Il corpo della donna come campo di battaglia, apre il Todi Festival 2022, sarà una prima nazionale

Il corpo della donna come campo di battaglia, apre il Todi Festival 2022, sarà una prima nazionale

Il corpo della donna come campo di
battaglia, apre il Todi Festival 2022, sarà una prima nazionale

“Raccontare una donna stuprata non è semplice per mille ragioni, innanzitutto perché ci obbliga da donne a entrare in ambiti di una violenza che raccontarla è una cosa, attraversarla è un’altra”. E’ quanto ha detto Annalisa Canfora la coprotagonista del progetto ‘Il corpo della donna come campo di battaglia’ di Matëi Vişniec, con la regia di Alessio Pizzech. Lo ha fatto nell’ambito della conferenza stampa di presentazione della prima serata della XXXVI edizione di Todi Festival. Con lei anche il regista, il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano e il Direttore Artistico di Todi Festival Eugenio Guarducci.

Podcast Annalisa Canfora
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Lo spettacolo si terrà sabato 27 Agosto

Lo spettacolo si terrà sabato 27 Agosto al teatro Comunale di Todi ed è stato prodotto da Canlur e Todi Festival, e andrà in scena in prima nazionale con Marianella Bargilli e Annalisa Canfora.

“Entrare a contatto con questo materiale è stato molto complesso – ha aggiunto Canfora -. Il mio tentativo è stato quello di provare a raccontare  con estrema delicatezza questo femminile. La domanda che mi sono posta è se in sala ci sarà una donna che ha subito violenza e come potrà vivere la storia di questo personaggio. Io racconto la storia di una donna stuprata in Bosnia, il campo di battaglia è il corpo delle donne. In guerra una delle armi più efficaci è la violenza sui corpi femminili.

La violenza è attuale in questo momento. Lo stupro non è soltanto quello del corpo, ma è quello stupro del pensiero, è la violenza sulla libertà femminile. Lo stupro è una violenza politica, culturale, sociale ed economica. La discriminazione economica femminile è uno stupro, è una castrazione della possibilità di emancipazione del femminile. Io credo che oggi sia importante per noi che siamo artisti, che usiamo l’arte, la cultura, la bellezza, il teatro, la letteratura per poter dire la nostra e per poter lasciare un segno in questo mondo. Ognuno deve farlo con quello che conosce. Noi pensiamo che sia tempo per raccontare storie di questo tipo perché ce n’è davvero bisogno?”

“La cultura – dichiara Eugenio Guarducci – non può rimanere distratta da certi accadimenti che non solo la storia, ma anche la cronaca, ci presenta con tutta la sua triste e dura realtà. Il Todi Festival con questo debutto vuole denunciare con forza ciò che anche nelle recenti settimane si è verificato in Ucraina, con una guerra tuttora in corso che sta scomparendo dai titoli di apertura dei telegiornali, rischiando di far perdere traccia anche di quei comportamenti inqualificabili e disumani nei confronti della popolazione civile e in particolare nei confronti delle donne”.

Due donne – una psicologa americana e una donna bosniaca vittima di uno stupro di guerra – e, sullo sfondo, la guerra in Bosnia. Matëi Vişniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, ci racconta con intelligenza, poesia e acume gli effetti devastanti della guerra dove l’arma più feroce per distruggere gli individui e la collettività è spesso rappresentata proprio dalle violenze fisiche sulle donne.

[su_panel background=”#fdfafa” color=”#000000″ border=”2px solid #e82020″ shadow=”6px 6px 6px #eeeeee” radius=”8″ text_align=”center”]“Ho aderito con tutto me stesso – dichiara il regista, Alessio Pizzech – al progetto di Annalisa Canfora di mettere in scena questo testo cosi profondamente necessario e ringrazio Marianella Bargilli che mi ha invitato a curarne la regia. Mi sento investito come uomo e come artista di una responsabilità profonda che sempre vivo nell’allestire gli spettacoli: parlare agli uomini e alle donne del mio tempo e sentirmi mezzo per la costruzione di ponti. Nel caso di questa esperienza creativa tutto questo si rafforza ancora di più nella chiara prospettiva di toccare storie vere, fatte di carne e anima, storie di odio e di amore che si dipanano nel folle labirinto delle guerre. Prefigurare il futuro significa così affrontare la storia recente Europea, perchè in essa ci sono i semi dell’odio del tempo presente. Il femminile sarà forse unica salvezza per il futuro; l’emergere di una sensibilità che non riguarda solo le donne, ma che si prefigura come lente d’ingrandimento per rileggere i legami e la sacralità di essi, alla ricerca di un destino comune”.[/su_panel]

Drammaturgo, poeta e giornalista rumeno naturalizzato francese, emigrato in Francia sotto il regime di Ceausescu per l’impossibilità di mettere in scena le sue opere, Matéi Visniec è oggi uno degli autori più rappresentati in Francia e in Romania e tra i più conosciuti in Europa e nel mondo. Le tematiche del suo teatro, strettamente legate alla sua biografia, affrontano e denunciano con toni spesso metaforici, surreali e grotteschi la condizione dell’uomo moderno.

 

Il corpo della donna come campo di battaglia

“Finalmente – dichiara Annalisa Canfora, coprotagonista –  questo progetto tanto desiderato vede la luce, e per di più in un luogo amato e felice come il Todi Festival. Ho avuto l’occasione di recitare un altro testo di Matëi Vişniec dieci anni. Un anno fa ho letto ‘Il corpo della donna come campo di battaglia’ e mi ha folgorata. È un testo poetico, visionario, storico e immaginifico. Tornare poi a lavorare con Marianella Bargilli è stata un’occasione per riscoprire un’attrice e una compagna di lavoro straordinariamente sensibile.

Alessio Pizzech, regista raffinato e sapiente, ha creato un terreno fertile che ha permesso a noi attrici di indagare a fondo la relazione tra questi due personaggi. Dorra, che interpreto, è un personaggio complesso, reale e onirico al tempo stesso. È una donna che vive il più feroce dei drammi, lo stupro, ma è anche un archetipo, un simbolo. Nella sua storia vive la storia di tutte le donne che subiscono violenza. Vive l’orrore della guerra, di tutte le guerre”.

 

“Sono grata – aggiunge Marianella Bargilli – alla mia amica e collega Annalisa Canfora per aver pensato a me per questo meraviglioso progetto che tratta la storia di due donne, in un modo profondo, diverso, giusto. Per la mia prima volta recito al Festiva di Todi e sono felice anche di questo. Scoprire il testo di Vişniec è stato un viaggio bellissimo, lo è e lo sarà perchè obbliga a una riflessione profonda sul femminile, sia per noi che interpretiamo il testo e ci auguriamo anche per il pubblico. Questa è la mia seconda esperienza con Alessio Pizzech, regista che tratta questa materia con eleganza, rispetto e umanità”.

Il rapporto tra “maschile” e “femminile”

Un’occasione, quindi, per esplorare il rapporto tra “maschile” e “femminile”, troppo spesso fragile e sbilanciato, che la guerra evidenzia e mette in luce senza infingimenti, ma anche un tentativo di dare una risposta a quei conflitti che oggi urgono dentro di noi nelle domande: che cosa è l’Europa? Che cosa sta alla base della nostra costruzione europea? Quali sono i valori che ci legano e possono rappresentare il centro attorno a cui costruire un nuovo umanesimo?

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