Celebrata la Messa crismale presieduta dal cardinale Bassetti

E’ sempre molto sentita e partecipata la Messa crismale del Mercoledì Santo celebrata nel pomeriggio del 1 aprile nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia. Numerosi sacerdoti diocesani e religiosi hanno accolto l’invito a condividere con il loro Pastore la celebrazione eucaristica del Crisma. E’ il segno tangibile di unità dell’intera comunità ecclesiale nel giorno in cui i sacerdoti rinnovano la loro promessa formulata nel momento dell’ordinazione presbiterale. Ad unirsi al vescovo, in questa solenne concelebrazione, sono stati anche i diaconi, i seminaristi, i laici impegnati a vario titolo a livello diocesano e parrocchiale, i ragazzi che riceveranno il sacramento della Cresima nell’arco dell’anno e un folto popolo di Dio proveniente da comunità parrocchiali anche periferiche.

La Messa crismale è stata presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti insieme al vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti e all’abate benedettino emerito Giustino Farnedi. Colpito dalla numerosa partecipazione di sacerdoti diocesani e religiosi, il cardinale ha commentato dicendo: «la vostra presenza testimonia anche la vitalità della nostra Chiesa». All’inizio dell’omelia il porporato ha parlato di «unicità» di questa solenne concelebrazione eucaristica nel dire: «grazie a tutti voi laici fedeli di Cristo, che insieme con noi lodate il Signore in questa Messa unica in tutta la Diocesi: qui, con la benedizione degli oli dei catecumeni e degli infermi e la consacrazione del crisma, si apre una sorgente di vita sacramentale, che ci porta a diffondere nel mondo il buon profumo di Cristo».

L’omelia del cardinale Bassetti.
«Questa unica celebrazione esprime l’unità del sacerdozio ministeriale e l’unità del popolo di Dio. In questa Messa, in un certo senso, è sintetizzata la realtà di tutti i sacramenti. Il popolo che nasce dall’unzione dello Spirito è un popolo sacerdotale, profetico e regale, quindi è grande la dignità dei battezzati. Lo avete ben inteso fratelli: “Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, ha fatto di noi un regno di sacerdoti” (Ap. 1-5, 6). Gesù ci ha legati a sé con la sua Parola e la sua Croce, perché diventiamo, con Lui, un sacrificio vivente, santo e gradito a Dio e la nostra vita possa raggiungere la pienezza del suo significato, che è quello di essere lode della Gloria di Dio. Siamo un popolo regale, perché siamo figli di Dio, perché siamo discepoli della Parola di Cristo, perché siamo portatori del Vangelo che salva, perché abbiamo come unica legge la legge dell’amore. Noi, vescovi, presbiteri, diaconi, cristiani consacrati, esistiamo per questo popolo! Ecco perché oggi non potevamo mancare. Ecco perché i presbiteri chiamati non a presiedere, ma a partecipare, guardano intensamente il modello che è Cristo e si impegnano a confermare a Lui la propria vita. Siamo qui tutti presenti per sottolineare quel grande mistero di vocazione che ciascuno porta nella sua vita».

La «grande sorpresa» del Giubileo Straordinario della Misericordia.
Il cardinale Bassetti si è soffermato anche sull’importante evento che vedrà tutta la Chiesa impegnata dal prossimo 8 dicembre: il Giubileo Straordinario della Misericordia indetto dal Papa, che il porporato perugino ha definito «una grande sorpresa che il Santo Padre Francesco ha fatto al popolo di Dio e alla Chiesa… Sarà un anno della Misericordia e lo vogliamo vivere alla luce della Parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre”. Cari sacerdoti, diaconi, consacrati e fedeli tutti ci aspetta un particolare anno di grazia, per poter far insieme una più intensa esperienza del cuore misericordioso di Dio, di cui Gesù è volto vivo. Tutto questo ci sprona a camminare più spediti e lieti nella via della conversione del cuore e della vita personale ed ecclesiale». L’Anno Santo della Misericordia, ha proseguito il cardinale, «è un grande dono e non vogliamo sprecarlo, sapendo bene che, solamente se volgeremo i nostri occhi al volto della bellezza, anche noi potremo risplendere della luce di Cristo e, al tempo stesso, potremo illuminare gli altri con la sua luce, che è verità liberante e salvatrice. Cristo è il volto della misericordia del Padre – ricorda il Papa -, perché rende il cuore di Dio vicino a noi, prossimo alla miseria umana, all’umanità povera e umiliata, perché affaticata dall’antico peccato e dai peccati personali. Icona evangelica della misericordia di Dio è la Parabola del Buon Samaritano, nella quale Gesù non solo annuncia l’azione misericordiosa del Padre, ma ne esplicita i diversi sentimenti e i gesti concreti».

Continuare la preghiera e l’adorazione per i cristiani perseguitati.
Il cardinale Bassetti si è anche soffermato sulla persecuzione dei cristiani in diverse parti del mondo, ricordando che davanti a tante atrocità «il Papa ci sollecita a guardare lontano e a pensare in grande il nostro ministero e la nostra stessa umanità» e «non possiamo rimanere sconvolti difronte alla persecuzione contro i cristiani che cresce e si incrudelisce. Il mondo della fede, del buon senso comune rimane sconcertato e percosso. Si perseguita e si uccide. Non ci si ferma neppure dinanzi ai bambini inermi.

La nostra ragione, prima ancora che la fede, non può non condannare tanta barbarie studiata crudeltà contro le minoranze e in modo particolare contro i cristiani». Al riguardo, il cardinale è rimasto colpito dalle parole dell’arcivescovo di Mosul (Iraq), che ha incontrato recentemente, nel raccontare un episodio riguardante la testimonianza di un giovane a cui i terroristi avevano ucciso due fratelli: “in oriente quanto c’è il male diciamo che là Dio c’è di più”. Il mondo ha il dovere della giustizia e della sicurezza per tutti, ma il cristiano ha nel cuore anche il perdono quando l’ingiustizia tocca la sua carne».
«Difronte a tutto questo – ha detto il cardinale– vi invito a continuare la preghiera, l’adorazione per i nostri fratelli perseguitati e martiri, perché vogliamo far sentire loro la vicinanza dell’amore nostro e delle nostre comunità, nonché la commossa gratitudine per l’esempio di intrepida fede».

La gratitudine della Chiesa per i missionari.
Avviandosi alla conclusione, il porporato ha avuto un pensiero affettuoso e riconoscente, esprimendo la gratitudine della Chiesa, per i diversi missionari che operano nel mondo, appartenenti alla comunità diocesana perugino-pievese, sia sacerdoti, religiosi e religiose che laici membri di comunità parrocchiali e movimenti ecclesiali come il Cammino neocatecumenale. In particolare, ha menzionato l’esempio del missionario padre Dante Volpini, che, all’età di 75 anni e dopo aver assistito l’anziana madre morta centenaria, riprende la via della missione, «ma di questa testimonianza di fede e di umanità – ha commentato il cardinale Bassetti – i giornali non parlano».

Il discorso introduttivo di saluto del vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti.
Ad introdurre la Messa crismale, come vuole la tradizione, è stato il “saluto d’inizio” del vicario generale, mons. Paolo Giulietti, che per la prima volta l’ha pronunciato da vescovo ausiliare (ha ricevuto l’ordinazione episcopale lo scorso 10 agosto). «Mentre ci apprestiamo a rinnovare solennemente le promesse battesimali nella veglia della Notte Santa – ha evidenziato mons. Giulietti –, la Chiesa ci ricorda che la nostra appartenenza a Cristo ha conferito all’esistenza personale e comunitaria di ciascuno una forma nuova: veniamo infatti resi partecipi della medesima missione del Cristo, che proprio nell’“ora” Pasquale ha il suo momento decisivo. Attraverso il Battesimo il Signore ci ha chiamati e consacrati per attuare nel mondo il suo disegno di salvezza per l’umanità intera».

Mons. Giulietti, rivolgendosi al cardinale, ha detto: «la visita pastorale, che in questi mesi la conduce a incontrare più intensamente il santo popolo della Chiesa perugino-pievese, non di rado l’ha portata a toccare con mano la consistenza e la forza dell’unzione spirituale nella vita di tanti semplici cristiani – malati e sani, grandi e piccoli – e di tante comunità. La numerosa presenza di consacrati, stasera, in questo anno che il Papa ha voluto loro dedicare, è un ulteriore segno e uno stimolo a che tutti vivano con impegno il dono di appartenere a Dio e di servirlo nei fratelli con generosa dedizione».

Come è consuetudine, mons. Giulietti ha ricordato «i confratelli che quest’anno il Signore ha chiamato a sé: mons. Antero Alunni Gradini, don Giuseppe Bigonzoni, mons. Remo Bistoni, mons. Mariano Cesaroni, don Armando Piccioli, don Mario Rabica e don Umberto Trenta. La loro gente li ha salutati con grande riconoscenza e affetto, dando buona testimonianza di vite spese al servizio del Vangelo e della Chiesa.

Ricordiamo con particolari sentimenti don Franco Bucarini, la cui tragica scomparsa ci ha profondamente turbati, rendendoci consapevoli della necessità di un presbiterio ancora più solidale nella fraternità, più collegiale nel ministero, più concorde nella preghiera. Ricordiamo infine il seminarista Giampiero Morettini, che ci ha lasciato questa estate, accompagnato dalla preghiera e dal commosso ricordo di tanti giovani e delle comunità che lo hanno conosciuto e apprezzato».

Sempre mons. Giulietti ha menzionato i sacerdoti che «quest’anno vivono particolari anniversari: il primo anno di ordinazione di don Marco Cappellato, don Lorenzo Marazzani e don Matteo Rubechini; i 50 anni di ordinazione di don Leonello Birettoni, don Gustavo Coletti, don Agostino Graziani, mons. Renzo Piccioni Pignani, mons. Fausto Sciurpa, don Mario Stefanoni, mons. Luigi Stella, padre Gabriele Cingolani e padre Martino Siciliani; i 60 anni di ordinazione di don Angelo Marchesi e mons. Francesco Spingola; i 71 anni di sacerdozio del nostro decano, mons. Rino Valigi, che si avvia ai 96 anni di età.

Ringraziamo infine il Signore per il dono di otto giovani che sono entrati a ottobre ad Assisi nell’anno propedeutico, portando a 21 il numero dei seminaristi (19 al Regionale, 1 al Seminario Romano e 1 diacono di prossima ordinazione): l’abbondanza di vocazioni al presbiterato che la nostra Diocesi sta conoscendo ci spinge a guardare il futuro con fiducia e ci incoraggia a lavorare perché ogni giovane trovi la propria strada nella vita e risponda generosamente alla chiamata del Signore».

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