Caso Amara, Procura Generale ricorre in Cassazione contro tribunale sorveglianza [Video]

La comunicazione arriva a firma del Pg, Sergio Sottani

Caso Amara, Procura Generale ricorre in
Cassazione contro tribunale sorveglianza [Video]

“La Procura Generale di Perugia comunica di aver proposto ricorso per Cassazione avverso la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Perugia depositata lo scorso 8 marzo, con cui si è concessa la misura alternativa al carcere, in favore del detenuto Piero Amara, per lo svolgimento in regime di semilibertà dell’attività di volontariato e di pubblica utilità”.


di Sergio Sottani – Procuratore Generale


Il perché della decisione

La decisione del Tribunale di Sorveglianza, presa in difformità delle richieste formulate in udienza dal rappresentante della  Procura Generale, ha ritenuto di poter accogliere la richiesta del detenuto in quanto questi ha manifestato la volontà di ripudio della condotta in precedenza tenuta, attraverso l’attività di collaborazione che sarebbe dimostrata da dichiarazioni, auto ed etero accusatorie, rese presso diverse autorità giudiziarie. Al punto che, sempre secondo la decisone del Tribunale di Sorveglianza perugino, molti procedimenti penali instauratisi trarrebbero origine proprio dall’intensa attività di collaborazione, tanto più duratura “quanto più penetrante è stato il coinvolgimento di Amara negli ambiti del potere”.

La Procura generale contesta i presupposti

In definitiva, sempre ad avviso del Tribunale di Sorveglianza, il percorso detentivo avrebbe rappresentato per Amara un effettivo senso di liberazione da atteggiamenti di vita condotti nel passato, che lo hanno portato ad esaltarsi del successo raggiunto nella carriera e del potere che ne era conseguito, per cui rispetto ai reati commessi si sta assistendo ad un processo di ripensamento del vissuto, con l’impegno di un reale cambiamento. La Procura Generale – secondo quanto scrive il Pg, Sergio Sottani, contesta tali presupposti e quindi ha impugnato la decisione.



Non risulterebbe dimostrato il presupposto della collaborazione

In primo luogo, nel procedimento in esame non sono state consultate alcune delle autorità giudiziarie ove pendono i procedimenti penali a carico di Amara, per cui non risulterebbe dimostrato il presupposto della collaborazione. Per di più, l’emissione in questi stessi procedimenti di atti contenenti l’avviso della conclusone delle indagini ipotizzano reati di particolare gravità che smentiscono la tesi del tribunale.

Non è dimostrato che vi sia stata una coerente dichiarazione autoaccusatoria

In effetti, secondo la Procura Generale, non è dimostrato che l’attività di collaborazione di Amara sia stata leale e piena, in quanto “questi ha taciuto fatti criminosi di particolare gravità”. Non è dimostrato, inoltre, che vi sia stata una coerente dichiarazione autoaccusatoria, perché in alcuni casi Amara – come riportato in un comunicato stampa della Procura Generale – è stato sottoposto ad indagini a seguito di dichiarazioni rilasciate da altri soggetti.

La Procura Generale, diretta da Sergio Sottani,  ritiene che, dalle condotte tenute dall’imputato nei procedimenti penali nei quali è attualmente sottoposto ad indagini, non emergerebbe la volontà di collaborazione, ma al contrario – sempre secondo la Procura Generale – si sia in presenza di una commissione sistematica di reati gravissimi, con una “disinvolta spregiudicatezza volta ad inserirsi in un contesto criminale di destabilizzazione delle istituzioni e di discredito e di sfiducia nel sistema giudiziario”.

La Procura Generale – infine – ritiene che dalle condotte tenute dall’imputato nei procedimenti penali – nei quali è attualmente sottoposto ad indagini – non emergerebbe la volontà di collaborazione, ma al contrario  – conclude la nota – si sia in presenza di una commissione sistematica di reati gravissimi, con una disinvolta spregiudicatezza che sarebbe stata testa ad inserirsi in un contesto criminale di destabilizzazione delle istituzioni e di discredito e di sfiducia nel sistema giudiziario.


LA SINTESI

Concessa la semilibertà all’avvocato Piero Amara, detenuto nel carcere di Terni. Emerge da un comunicato della Procura generale di Perugia che ha reso noto di avere proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale di sorveglianza del capoluogo umbro, depositata lo scorso 8 marzo, con cui si è concessa la misura alternativa per svolgere in regime di semilibertà attività di volontariato e di pubblica utilità.

Provvedimento adottato – si legge sempre nella nota del procuratore generale Sergio Sottani – “in difformità delle richieste formulate in udienza dal rappresentante della Procura generale”. Secondo quest’ultima il Tribunale di sorveglianza “ha ritenuto di poter accogliere la richiesta del detenuto in quanto questi ha manifestato la volontà di ripudio della condotta in precedenza tenuta, mediante l’attività di collaborazione che sarebbe dimostrata da dichiarazioni, auto ed etero accusatorie, rese presso diverse autorità giudiziarie.

Al punto che, sempre secondo la decisone del Tribunale di sorveglianza perugino, molti procedimenti penali instauratisi traggono origine proprio dall’intensa attività di collaborazione, tanto più duratura quanto più penetrante è stato il coinvolgimento di Amara negli ambiti del potere”. “In definitiva, sempre ad avviso del Tribunale di sorveglianza – ha reso noto la procura generale -, il percorso detentivo ha rappresentato per il sig. Amara un effettivo senso di liberazione da atteggiamenti di vita condotti nel passato, che lo hanno portato ad esaltarsi del successo raggiunto nella carriera e del potere che ne era conseguito, per cui rispetto ai reati commessi si sta assistendo ad un processo di ripensamento del vissuto, con l’impegno di un reale cambiamento”. La Procura generale contesta però tali presupposti e quindi ha impugnato la decisione.


 

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