Ancaelle e i vincoli, sparita la recinzione Soprintendenza vuole vederci chiaro

Ancaelle e i vincoli, sparita la recinzione Soprintendenza vuole vederci chiaro

Ancaelle e i vincoli, sparita la recinzione Soprintendenza vuole vederci chiaro

di Elio Clero Bertoldi
MAGIONE – La rete metallica che circondava la chiesetta di Santa Maria di Ancaelle é stata tolta. Forse la decisione é figlia della tradizionale manifestazione organizzata dalla Pro Loco a Ferragosto. O forse sono intervenuti altri motivi. Di certo la cappella, di circa mille anni (e costruita su un edificio etrusco dedicato alla dea Ancaria, protettrice dell’agricoltura e della fertilità), ora risulta più godibile.

Intanto – dopo la segnalazione della Pro Loco – si é mossa la soprintendenza, che formalmente (a firma della funzionaria Rosalba Mencarelli), ha annunciato come siano in corso accertamenti sulla natura dei vincoli riguardanti l’area della chiesetta. Inoltre la stessa soprintendenza ha reso noto di aver messo in cantiere un sopralluogo al quale é stata invitata a partecipare anche l’amministrazione comunale. Il tutto sotto l’egida dell’architetto Gilda Giancipoli, che é la responsabile per le Belle Arti del territorio.

La chiesetta romanica non é … fortunata. Restaurata dal Genio Civile nel 1957, risulta da una lettera della soprintendenza (al tempo retta da Gisberto Martelli), aver subito una soprelevazione sull’abside di stile romanico. A testimonianza di come nel nostro paese, dove si parla ad ogni occasione di turismo culturale, poi manchi la vigilanza sulla tutela dei monumenti e dei beni culturali.

Ancaelle – costruita lungo la strada che collegava Perugia a Chiusi e che nel Medioevo era frequentata dai fedeli che si dirigevano verso la via Francigena (fossero diretti a Roma o addirittura a San Giacomo di Compostela) – non solo é una delle chiese più antiche dell’area del Trasimeno-Pievese (viene citata in un documento del 1014, come appartenente ai benedettini anche se poi, nel 1471, era entrata nel patrimonio del collegio Pio della Sapienza di Perugia), ma vanta affreschi del Duecento sia pure non ben leggibili e testimonianze templari (una croce patente nel catino dell’abside e un’altra di metallo sul campanile). Ed ancora una acquasantiera paleocristiana, un bassorilievo con l’Agnus Dei, un fiore a sei petali, inscritti in un cerchio, che richiamano l’arte micenea ed etrusca. Un piccolo ma significativo scrigno di arte, di storia, di religione, di tradizione. Che sia da un bene da difendere e, se possibile, da restaurare e da offrire alla fruibilità di tutti, é a dir poco, persino banale.

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