Kamasi Washington, per la seconda volta, calca il palco dell’Arena di Umbria Jazz

Kamasi Washington, per la seconda volta, calca il palco dell’Arena di Umbria Jazz

di Luana Pioppi
Per la seconda volta Kamasi Washington. Grande ritmo e sonorità hanno caratterizato il concerto di questo musicista californiano, 38enne figlio di musicisti.
Kamasi, accompagnato da una band di assoluto spessore (c’erano ben due batteristi), è salito sul palco perugino indossando una lunga tunica giallo oro e con il sassofono al collo. Washington, come tre anni fa, ha dimostrato al pubblico perugino che non è solo un compositore di talento ed un sofisticato creatore di architetture sonore, ma è anche un solista trascinante e di grande cultura musicale. Poco più di un’ora di concerto che ha saputo conquistare l’anima jazz di tutti presenti, soprattutto nella parte finale dove hanno eseguito un assolo le due batterie.

Per Kamasi si sono spesi richiami a suggestioni non comuni, e qualcuno ha perfino evocato John Coltrane per descrivere il suo approccio spirituale alla musica afroamericana. Sei sono gli album al suo attivo. Washington ha letteralmente agitato le acque del jazz con un disco di esordio, “The Epic”, pubblicato nel 2015, davvero epico. Non tanto perché triplo (ben 172 minuti di musica) ma perché frutto di una complessità rara, di certo difficilmente compatibile con un esordio. Vi trovano sintesi – grazie ad un organico sontuoso che prevede oltre ad una ricca (10 elementi) formazione strumentale anche un coro di 20 cantanti ed un complesso d’archi di 32 musicisti – molteplici influenze, dai generi più stradaioli del momento a precisi richiami ad un certo jazz radicale anni 70 (per esempio, Pharaoh Sanders), dal gospel ai classici del soul e perfino alla tradizione accademica occidentale.

Una vista originale e ad ampio spettro sulla musica americana di oggi, quella del sassofonista californiano, con in più una forte capacità di ripercorrerne la storia. Sullo sfondo, le istanze sociali di cui questa musica è ideale colonna sonora. “The Epic” è stato seguito l’anno scorso da un lavoro altrettanto ambizioso, il doppio “Heaven and Heart”. In mezzo, nel 2017, “Harmony of Difference”, un allestimento multimediale per la Biennale del prestigioso Whitney Museum di New York. Ovviamente, sono in primo piano anche le ripetute collaborazioni con Kendrick Lamar per i suoi ultimi dischi e con John Legend, a completare i tratti di una identità di non facile definizione.

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