Umbria Jazz 2018, 1 milione e 450 mila euro di incasso, 35mila i paganti

Umbria Jazz 2018, 1 milione e 450 mila euro di incasso, 35mila i paganti

di Luana Pioppi

Umbria Jazz 2018, 1 milione e 450 mila euro di incasso, 35mila i paganti. Umbria Jazz da record. Ben 1 milione e 450mila euro di incasso da biglietti e merchandising con 35mila spettatori paganti. Sono queste le cifre di un festival che ha coinvolto oltre 500 artisti in 250 eventi, per 10 giorni di grande musica da mezzogiorno a tarda notte. Un successo anche dal punto di vista musicale: la “festa” a Quincy Jones, i Massive Attack che hanno avuto la meglio sul diluvio che si è abbattuto sulla città e la magia di David Byrne rimarranno nella storia di UJ: in totale sono stati oltre 28.000 i paganti all’Arena. Il Teatro Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso, ha totalizzato una presenza di oltre 4 mila spettatori. Notevole il successo anche per i concerti alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove è stato spesso necessario aggiungere posti se non, come nel caso di Danilo Rea, replicare il concerto. Un risultato del tutto soddisfacente per un Festival che è stato recentemente oggetto di una legge che lo ha definito di interesse nazionale ed internazionale.

Questo è stato il bilancio presentato questa mattina presso l’Hotel Brufani. A coordinare la conferenza stampa c’era Stefano Mazzone, vicepresidente della Fondazione Umbria Jazz. Erano presenti Fernanda Cecchini, assessore della Regione Umbria; Andrea Romizi, sindaco di Perugia; Renzo Arbore, presidente della Fondazione Umbria Jazz; Carlo Pagnotta, direttore artistico del Festival.

“Crediamo che Umbria Jazz possa ambire ad essere una grande manifestazione internazionale”, ha esordito Fernanda Cecchini, assessore della Regione Umbria. “Il Festival – ha proseguito – sta lavorando in modo giusto per guardare avanti, al futuro contando anche nella certezza di risorse che arriveranno dal Ministero e dal fatto che la Regione in questi anni ha scelto, e continuerà a farlo, di scommettere su Umbria Jazz. Questo festival è visto come un grande momento di crescita culturale, di vita sociale perché è anche l’occasione per stare insieme, per incontrarsi anche come popoli europei. In questi giorni abbiamo incontrato persone che parlavano diverse lingue e che chiedevano informazioni, a dimostrazione del fatto che questa è una grande manifestazione che aiuta quella contaminazione di cui abbiamo bisogno non solo nella musica e nell’arte ma nella vita sociale di ognuno di noi. I numeri non danno poi conto di quello che succede dal punto di vita economico in relazione ad una manifestazione così importante. Noi abbiamo alcuni studi del passato che ci hanno detto che effetto portava Umbria Jazz su Perugia e sull’Umbria, immaginando che non tutti trovano posto sul territorio perugino. Ho appreso che il professor Ferrucci ha intenzione di lavorare su di un progetto che possa dirci in maniera oggettiva qual è l’apporto che Umbria Jazz porta all’economia della nostra regione. Credo che anche questo è importante per far capire che eventi come questi servono soprattutto a noi per affermare la nostra identità ma servono anche per mantenere quella vivacità che in Umbria è fatta di spiritualità, di opere d’arte, centri storici importanti ma anche di occasioni, come questa, che fanno scegliere ai turisti di venire nella nostra regione facendo lavorare tutte le nostre attività. Faccio i complimenti a tutti quanti per l’organizzazione in primis a Umbria Jazz, a tutto il suo staff, ma anche a tutti quei soggetti che hanno concorso affinché la manifestazione andasse bene sotto tutti i punti di vita. Vedere la città stracolma – ha concluso Cecchini – e sapere che è tutto filato liscio è motivo di soddisfazione”.

Il presidente Renzo Arbore ha rimarcato il successo straordinario della manifestazione, che cresce di anno in anno. “Inevitabilmente – ha detto – è dovuto alla straordinaria abilità di Carlo Pagnotta, direttore artistico, che riesce a fare i conti portando grandissima qualità. Individuare nuovi grandi talenti internazionali non è facile. Umbria Jazz è il terzo festival jazz più importante nel mondo. La missione internazionale prevede di andare prima in Cina e poi in Brasile nel 2019 portando così il nome di Umbria Jazz in giro per il mondo facendo conoscere anche i nostri artisti. Questa cosa è importantissima. Mi ha favorevolmente colpito anche l’orchestra di Umbria Jazz, protagonista anche del concerto dedicato a Quincy Jones e questa sera sarà presente con Gregory Porter e la musica di Nat King Cole. Sono rimasto veramente ammirato nel vedere Perugia così piena, come non l’avevo mai vista. Ieri era tutto intasato. La missione della Regione di fare conoscere le sue eccellenze è riuscita in pieno”.

Il direttore artistico Carlo Pagnotta, all’inizio del suo intervento, ha lamentato la poca attenzione per quanto riguarda il passaggio ed i blocchi nelle varie aree dei concerti gratuiti dove a volte c’era la fila per entrare e dentro, allo stesso tempo, c’era poca gente. “Ieri sera – ha sottolineato – davanti al Brufani c’era il vuoto e invece c’erano almeno 200 persone a fare la fila per entrare ai giardini Carducci. Ringrazio comunque le forze dell’ordine per quello che hanno fatto. Detto questo devo ringraziare il Governo italiano per quello che ci ha concesso, in primis l’onorevole Marina Sereni”. Pagnotta ha poi citato l’ottimo lavoro dell’Umbria Jazz Orchestra ed il fatto che a settembre sarà presentato questo studio del professor Ferrucci. “E’ importante – ha rimarcato – perché oggi parliamo di successi e di numeri ma tra un mese ci siamo scordati di tutto e noi ricominciamo a lavorare. Bene anche le Clinics che ci sono da 33 anni e ringrazio chi ce le fa fare. Grazie al contributo dell’ingegnere Fazioli per i suoi pianoforti, diventati ormai famosi in tutto il mondo. Devo poi ringraziare tutto lo staff, il lavoro è stato eccezionale e si vedono i risultati. Mi appello alla Conad come main sponsor ed abbiamo rivisto l’Alitalia. Ringrazio anche Paolo Occhiuto. Spero che sarà fatto altrettanto ad Orvieto e di Terni ne parleremo successivamente. La stampa si è comportata bene quest’anno, grazie. Chiedo scusa per The Chainsmokers, dico la verità, succede, non tutte le ciambelle riescono con il buco. Avevano fatto 15mila paganti a Bologna lo scorso marzo ed io mi accontentavo della metà Chiedo scusa perché e a me piace la musica non il rumore ma i fuochi di artificio erano belli. Bene la sala Podiani, il Morlacchi ha funzionato anche se se ci fosse stata l’aria condizionata sarebbe andata meglio”.

Appello che il sindaco Andrea Romizi ha subito accolto assicurando che avrebbe valutato di approfondire questo aspetto. Sulla questione delle altre strutture perugine da adeguare per ospitare i concerti di Umbria Jazz, il primo cittadino di Perugia ha assicurato che San Francesco al Prato sarà pronto entro la fine dell’anno. “Non posso dire ancora se ad ottobre o a novembre – ha sottolineato – per motivi tecnici ma verrà restituito alla città uno dei contenitori più suggestivi e belli che abbiamo. Il Teatro Pavone è in fase di ristrutturazione e verrà restituito alla città a breve. Stiamo lavorando anche per il Turreno, che ha una capienza pari a quella del teatro Lyrick di Assisi. Abbiamo ricevuto una donazione dalla Fondazione Cassa di Risparmio più abbiamo una quota a parte dalla Regione e dal Comune. Per il Turreno sta andando avanti la progettazione. Per fortuna per i nostri contenitori culturali è un momento felice, siamo in fase di restauro o progettazione. Speriamo – ha terminato il sindaco – che a breve anche Umbria Jazz possa goderne”.
In chiusura di conferenza stampa Carlo Pagnotta ha annunciato il concerto di un grande coro gospel a San Francesco al Prato per il prossimo 23 dicembre.

TUTTI I NUMERI DEL FESTIVAL

I numeri parlano chiaro e quello che si conclude oggi è senza dubbio una delle edizioni di Umbria Jazz di maggior successo con i milione e 450 mila euro di incasso di biglietti e merchandising e circa 35.000 paganti. Un gronde risultato e al contempo una conferma per una kermesse che è stata recentemente oggetto di una legge che la definisce manifestazione di interesse nazionale, e, ci permettiamo di aggiungere, internazionale.

Sono queste le cifre di un festival che ho coinvolto oltre 500 artisti in 250 eventi, per 10 giorni di grande musica da mezzogiorno a tarda notte.

Un successo anche dal punto di visto musicale: Io “festa” a Quincy Jones, i Massive Attack che hanno avuto la meglio sul diluvio che si abbattuto sulla città e lo magic di David Byrne rimarranno nella storia di UJ: in totale sono stati oltre 28.000 i paganti all‘Arena.

Il Teatro Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso, ha totalizzato una presenza di oltre 4 mila spettatori. Notevole il successo anche per i concerti alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove è stato spesso necessario aggiungere posti, se non, come nel caso di Danilo Rea, replicare il concerto.

Un capitolo importante del lavoro di Umbria Jazz è la creazione di opportunità per i giovani musicisti: parliamo delle Clinics tenute in collaborazione con il Berklee College of Music di Boston che si svolgono o Perugia da trentatré e del concorso organizzato insieme o Conad per scoprire e valorizzare i nuovi talenti del jazz.

Abbinamento sempre vincente tra musica e cibo al Ristorante dell’Arena, a Umbrò, novità di questa edizione, alla Bottega del Vino e al Ristorante La Taverna per gli aperitivi, i brunch e le cene.

Da segnalare anche l’apertura del festival con il progetto multimediale “I Caraviaggianti”, che ha ipnotizzato gli ospiti con un mix di musica e immagini molto coinvolgenti e la presenza sempre più importante e di prestigio della neonata Umbria Jazz Orchestra protagonista nella serata dedicata a Quincy Jones e in quella finale con Gregory Porter e la musica di Nat King Cole.

Si conferma la presenza di Umbria Jazz all’esterocon la mission di promuovere la musica ed i musicisti italiani e nello stesso tempo il turismo e le eccellenze della sua terra di origine: Uj sarà in Cina dal 1 al 7 ottobre e in Brasile ad aprile 2019.

Particolare impegno quest’anno è stato profuso sul fronte – strategico – dei social network. Umbria Jazz è, al momento, il terzo festival jazz più seguito al mondo in termini di fan sulla pagina ufficiale, ma per numero di interazioni con i post su Facebook, nell’edizione che si è appena conclusa ha fatto registrare prestazioni uguali o in alcuni casi più elevate rispetto agli altri. Da quando è stata lanciata la campagna, in coincidenza con la presentazione del programma, su Facebook e Instagram i fan sono aumentati di 20 mila unità, mentre nei 10 giorni di festival sulle due piattaforme sono state raggiunte tre milioni di persone (15 milioni dalla presentazione del programma). Particolarmente positivi anche i dati sulle interazioni (mi piace, commenti, condivisioni, clic sul post e retweet) su post ed eventi: oltre 300 mila su Facebook e Instagram. Per la prima volta poi sono stati realizzati video immersivi (cioè a 360 gradi), così da dare la possibilità al pubblico di ascoltare la musica e contemporaneamente di vedere, oltre che gli artisti, anche le splendide location del festival; un’esperienza coinvolgente che dà l’opportunità di apprezzare Umbria jazz davvero a 360 gradi. Proprio i video sono stati uno degli elementi più apprezzati: per gli eventi più importanti, a pagamento e non, sono state fatte dirette video (per la prima volta anche su Instagram durante l’esibizione dei Chainsmokers – i cui fan sono soprattuto su questa piattaforma – e nel corso del concerto di David Byrne); in più sono stati pubblicati videoracconti delle giornate in grado di mettere in evidenza, oltre che la musica, anche i sapori e i colori di UJ, e videomessaggi di tanti artisti così da coinvolgere ulteriormente i fan. Il risultato è che in dieci giorni di festival sono state visualizzate 2.750 ore di video, l’equivalente di 115 giorni. Per quanto riguarda il sito di Umbria Jazz, durante questa edizione sono state oltre mezzo milione le pagine viste, mentre le visite rispetto al 2017 sono aumentate del 65% (tre quarti arrivano da smartphone e tablet). Tremila infine le ore passate sul sito dagli utenti, che nel 10% dei casi sono stranieri.

Un ringraziamento va infine alle istituzioni, e ai sostenitori privati. Ma è soprattutto il pubblico, con il suo grande affetto, ha reso ancora una volta Perugia la grande capitale del jazz per 10 giorni e ha fatto si che UJ 18 superasse la sua prova. Arrivederci ai prossimi appuntamenti con Umbria Jazz!

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