Addio a Peter Brook, saluto del Direttore del TSUmbria Nino Marino

Nel 1970 si trasferisce in Francia e fonda a Parigi il Centre international de creation thetrale

Morto Peter Brook, saluto del Direttore del TSUmbria Nino Marino
Peter Brook

Morto Peter Brook, saluto del Direttore del TSUmbria Nino Marino

Peter Brook, leggenda del teatro, è morto all’ età di 97 anni.  “Lo spirito, questa materia immateriale impossibile da giustificare e da mostrare, è l” unica giustificazione per l” evento teatrale”, ha sempre affermato Peter Brook, una delle più grandi figure della scena teatrale internazionale, e oggi scompare a 97 anni (era nato il 21 marzo 1925), con tutta la ricchezza del suo lavoro, la più mitica. Basterebbe ricordare il suo ” Marat-Sade” di Weiss a metà anni ” 60 e poi il colossale ” Mahabarata” , spettacolo per Avignone del 1985 poi divenuto anche film e recentemente graphic novel.


Il regista britannico Peter Brook al Teatro Cucinelli per presentare in prima assoluta per l’Italia, TEMPEST PROJECT.Il regista britannico Peter Brook al Teatro Cucinelli per presentare in prima assoluta per l’Italia, TEMPEST PROJECT.
Peter Brook e Brunello Cucinelli

“La corda tesa è l” immagine che meglio rappresenta la mia idea di teatro”, dichiarava, aggiungendo “non voglio insegnare nulla, non sono un maestro, non ho teorie”. Per lui l” importante è sempre stata l” impressione, far scattare la fantasia, che più è libera, più è essenziale e forte il punto di partenza. Brook si è sempre impegnato per riuscire a far scomparire in scena ogni artificio, per far si” che il diaframma tra la vita e l” arte venisse superato, praticamente annullando il concetto di finzione davanti alla rivelazione di una verità esistenziale profonda. Così con lui il teatro diventava esperienza intima collettiva di vita, perché “quando un gruppo di persone è riunito per un evento molto intenso, che deve esprimere tutto ciò che in poesia un grande autore può dare, lo spirito diventa tangibile come è tangibile che quest” impressione non si può avere in solitudine e il suo senso per tutti è che la vita può essere vissuta”.

Il teatro è stato nella vita di Brook sin da quand” era ragazzo, se firma la sua prima regia a 18 anni e quindi si fa notare come interprete delle opere di Shakespeare, tanto da diventare, prima, direttore del London” s Royal Opera House e, nel 1962, della Royal Shakespeare Company, dove affianca ai classici una serie di opere moderne e lavori sperimentali ispirate in particolare al ” teatro della crudelta” ” di Artaud, come un celeberrimo ” Marat-Sade” di Peter Weiss e ” Us” lavoro che faceva riferimento alla violenza della guerra in Vietnam e si concludeva ” scandalosamente” con un segno forte, bruciando viva una farfalla.

Nel 1970 si trasferisce in Francia

Nel 1970 si trasferisce in Francia e fonda a Parigi il Centre international de creation thetrale, dove, sotto l” influenza di Grotowski e del Living Theatre di J. Beck, sono state sperimentate le possibili applicazioni teatrali di un linguaggio non significante, improvvisato e massimamente gestualizzato. Viaggia a lungo in Africa, improvvisando spettacoli nei posti più sperduti. Poi torna a Parigi dove apre Les Bouffes du Nord e comincia a pensare e lavorare, anche con un lungo soggiorno in India, al ” Mahabarata” , che diverrà uno spettacolo poetico e rigoroso di nove ore, allestito in una cava di pietra, poema indu” di 70mila versi sull” origine del mondo e la sua confusione e incertezza, restituendone, in una babele di lingue e razze, la verità’ profonda senza perderne il senso di favola.

Non ha più smesso di girare il mondo

Da allora non ha più smesso di girare il mondo con i suoi spettacoli, da quelli ironici, giocosi e malinconici legati al suo mal d” Africa come ” Sizwe Banzi est mort” di Fougard o ” The suit” , riduzione scenica di un romanzo del sudafricano Chan Themba, a un” invenzione sorprendente quale la sua ” Carmen” , realizzata nel 1986 su una base di terra, trasformando i teatri in arene, con gli spettatori solo nelle balconate o in palcoscenico, cercando lo spirito autentico del personaggio di Me” rime” e e riducendo l” opera di Bizet quasi a un lavoro da camera, con quindici strumentisti e senza golfo mistico.

Del resto il suo ” Flauto magico” mozartiano, vagheggiato per anni e che è arrivato quasi come un testamento nel 2011 al Piccolo di Milano, si avvaleva di un solo pianoforte, fiaba simbolica, lieve e profonda, che resta ormai un po” come la summa esemplare delle teorie e del teatro di Brook, del suo ” spazio scenico vuoto” in cui l” intuizione porta a distillare il senso dell” opera attraverso il corpo e la voce degli attori di tutte le culture. Un lavoro portato avanti fino all” ultimo come la sua sesta volta appena nel novembre 2021 a Solomeo, in Umbria, con La Tempesta rivisita alla sua maniera, con una regia invisibile e assieme accuratissima nei particolari, in coppia con Marie-He” le” ne Estienne.

Nino Marino, il Direttore del Teatro Stabile dell’Umbria

Teatro stabile dell'Umbria, sospesi gli spettacoli fino al 3 dicembre
Nino Marino

“Se ne è andato il più grande maestro e regista del ‘900. E, anche se lui non voleva essere chiamato ‘maestro’, sono convinto che non ci sia definizione migliore per chi ha reinventato e rivoluzionato l’arte della messa in scena a livello mondiale”. Così Nino Marino, il Direttore del Teatro Stabile dell’Umbria, si unisce al cordoglio per la scomparsa di Peter Brook, da molti anni in strettissimo rapporto di stima, rispetto e collaborazione con il TSU, seguito sempre dalla sua assistente e regista Marie-Hélène Estienne.

TA MAIN DANS LA MIENNE, THE VALLEY OF ASTONISHMENT, WHY?, BATTLEFIELD, THE SUIT, THE PRISONER, fino a all’ultimo TEMPEST PROJECT (in scena a novembre 2021) sono le ultime creazioni di Peter Brook presentate in anteprima assoluta al Teatro Cucinelli di Solomeo.

“LA TEMPESTA è la creazione con cui Shakespeare ha voluto congedarsi e ‘riporre le armi della magia’. Mi piace pensare che non sia un caso che proprio l’ultimo spettacolo di Brook corrisponda a quello del drammaturgo e poeta inglese con cui ‘passava la vita a dialogare‘, come raccontò lui stesso una sera a Brunello Cucinelli“. – prosegue Nino Marino – Ricordo che alla prima italiana di TEMPEST PROJECT ci chiamò dalla sua casa a Parigi per sapere com’era andato il debutto e come aveva reagito il pubblico. Gli facemmo ascoltare gli applausi dal telefono… fu un momento emozionante, di profonda umanità e amicizia che non potrò mai dimenticare”.

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