Una storia che intreccia malattia, fragilità e diritti sospesi
in un percorso segnato da un tumore alla mammella
| di Marcello Migliosi
La battaglia per la vita non dovrebbe mai trasformarsi in una lotta per la sopravvivenza economica, eppure è ciò che sta affrontando Laura Boco, giovane professionista laureata in giurisprudenza. La sua vicenda inizia con una diagnosi di carcinoma mammario, un evento che ha stravolto la sua quotidianità ma non la sua determinazione. Per affrontare la patologia, la giovane si è affidata all’eccellenza dell’Istituto Europeo Oncologico (IEO) di Milano, sottoponendosi a un delicato e innovativo intervento di quadrantectomia con contestuale ricostruzione autologa.
Il percorso medico e la ricostruzione innovativa
L’operazione è stata eseguita da un’equipe di altissimo profilo, guidata dal dottor Luciano Carli, luminare della chirurgia oncologica mammaria, insieme al dottor Garieri, specialista della parte ricostruttiva. Laura ha descritto un intervento complesso e d’avanguardia, noto come ricostruzione a lembi perforanti: una tecnica che ha previsto il prelievo di tessuti cutanei e muscolari dalla zona dorsale per ricostituire il seno, reso necessario dalla rimozione della cute esterna. Nonostante l’invasività della procedura, il recupero clinico è stato sorprendentemente rapido, permettendo alla donna di guardare al futuro con rinnovato ottimismo, convinta che il peggio fosse ormai alle spalle.
Il rientro al lavoro e l’amara sorpresa
Terminato il periodo di convalescenza e scaduto il certificato medico, Laura si è presentata presso la sede della ditta dove lavorava dove ricopriva un ruolo nel settore marketing e analisi. La donna, che aveva iniziato la collaborazione con dedizione, lavorando persino nelle settimane precedenti alla firma del contratto, si trovava formalmente in periodo di prova. Tuttavia, al suo rientro, l’accoglienza non è stata quella sperata. Invece di una ricollocazione o di un supporto nel completamento della prova, l’azienda le ha comunicato l’interruzione del rapporto, sostenendo che la sua condizione la rendesse ormai inabile alle mansioni richieste, come l’allestimento di fiere e la movimentazione di materiale.
La violazione dei diritti e la tutela legale
L’aspetto più critico della vicenda risiede nelle modalità del licenziamento. Laura ha denunciato come il datore di lavoro abbia utilizzato il pretesto della mancata capacità professionale per giustificare l’allontanamento, ignorando che la legge prevede la conservazione del posto anche durante il periodo di prova in caso di malattia certificata. La professionista ha sottolineato come l’azienda avrebbe potuto assegnarle incarichi compatibili con il suo stato post-operatorio, specialmente considerando le sue competenze digitali e analitiche. La scelta di notificare il recesso proprio nel giorno del rientro è apparsa come una manovra per evitare l’onere di una risorsa percepita come “fragile”.
La necessità di giustizia per i malati oncologici
Attualmente, Laura Boco sta valutando di intraprendere le vie legali, consapevole che il suo caso non è isolato. Molti lavoratori, dopo aver affrontato il trauma del cancro, si ritrovano soli davanti a decisioni aziendali che calpestano la dignità umana e le norme giuslavoristiche. Nonostante la necessità impellente di lavorare per sostenere le spese e la mancanza di entrate dallo scorso ottobre, Laura non intende piegarsi a quella che definisce una “giusta causa” interpretata in modo distorto. La sua storia diventa così un monito e un grido d’aiuto per una protezione reale dei lavoratori colpiti da gravi patologie, affinché la guarigione clinica non sia seguita da una morte professionale.

Ciò che sta accadendo alla dott.ssa Laura Boco è allucinante, è una vergogna che certi datori di lavoro abbiano comportamenti a dir poco spregevoli. Sono persone prive di umanità tanto più nei confronti di una persona che è già stata duramente colpita dalla sorte e che vuole giustamente mettere dietro le spalle (mi auguro di tutto cuore che ci riesca) ciò che la vita le ha purtroppo riservato. Ha il sacrosanto diritto di riprendere la sua attività lavorativa che le servirà molto anche dal punto di vista psicologico. Per quanto possa servire sappia che ha tutta la mia comprensione, solidarietà e il più sincero augurio che al più presto possa riuscire a superare questo momento negativo della vita perchè lo merita e ne ha pieno diritto anche dal punto di vista morale. Sono certo che ce la farà e invito tutti coloro che possono supportarla di rendersi disponibili. I diritti umani vanno difesi e sostenuti da tutti.
FORZA DOTTORESSA BOCO, non si arrenda. Sono certo che ce la farà.