Cinque priorità, Confcommercio incontra i candidati Donatella Tesei e Vincenzo Bianconi

Cinque priorità, Confcommercio incontra i candidati Donatella Tesei e Vincenzo Bianconi

“E’ giunto il momento di invertire la rotta, di attivare politiche del fare per l’Umbria, che vadano oltre la gestione del quotidiano o dell’emergenza, ma rispondano ad una visione complessiva e coraggiosa.Per questo le imprese del terziario hanno individuato cinque priorità sulle quali costruire un nuovo progetto di sviluppo, sulle quali chiamano alla riflessione la politica e la comunità regionale”. Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria ha aperto così il suo intervento nell’incontro con i candidati umbri alla Presidenza della Giunta regionale Vincenzo Bianconi e Donatella Tesei, che si è svolto oggi nella Sala dei Notari di Perugia.

Credito, tassazione, infrastrutture, concorrenza sleale, burocrazia:per Confcommercio sono fronti sempre aperti, sui quali bisognaintervenire efficacemente per creare l’habitat necessario allo sviluppo.Ma oltre a questo, e più di questo, il presidente delle imprese del commercio, turismo, servizi, trasporti e professioni ha chiesto impegni chiari a chi governerà l’Umbria su cinque priorità individuate dalle impresein un ottica di strategia di rilancio, attraverso il percorso di progettazione partecipata Confcommercio all’opera per l’Umbria, che ha coinvolto nell’ultimo anno più di 150 imprese, con il contributo di esperti e docenti universitari.

“L’Umbria che punta sul capitale umanoè la prima di queste priorità”,ha sottolineato il presidente Giorgio Mencaroni.“Occorrono più risorse per la formazione di imprenditori e addetti, per sviluppare maggiore capacità manageriale e cultura di impresa, con particolare riferimento ai percorsi di Istruzione Tecnica Superiore (ITS) come modello da replicare per il turismo e per il settore ICT. E rivedere l’attuale modello di incrocio tra domanda ed offerta di lavoro nell’ottica di una reale integrazione pubblico-privata, che incrementi il matching a tutto vantaggio di giovani ed imprese.

L’Umbria delle città e delle aree urbane che rinascono, perché sono i luoghi dove si esplica compiutamente la nostra socialità di cittadini, dove operano gran parte delle nostre imprese, che svolgono un ruolo essenziale di presidio e di servizio al territorio. Senza mai dimenticare i territori messi in ginocchio dal terremoto. Occorre uno stop al consumo di suolo, privilegiando il riuso e la valorizzazione dell’esistente. E l’adozione di modelli di progettazione integrata e sistemica delle città con incentivi e servizi per ripopolare i centri storici di residenti e funzioni, per la riqualificazione delle periferiee per la rigenerazione sociale dei borghi.

L’Umbria del Commercio di qualità, perché avere una visione di sviluppo per questo comparto, senza abbandonarlo al caso o peggio alla speculazione, tenendo conto dei cambiamenti nei comportamenti di acquisto e la composizione delle nuove famiglie, significa anche definire quale tipo di vita vogliamo vivere, e se la qualità della vita in Umbria per noi è un valore.

Occorre dare piena attuazione della Direttiva Servizi, che impone criteri di valutazione circa pluralità dei format, tutela dell’ambiente e della salute, saturazione del traffico. Occorrono Incentivi e azioni per aumentare tasso di innovazione, multicanalità, produttività e competitività, velocità e flessibilità di riprogettazione, attraverso formazione e cultura d’impresa, innovazione dei format e digitalizzazione, distretti e comunità di business. La qualificazione del commercio garantirà come effetto positivo il presidio del territorio,occupazione e sicurezza.

L’Umbria a trazione Turismo, perché crediamo da sempre che il nostro territorio abbia una vocazione molto forte, grazie al patrimonio inestimabile che abbiamo ereditato e che abbiamo la responsabilità di mettere a frutto sapientemente.

Nella nuova programmazione europea, noi vorremmo che tutti i nostri settori compaiano a pieno titolo nei documenti regionali, in un giusto equilibrio fra le azioni trasversali necessarie a far crescere le imprese più piccole e le azioni verticali finalizzate a sviluppare gli asset più importanti. Tra questi ci deve essere il turismo.

Quattro le richieste: governance partecipata e centralità del turismo nelle politiche regionali che porti alla definizione delle “identità forti” in vista della creazione di un DMO regionale, collettore di offerte integrate e propositore di una massa critica verso il mercato, per la successiva promozione e commercializzazione; infrastrutture materiali (strade, ferrovie e aeroporto) e immateriali (piattaforma dei dati e OPEN DATA per la costruzione del prodotto) per far decollare l’Umbria; velocizzazione della ricostruzione nel cratere e creazione di un’area speciale che per un arco di tempo adeguato che permetta a residenti e operatori di resistere attraverso incentivi e defiscalizzazioni;  una nuova legge di settore che includa anche controlli serrati ed azioni efficaci contro l’abusivismo e le varie forme di concorrenza sleale.

L’Umbria dell’innovazione diffusa, per concludere, al servizio dei cittadini e di tutte le imprese umbre.

Dove possa trovare spazio una figura professionale nuova, un vero e proprio assistente digitale, che entra nelle piccole aziende e crea sinergie, facilita l’adozione di soluzioni digitali personalizzate, ottimizzando così anche l’efficacia degli incentivi pubblici all’innovazione,  garantendone soprattutto l’efficacia nel tempo.

Anche qui quattro richieste:  sensibilizzare, informare e formare cittadini e imprese in materia di competenze digitali di base, ottimizzando il lavoro coordinato dei vari soggetti pubblici e privati che operano su questo fronte; aumentare le risorse in favore dell’innovazione delle imprese, potenziando il ruolo dei Digital InnovationHub delle associazioni d’impresa per azioni di affiancamento, assistenza digitale e matching tra domanda ed offerta di innovazione; garantire ai cittadini e alle imprese la possibilità di usufruire on line della maggior parte dei servizi degli uffici pubblici; favorire gli ecosistemi di iniziativa privata per le start up e lavorare per la realizzazione in Umbria delle infrastrutture digitali che possano renderla un polo di attrazione per personalità creative e progettualità innovative.

Per ognuna delle cinque direttrici e sulle proposte delle imprese, sono state poste domande ai candidati da Ivana Jelinic, consigliere Confcommercio Umbria e presidente nazionale Fiavet Federazione Agenzie di Viaggio;Chiara Pucciarini, vice presidente Confcommercio Umbria, presidente Confcommercio Giovani Umbria e vicepresidnte nazionale;Andrea Tattini, vice presidente vicario Confcommercio Umbria e presidente Centro Fidi Terziario;Simone Fittuccia, consigliere Confcommercio Umbria e presidente Federalberghi della provincia di Perugia;Roberto Palazzetti, consigliere Confcommercio Umbria e presidente Assinte Umbria Imprese ICT.

Il confronto è stato moderato da Simone Pastorelli, consigliere Confcommercio Umbria, esperto di comunicazione digitale.

I DATI DI CONTESTO

UMBRIA CHE PUNTA SUL CAPITALE UMANO

L’ Umbria è sempre più vecchia (un quarto della popolazione ha più di 65 anni;  c’è un giovane ogni due anziani), più povera (il reddito pro capite nel 2017 era di 24.326 euro controi 28.494 euro della media italiana), con minore capacità di consumo (consumi famiglie per abitante:  in Umbria 16.798 euro contro la media italiana di 17.497 euro).

Negli ultimi 10 anni è raddoppiato sia il tasso di disoccupazione globale (+4,4% dal 2008 al 2018) sia quello dei giovani tra i 15 e 24 anni (+16.7% dal 2008 al 2018). Preoccupa  il numero di persone inattive (25.800), che un lavoro neppure lo cercano.

In Umbria il livello di scolarizzazione  è molto superiore alla media nazionale (Laurea/diploma: Umbria 68,2%, Italia 61,4%), ma sempre più  giovani devono cercare opportunità fuori regione.

Nello stesso tempo le imprese – sia tradizionali, sia ad alto contenuto tecnologico – non trovano i profili adatti alle loro esigenze. Le attività del terziario continuano a rappresentare un fondamentale serbatoio di occupazione, nonostante la crisi (69,6% occupati nei servizi, i cui 20,5%  nel commercio, alberghi e ristoranti; 49,1% altri servizi compresa P.A).

I percorsi di scuola/università sono per lo più lontani dai  fabbisogni reali delle imprese e i centri per  l’impiego hanno fallito nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro: nel 2018 solo il 2,1% di chi ha trovato un’occupazione nel privato è passato per i centri per l’impiego.

UMBRIA DELLE CITTA’ CHE RINASCONO

Tanti anni di non governo hanno snaturato e imbruttito le città umbre, creando quartieri senza anima e gravi problemi di viabilità. I centri storici si sono  progressivamente svuotati di funzioni e attività, con costi e disservizi molto alti per la collettività.

Nel centro storico di Perugia le attività commerciali sono passate da 420 nel 2008 a 290 nel 2018. Alberghi, bar, ristoranti erano 255 nel 2008 contro i 218 del 2018.

Nel centro storico di Terni le attività commerciali sono passate da 378 nel 2008 a 339 nel 2018.

Alberghi, bar, ristoranti sono invece cresciuti: erano 43 nel 2008 contro i 140 del 2018.

Oltre ad essere mancata programmazione integrata – con la mobilità che non ha interagito con il commercio, che a sua volta è stato gestito dalle amministrazioni senza interagire con l’urbanistica – c’è stata una eccessiva cementificazione del territorio, a discapito del riuso.

Consumo  suolo  in Umbria  nel 2018:  47.660 ettari  (5,64%  totale suolo), 616 ettari in più rispetto al 2012.

Comuni umbri con maggior consumo di suolo: 1) Bastia; 2) Corciano; 3) Terni, 4)Perugia, 5)Citerna 6) Deruta, 7) Torgiano, 8) Spello, 9) Giove 10) San Gemini.

UMBRIA DEL COMMERCIO DI QUALITA’

Il commercio svolge un ruolo fondamentale dal punto di vista sociale, ma anche nella produzione di ricchezza e di occupazione.

Il Terziario di mercato rappresenta il 40% dell’economia umbra e il 47% occupazione.

Nel commercio ci sono  21.923 imprese  (22,4% del totale); nel settore Alloggio/Ristorazione  6.703 imprese  (7,1%); negli altri servizi dell’area Confcommercio 15.232 imprese  (16,1%).

Il settore commercio è stato oggetto di liberalizzazioni regionali che sono andate ben oltre gli obblighi imposti dalla Direttiva Servizi.

Il quadro: 11.463 imprese commercio in sede fissa, 268 supermercati, 28 grandi magazzini, 167 empori, 6 ipermercati.L’Umbria è la seconda regione in Italia per superficie di vendita ogni 1.000 abitanti: 587,2 mq.

UMBRIA A TRAZIONE TURISMO

Malgrado una centralità molto decantata a parole, nei fatti il turismo è rimasto marginale per troppo tempo nelle politiche regionali, in termini di risorse e progetti.

Si è preferito puntare sulla quantità dell’offerta ricettiva, specie in ambito rurale, piuttosto che sulla qualità. La conseguenza è una bassa occupazione media. Indice utilizzo medio: 32,7%

Imprese turismo con lavoratori dipendenti: 3.070 (+5,3% 2017/2016). Dipendenti: 15.925 (+13,8% 2017/2016).

Alberghi: 527, posti letto 28.582. Extralberghiero:  4.439, posti letto 60.265. Indice utilizzo medio: 15%

Cresce il peso del “sommerso”: 4.187 strutture umbre su Arbnb;locazioni turistiche registrate dalla Regione Umbria: 930.

UMBRIA DELL’INNOVAZIONE DIFFUSA

L’Umbria, come l’Italia, è in forte ritardo in termini di innovazione: con meno Marchi e domande di brevetti, meno investimento in ricerca e sviluppo.

Oggi molti piccoli imprenditori si sentono “schiacciati e confusi” dall’avanzata delle tecnologie digitali e dalla concorrenza dell’e.commerce, che in Umbria conta 284 imprese: 206 nella provincia di Perugia, (2009/2018 +133); 78 nella provincia di Terni (2009/2018  +52).

Il settore delle imprese ICT e innovative non trova un ecosistema favorevole al proprio sviluppo.

Nel 2018, sono state 188 le start up innovative (2%  totale Italia).

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