) dell’Umbria, sindacati e rappresentanti dei lavoratori hanno indetto un nuovo presidio, questa volta sotto la sede stessa di Afor, per sollecitare le istituzioni regionali a rinnovare il contratto e, quindi, assicurare un futuro ai 50 dipendenti dell’Agenzia forestale da anni impiegati presso le strutture di Adisu.

Le organizzazioni sindacali regionali Flai Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, insieme alle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) Afor si sono così ritrovate davanti gli uffici di via Tuzi, a Perugia, martedì 22 giugno, e hanno chiesto e ottenuto un confronto con la dirigenza dell’Agenzia forestale, nelle persone di Mariella Zampini, Andrea Marchesini e Giancarlo Pellegrini.

“Sentiamo spesso tante belle parole dalla Regione – hanno commentato sindacati ed Rsu – ma noi non abbiamo ancora risposte e notizie, in particolare, rispetto alla Convenzione Adisu. Più in generale vorremmo, però, certezze sul destino di tutto l’Ente. Abbiamo in programma un incontro con i vertici dell’Agenzia giovedì 24 e oggi ci è stato detto che affronteremo anche questi argomenti. Poi il 30 ci confronteremo anche con l’assessore regionale Morroni”.

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“La preoccupazione maggiore – sottolineano le sigle sindacali – resta comunque focalizzata sulla sorte dei 50 lavoratori che da anni svolgono servizio presso le strutture Adisu, il cui futuro lavorativo è legato proprio al rinnovo della convezione tra le due Agenzie. Si tratta in molti casi di persone con disabilità, che non possono essere reimpiegati all’interno dell’Agenzia nei cantieri forestali, e che difficilmente troverebbero una ricollocazione se la convenzione non venisse rinnovata. Questo per noi è inaccettabile.

Oltretutto, parliamo di lavoratori che sono stati specificatamente formati per questa attività e sono, quindi, altamente professionalizzati”. “Non vorremmo – concludono i rappresentanti dei lavoratori – che la volontà politica della Regione sia quella di privatizzare questo servizio e appaltarlo magari, con una spesa minore, a qualche cooperativa spuria, i cui lavoratori sono privi di diritti e tutele”.

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