Stefano Bollani a Umbria Jazz ha ricordato Chick Corea, il genio che non c’è più 🎥📸 FOTO E VIDEO

 
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Stefano Bollani a Umbria Jazz ha ricordato Chick Corea, il genio che non c’è più

Avrebbero dovuto suonare insieme questa sera all’Arena Santa Giuliana se Chick non fosse morto. E così Stefano Bollani è tornato a Umbria Jazz, da solo e senza Chick Corea, che ci ha lasciato nel febbraio di quest’anno. Stefano Bollani con la formula del piano solo ha reso omaggio al genio che non c’è più.

La Chick Corea Elektric Band
La Chick Corea Elektric Band è stata una band jazz fusion, che ha visto come fondatore e leader il pianista Chick Corea. Dopo l’esperienza di gruppo (1971-1978) con la band Return to Forever, nel 1986 Chick Corea ha messo insieme la Elektric Band, con cui ha “popolarizzato” il genere girando il mondo fino al 1999. Dopo una lunga pausa, la formazione originale si è riunita per incidere l’album To the Stars, basato sull’omonimo racconto di L. Ron Hubbard e pubblicato nel 2004. L’album di debutto della band può essere inserito nella categoria jazz-rock, anche se lo stile è influenzato dal jazz tradizionale e da quello jazz-rock degli anni ’70. Nel contempo il sound delle tastiere è quello tipico degli anni ’80. La sezione ritmica è costituita da Dave Weckl alla batteriae John Patitucci al basso elettrico, cui in studio si aggiungono le chitarre di Scott Henderson e Carlos Rios. L’album successivo, Light Years, pubblicato nel 1987, segue una linea affine al genere funk, modificando, rispetto all’album precedente, le sonorità e le combinazioni ritmiche. Frank Gambale entra come membro effettivo della band sostituendo i chitarristi Scott Henderson e Carlos Rios, che comunque ha registrato alcuni brani, mentre a completare la formazione viene chiamato il sassofonista Eric Marienthal (fino a quel momento impiegato nella banda di Disneyland): il disco mostra quella che può essere considerata la lineup definitiva della band. Il terzo album, Eye of the Beholder, va su registri più leggeri. Qui Corea, oltre a suonare il piano, usa largamente i sintetizzatori. Gambale suona la chitarra acustica in alcune tracce, dando ai brani un suono influenzato dal flamenco come in Eternal Child. Il quarto album, Inside Out, pubblicato nel 1991, è caratterizzato da alcune tracce che rientrano nella categoria dell’hard bop più che della fusion. Il brano in quattro parti, Tale of Daring, che chiude l’album, presenta melodie diverse e improvvisazione libera. Un ulteriore album, Beneath the Mask, pubblicato nel 1991, ritorna sulla linea jazz-funk, come avvenuto nel secondo album. Per l’album successivo, Elektric Band II: Paint the World, pubblicato nel 1993, a Corea e Marienthal, unici rimasti della formazione originaria, si innestano Gary Novak alla batteria, Jimmy Earl al basso e Mike Miller alla chitarra. Lo stile dell’album va sul jazz contemporaneo, passando dal post-bop alla fusion, fino al blues di Blue Miles. Nel 1996, la band ha collaborato con la Steve Vai’s Monsters per registrare una versione del brano Rumble da West Side Story, per un album-tributo pubblicato dalla RCA Victor, intitolato The Songs of West Side Story. I membri originari della band si sono riuniti nel 2004 per l’album To the Stars, con uno stile affine all’hard bop e all’avant-garde jazz, come nell’album Inside Out. Dopo l’ultimo album, la band ha tenuto vari tour con Victor Wooten al basso, che ha sostituito John Patitucci fino al suo rientro. Dopo la scomparsa di Chick Corea i membri originari stanno preparando un album postumo che includerà le migliori performance dei concerti negli ultimi tour.
Ha ricordato che il suo primo approccio con Corea è stato da bambino, “sono cresciuto a pane e Chick”, ha ricordato, il Folletto del pianoforte, anche l’Elektric band di Corea e di quanto questa possa averlo influenzato.

Il bello di Bollani è che, ultimamente – vuoi per maturità vuoi per le grandi collaborazioni che ha avuto -, non annoia mai. Chiudere gli occhi e viaggiare sulle ali dei ricordi, tra tonalità maggiori, minori…non è banale. Il pedale monotonale non manca mai a ricordarci quanto le sue sonorità siano anche mediterranee.

Gioca, intrattiene…fa ridere, diverte si diverte e poi si siede sulla panchetta e comincia un vero e proprio volteggio vorticoso fatto di “refrain” improvvisi, di “citazioni” incurante del fatto che, magari, il brano iniziale fosse tutt’altro.

Dire che Stefano Bollani è un musicista eclettico è poco. Anche classificarlo semplicemente come un musicista è riduttivo, perché scorrendo i tratti principali del suo percorso artistico al fare musica bisogna aggiungere che ha scritto libri, condotto trasmissioni alla radio (con David Riondino) e alla televisione (anche con Renzo Arbore, e in questi giorni nel programma di Rai3 Via dei matti numero 0), lavorato in teatro (con Claudio Bisio, Maurizio Crozza, Lella Costa, Valentina Cenni). Musicalmente parlando, Bollani ha prodotto una incredibile varietà di situazioni, oltre al piano solo (con cui ha inciso tre dischi). Bollani con Corea è stato protagonista di un duo pianistico sia nell’edizione estiva di Umbria Jazz a Perugia che in quella invernale a Orvieto, dove registrarono un disco live per ECM.

E’ salito sul palco dell’arena santa Giuliana con il suo umorismo di sempre ricordando quel maestro e i momenti trascorsi con lui, quando i loro pianoforti a corda s’incontravano faccia a faccia, regalando note e immagini oniriche senza tempo. Immagini che abbiamo visto tante volte a Umbria Jazz. I due artisti suonarono insieme per l’ultima volta a Umbria Jazz nel 2016.



Tra le tante collaborazioni di Bollani ricordiamo il duo pianistico con Chick Corea, ma anche, alcuni anni fa, con Martial Solal a Orvieto, il trio “danese” con Jesper Bodilsen e Morten Lund, Napoli Trip, l’Orchestra del Titanic, collaborazioni con Bill Frisell, Richard Galliano, Gato Barbieri, Lee Konitz, la lunga partnership con Enrico Rava, lo spettacolo “Abbassa la tua radio” (omaggio alla canzone italiana anni ‘30 e ‘40), un progetto su Frank Zappa, il disco “Arrivano gli Alieni” con cui ha esordito come cantautore.

E molto altro, dalle collaborazioni con alcuni dei più intrepidi sperimentatori “di frontiera” (Hector Zazou, Giovanni Sollima, Elliot Sharp) alle incursioni nel mondo della canzone (Elio e le Storie Tese, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Massimo Ranieri, Johnny Dorelli, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Bandabardò, Irene Grandi).

Una sottolineatura meritano, da un lato, l’attività con orchestre classiche e illustri direttori come Daniel Harding, Zubin Mehta, Riccardo Chailly; dall’altro, le sue passioni brasiliane che hanno prodotto prima “Carioca”, poi “Que Bom”, e collaborazioni con Caetano Veloso, Egberto Gismonti, Chico Buarque, Hamilton de Holanda, João Bosco. La sua ultima uscita discografica è un album orchestrale, “El Chakracanta/Live in Buenos Aires”, registrato dal vivo in Argentina.

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