Caccia all’ombra e al condizionatore, il cane che si morde la coda!

Meno verde e più asfalto amplificano il calore nei centri umbri

🌳 Caldo nelle città umbre, parte la caccia all’ombra e al condizionatore. Meno alberi e più asfalto aumentano il disagio estivo, mentre i costi del raffrescamento pesano soprattutto su anziani e famiglie più fragili.


di Sauro Presenzini
Le Città umbre, come il resto d’Italia, soffrono il caldo, le temperature torride, le ondate di calore, tipiche della stagione, ma c’è chi giura che questo è un caldo anomalo, mai registrato prima e che le temperature di quest’anno siano da record.

Al di là dei luoghi comuni e delle statistiche metereologiche, ci sono Città umbre che se la passano meglio e altre che stanno oggettivamente peggio, indipendentemente dalle condizioni orografiche e quasi tutto dipende dalla presenza e dalla cura del verde, ovvero dalla presenza di alberi e dalle superfici impermeabilizzate.

Le città senza alberi diventano forni a cielo aperto, a causa delle isole di calore, meno verde e tanto asfalto, che fanno salire i gradi, bloccando il calore tra i palazzi.

Gli alberi contribuiscono ad abbassare la temperatura percepita, creando coni d’ombra attivando un raffrescamento attivo: la giusta densità di alberi e di chiome possono ridurre la temperatura fino a 8°, inoltre, riducono lo smog che si accumula nei giorni più afosi.

Il cemento e le superfici impermeabilizzate invece,  accumulano calore e scaldano la città, come farebbe un buon pannello radiante. Asfalto e muri accumulano di giorno e rilasciano di notte. Senza gli alberi e le loro chiome i raggi colpiscono dritti il suolo. Inoltre, gli alberi, in particolar modo le latifoglie, ovvero quelle a foglie larghe e piatte riescono a rinfrescare e umidificare l’aria in una sorta di traspirazione naturale, cosa che invece le conifere (abeti, pini, cipresso) non riescono a fare avendo delle foglie aghiformi che non trattengono l’umidità.

Ma questa condizione colpisce in modo disuguale la popolazione: chi vive, infatti, in aree prive di parchi o non dispone di sistemi di raffrescamento, si trova ad affrontare disagi maggiori rispetto a chi abita in contesti più verdi e isolati.

La presenza o l’assenza di spazi naturali diventa così una questione di equità sociale, ma anche di tutela della salute di tutti i residenti, specialmente i più fragili e non tutte le persone, specialmente le più anziane, si possono permettere l’acquisto di un condizionatore, per superare indenni le famigerate ondate di calore, il cui costo medio tra acquisto e installazione parte da un minimo di 1.500 euro a salire.

Il problema poi, non sarebbe tanto l’acquisto, una tantum, ma i costi di esercizio del condizionatore, tenerlo acceso almeno 8 ore, nelle ore più calde, con le tariffe elettriche alle stelle, è un salasso che mensilmente non tutti possono permettersi, spesso in presenza di una pensione che non riesce a toccare i 1.000 euro.

Basta scorrere i canali social di molte città umbre per accorgersi che c’è una lamentela generale, i cittadini che nell’ordine si lamentano come troppo spesso gli alberi vengano abbattuti con troppa facilità trasformando le vie e le piazze in paesaggi lunari, alieni, luoghi oggi invivibili per i quali nessuno ha mai pensato di offrire ombra e ristoro, trasformando gradualmente e di conseguenza le superfici coperte, di quelle Piazze e vie, in spazi repulsivi, griglie radianti a 40 gradi, luoghi anonimi, da evitare, sia per la mancanza di arredi urbani, ma soprattutto per mancanza di verde pubblico di qualità, la cui mancanza incide direttamente sulla qualità della vita durante i mesi estivi.

Il cane che si morde la coda poi, è proprio il proliferare di condizionatori che per produrre il freddo nelle case, devono rilasciare aria calda all’esterno, contribuiscono a riscaldare ancor di più gli spazi cittadini e ad innalzare le temperature già bollenti.

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