Carceri umbre al collasso, [Audio intervista] allarme del garante dei detenuti

Carceri umbre al collasso, allarme del garante dei detenuti
avv Giuseppe Caforio

Situazione esplosiva: sovraffollamento e condizioni inumane

Carceri umbre al collasso – La situazione nelle carceri umbre è sempre più critica. Dopo la morte di un detenuto nel penitenziario di Capanne, alle porte di Perugia, il garante dei detenuti dell’Umbria, l’avvocato Giuseppe Caforio, (Guarda il servizio al tg di CANALE ITALIA UMBRIA ch 16 alle 19,30) ha lanciato un nuovo allarme. Secondo Caforio, il sovraffollamento ha raggiunto livelli insostenibili, mettendo a rischio la sicurezza dei reclusi e del personale penitenziario.

“La situazione sta peggiorando di ora in ora”, ha dichiarato, sottolineando che già nei giorni precedenti alla tragedia aveva segnalato il problema alla Presidente del Consiglio regionale Donatella Proietti. Insieme, avevano inviato una lettera al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Procuratore Generale Sergio Sottani per chiedere interventi urgenti. “Avevamo previsto il rischio di eventi gravi, e purtroppo si sono verificati”, ha aggiunto Caforio.


Audio intervista di Umbriajournal al garante del detenuti, avv. Giuseppe Caforio 


Un sistema al collasso

Le condizioni nei penitenziari umbri sono “esplosive”, secondo il garante. La polizia penitenziaria è al limite, costretta a gestire una popolazione carceraria in continuo aumento con un organico insufficiente. Anche il personale sanitario è allo stremo, con difficoltà nel garantire cure adeguate ai detenuti, molti dei quali affetti da problemi psichiatrici.

“La situazione è fuori controllo”, ha affermato Caforio. “Ogni giorno si verificano episodi di autolesionismo, che spesso non emergono sui media. Ho assistito a detenuti che si cuciono la bocca o si infliggono ferite gravi. Il rischio di emulazione è concreto, perché le condizioni di detenzione sono inumane“.

Sovraffollamento senza precedenti

Uno dei principali problemi è il sovraffollamento. Le carceri umbre ospitano un numero di detenuti ben oltre la loro capacità. Il penitenziario di Terni, ad esempio, dovrebbe contenere 422 persone, ma attualmente ne ospita circa 600. “Sabato scorso sono stati trasferiti altri quattro detenuti, portando il numero a livelli insostenibili”, ha spiegato Caforio.

La regione Umbria accoglie anche un numero elevato di detenuti provenienti da altre regioni, soprattutto dalla Toscana. Questo contribuisce ad aggravare il problema, rendendo la gestione ancora più complessa. “Oltre ai numeri, va considerato che molti detenuti hanno patologie psichiatriche, il che mette sotto pressione il sistema sanitario penitenziario”, ha precisato il garante.

Le richieste di intervento

Dopo l’ultima tragedia, la Presidente Proietti ha avuto un colloquio con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento immediato. Anche la Sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha espresso preoccupazione e sollecitato soluzioni concrete.

Tra le proposte avanzate dal garante vi sono:

  • Riduzione della popolazione carceraria con misure alternative alla detenzione per reati minori
  • Incremento dell’organico della polizia penitenziaria e del personale sanitario
  • Limitazione dei trasferimenti da altre regioni verso le carceri umbre
  • Miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti, garantendo spazi adeguati e assistenza sanitaria

“La situazione è al limite e se non si interviene con scelte coraggiose, assisteremo a nuovi episodi tragici”, ha concluso Caforio.

Emergenza anche nel carcere femminile

Il problema non riguarda solo i detenuti uomini. Nel carcere femminile, che dovrebbe ospitare 40 persone, sono attualmente recluse più di 60 detenute, con difficoltà aggiuntive legate alla lontananza dalle famiglie e alle problematiche affettive.

L’accessibilità ai penitenziari umbri è un’altra criticità. “Le famiglie di detenuti provenienti da regioni lontane trovano enormi difficoltà nel raggiungere Capanne con i mezzi pubblici”, ha sottolineato Caforio.

Il rischio con l’arrivo dell’estate

L’estate potrebbe aggravare ulteriormente la crisi. Le alte temperature renderanno le condizioni di detenzione ancora più difficili. “Se non si interviene ora, la situazione rischia di diventare ancora più ingestibile nei prossimi mesi”, ha avvertito il garante.

Il quadro che emerge è quello di un sistema penitenziario al collasso, che necessita di interventi immediati per evitare nuovi drammi.

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