I leoni da tastiera in netto aumento, diffamazione e pene pesanti

I leoni da tastiera in netto aumento, diffamazione e pene pesanti

I leoni da tastiera in netto aumento, diffamazione e pene pesanti In caso di diffamazione da parte di un cittadino nei confronti di un altro cittadino “comune”, i risarcimenti sono tra ottomila e diecimila euro, ma se si vanno a diffamare magistrati, personaggi noti e politici ecco che si può arrivare a oltre cinquantamila euro. E’ un riferimento preciso e pesante che può essere applicato in qualsiasi caso come quello del sessantenne di di Montone.

L’uomo in  un post su Facebook del luglio 2017 definiva Salvini un «ciarlatano» e soprattutto un «assenteista» dal suo ruolo di europarlamentare. Il tentativo fino all’ultimo – scrive oggi il Messaggero Umbria in un articolo di Michelle Milletti – sarà quello di non entrare nel merito di una reale o meno commissione del reato di diffamazione.

«Se saremo costretti ad entrare nel merito della vicenda, posso dire che a mio avviso non sussiste in alcun modo la diffamazione contestata al mio assistito, ma anzi le sue parole possono essere interpretate come un diritto di critica politica». E’ quanto dichiara al Messaggero l’avvocato del sessantenne, Ilaria Iannucci. L’udienza dello scorso 17 ottobre – scrive il quotidiano – è stata aggiornata al 14 dicembre.

In questo periodo le parti, anche sulla base della nuova normativa, saranno chiamate a un tentativo obbligatorio di conciliazione. Altrimenti il 14 dicembre si andrà all’udienza filtro con il pm che chiede di sentire la parte offesa e di acquisire il testo considerato diffamante, e alla successiva potrebbe toccare allo stesso Salvini essere in aula.

Un utilizzo dei social network non attento e corretto può portare a seri problemi. E questa è una questione che può riguardare tantissime persone. Perché la tendenza ancora molto comune è quella di credere che certi giudizi, più o meno dialetticamente pesanti e violenti, espressi attraverso il proprio profilo social possano essere limitati a un ristretto numero di amici e contatti. E che possano essere dimenticati nel tempo.

Nulla di più sbagliato. Non solo le parole scritte su internet restano all’infinito, ma soprattutto nella logica delle condivisioni – conclude il Messaggero – possono arrivare agli occhi e alle persone più impensabili. Proprio come nel caso che oppone un ministro della Repubblica a un sessantenne di Montone.

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