Agente penitenziario picchiato in carcere da detenuto, acquisito certificato medico

 
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Cinturate ad un agente di polizia e pugno ad agente della penitenziaria

Agente penitenziario picchiato in carcere da detenuto, acquisito certificato medico

di Morena Zingales
Un’udienza che è durata quasi un’ora e mezzo, un acceso dibattito processuale relativo all’acquisizione o meno di un certificato medico redatto dal medico di base dell’agente della polizia penitenziaria. Si è svolta nella giornata di venerdì 28 maggio, in aula Affreschi del Tribunale di Perugia, l’udienza che vede imputati da una parte padre e figlio, il primo detenuto e il secondo libero, e dall’altra parte la vittima, un’agente della polizia penitenziaria del carcere perugino di capanne.

I fatti risalgono a febbraio 2020 quando durante un colloquio il detenuto (padre), insieme al figlio, picchiò brutalmente l’agente scagliandosi con violenza contro di lui. L’agente, difeso dal legale, l’avvocato Michele Maria Gambini, per le lesioni riportare, fu costretto a ricorrere alle cure ospedaliere e, ancora oggi, non è rientrato al lavoro, poiché ritenuto non idoneo al servizio.

Il medico di base, così come i consulenti tecnici, hanno riscontrato uno stato di salute particolarmente grave, conseguente ai fatti per cui è causa. Le difese degli imputati alla presentazione del certificato hanno, ovviamente, detto la loro. Il giudice, Emma Avella, alla fine lo ha acquisito riservandosi la valutazione in sentenza, rinviando al 12 luglio 2021 per sentire tutti i testimoni. Oggi dovevano essere sentiti i testi del pubblico ministero, ma non si sono presentati.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Giuliano Bellucci, Giuliano Ghirga e Daniela Tizzano, erano presenti, così come l’agente penitenziario. Il figlio era in aula in presenza, mentre il padre era in video collegamento dal carcere di Parma, dove è stato trasferito, inseguito ai fatti accaduti. Quest’ultimo era inserito tra i cento latitanti più pericolosi d’Italia.

L’agente di 52 anni, come detto, è in malattia “sine die” (senza giorno) fino a quando non si riunirà la commissione medica militare per valutare se è idoneo o meno al servizio. Inizialmente è stato in malattia, poi un breve periodo è tornato al lavoro, ma da febbraio scorso è nuovamente in malattia.

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