Inferno in carcere a Terni, aggrediti tre agenti, tutti in ospedale

Detenuto ingerisce lamette e poi in ospedale scene da Far West

Inferno in carcere a Terni, aggrediti tre agenti, tutti in ospedale

Inferno in carcere – Ennesima giornata di fuoco alla casa circondariale di Terni. Il turno mattinale dei poliziotti penitenziari inizia col botto quando, in segno di protesta per un trasferimento presso altro istituto, un giovane nordafricano, già noto per numerose intemperanze, ha pensato bene di aggredire alcuni tutori dell’ordine mandandone in ospedale tre.

«Ma noi non ci facciamo mancare nulla – scrivono Valentina Porfidi e Claine Montecchiani (Cgil) – e, allora, un altro ristretto, che solo pochi giorni fa aveva aggredito un’infermiera nel primo pomeriggio quando non si è visto consegnare alcuni oggetti depositati al casellario, si è scagliato contro diversi operatori che a fatica sono riusciti a contenerne la furia».

[su_panel color=”#000000″ border=”2px solid #101010″ padding=”10″ shadow=”-1px -1px 12px #c3b5b5″ radius=”14″]Bilancio: altri poliziotti refertati presso il presidio Asl interno e altri  due che sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso.[/su_panel]

«Non è la prima volta – aggiungono – che la prestanza fisica e la violenza di giovani reclusi, spesso con problemi psichiatrici ed avvezzi a menar le mani, hanno la meglio su un personale carente numericamente e dalla elevata anzianità anagrafica. Non è la prima volta – scrivono ancora in una nota – che denunciamo la miope indifferenza dei superiori uffici che hanno fatto di terni la pattumiera degli istituti toscani. Non è la prima volta che che torniamo a lamentare una grave carenza di organico non solo della polizia penitenziaria ma anche delle funzioni centrali e dell’Asl».

I sindacalisti proseguono nel dire che: “Non è la prima volta che auspichiamo un cambio di rotta sulla gestione delle politiche penitenziarie anche con riferimento a un non più rimandabile investimento nella psichiatria specialistica e nelle relative strutture”.

Tra le tante “Non è la prima volta” ce n’è invece una che è la prima realmente. «È la prima volta, però, che abbassiamo il tiro rivolgendoci ai vertici dell’istituto, con particolare riferimento al direttore e al comandante, ai quali chiediamo un intervento serio nei confronti di prap e dap. Pur coscienti – aggiungono – che dirigenti e funzionari dello Stato, nell’ambito del rispetto dell’ordine gerarchico, non possono censurare l’operato dei superiori. Superiori ai quali non potranno ma dire di no, almeno evitino di dire sempre e comunque sì sulle spalle dei lavoratori».

Per una volta, in sostanza, chiedono di  limitarsi a “curare le carte, agite col Cuore”.

«Questo vi chiediamo – dicono in una nota Valentina Porfidi e Claine Montecchiani  – continuate a lavorare con la lealtà e la professionalità che vi riconosciamo ma non dimenticate le vostre donne e i vostri uomini. Un ultimo pensiero di ringraziamento a quel personale che per difendere i colleghi e mantenere l’ordine anche oggi torna a casa meno sano di quanto non sia uscito stamattina».

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