Crocifisso in aula, Cassazione accoglie il ricorso del prof sospeso

Crocifisso in aula, Cassazione accoglie, in parte, il ricorso del prof sospeso

L’aula di una classe «può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo, eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi». È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che a Sezioni Unite si è occupata dell’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche. Il caso giudiziario venne sollevato a Terni 13 anni fa. Un professore, attivista dei Cobas, rimosse il crocifisso dalla sua aula dell’istituto Casagrande e l’allora preside Giuseppe Metastasio lo sospese. La notizia è riportata dai giornali locali dell’Umbria.

La questione riguardava la compatibilità tra l’ordine di esposizione del crocifisso, impartito dal dirigente scolastico sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall’assemblea di classe degli studenti, e la libertà di coscienza in materia religiosa del docente, che desiderava svolgere sue lezioni senza il simbolo religioso appeso alla parete.

Il professore manifestò a più riprese la propria disapprovazione verso la presenza del simbolo religioso, reclamando il rispetto della propria libertà di insegnamento e di coscienza in materia religiosa e il principio di neutralità della scuola pubblica. Gli studenti deliberarono a maggioranza di mantenere affisso il simbolo durante tutte le ore di lezione, comprese quelle del prof in questione.

Il docente nonostante tutto questo rimuove ancora il crocifisso per riappenderlo al termine della lezione.  La Direzione scolastica avviò il procedimento disciplinare. L’insegnante fece ricorso chiedendo un risarcimento.

Le Sezioni Unite hanno rilevato che «la circolare del dirigente scolastico, consistente nel puro e semplice ordine di affissione del simbolo religioso, non è conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità».

La sanzione disciplinare inflitta al professore per questo è ritenuta decaduta. «L’affissione del crocifisso – continua la Cassazione – non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione. Non è stata quindi accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento».

 
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