Morto detenuto che aveva tentato il suicidio in carcere a Terni

Morto detenuto che aveva tentato il suicidio in carcere a Terni

Morto detenuto che aveva tentato il suicidio in carcere a Terni

Il detenuto che nel primo pomeriggio del 9 dicembre dal carcere di Sabbione è stato trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Terni si trova attualmente ricoverato nel reparto di Rianimazione con prognosi riservata in condizioni molto gravi. La notizia della morte l’ha dà l’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni.  Ieri il Sappe, il sindacato della Polizia Penitenziaria aveva comunicato la morte, poi smentita da un comunicato dello stesso ospedale. “C’è stato, purtroppo, un corto circuito a livello di comunicazioni vista la concitazione del momento, ma il detenuto è ora in ospedale e lotta tra la vita e la morte. Le sue condizioni sono molto gravi, tanto che non è neppure piantonato. Ci auguriamo che possa salvarsi, sì che l’intervento immediato del personale della Polizia Penitenziaria sia stato decisivo per impedirne la morte”.

Questo era quanto aveva comunicato immediatamente dopo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del Segretario Nazionale per l’Umbria, Fabrizio Bonino.

Amareggiato si era detto il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: “Ieri l’altro un detenuto si era impiccato a Regina Coeli ieri a Terni. E questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome!, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione”.

“Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 19mila tentati suicidi ed impedito che quasi 145mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, conclude il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo. “Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante. Altro che emergenza superata!”

 

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