Terremoto 2016 e la ricostruzione fantasma, il Sole 24 ore: «E’ al palo»

Terremoto 2016 e la ricostruzione fantasma, il Sole 24 ore: «E' al palo»
Le professioni dell'area del cratere discutono di ricostruzione

Terremoto 2016 e la ricostruzione fantasma, il Sole 24 ore: «E’ al palo» Da Visso a Castelluccio, da Norcia a Castelsantangelo sul Nera, tutto è rimasto come quel 30 ottobre 2016, anzi in alcuni posti è peggio. E’ quanto scrive oggi il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Raffaella Calandra. «Si disperano gli sfollati – è scritto – così, tra Visso, Castelsantangelo sul Nera, Norcia, Ussita, Muccia, i vecchi e nuovi paesi sono uno di fronte all’altro. E aspettano. Il gorgoglio dell’acqua del fiume Nera è l’unico suono ora in quella che era la piazzetta di Castelsantangelo, dove i balconi reggono, a stento, da due anni il peso di tetti e muri crollati. Davanti al vecchio bar, un foulard è imprigionato tra le pietre. E gli squarci delle case mostrano ancora salotti, cucine e bagni di un tempo. Qui nessun edificio è stato neanche puntellato, non ci sono impalcature, né tubi. Nessuno sembra averci messo più piede. Se non per portare via i resti di qualche demolizione».

Tra poco, la neve renderà i pochi abitanti ancora più isolati. A Norcia – continua il quotidiano – con un banchetto sull’unica strada percorribile, Anna Bianconi prova ad attrarre qualche sporadica comitiva. Con una mano, mostra depliant che raccontano di resort, chef stellati e piscine un tempo piene di glorie, con l’altra i menu low cost del ristorante allestito, dopo le scosse.

«Se non ci aiutano almeno con la ricostruzione dell’hotel meno danneggiato, come facciamo a continuare a pagare i dipendenti?». Domande di chi da due anni sta resistendo, alla tentazione di de localizzare e ora, insieme ad altri piccoli imprenditori, pensa anche di andare a «manifestare a Roma, se serve, pur di avere risposte. Hanno annunciato l’inizio dei restauri per la basilica di San Benedetto, ne siamo felici, ma per noi nessuna parola. Abbiamo presentato i progetti e ora aspettiamo, ma cosa ?».

Il report della precedente commissaria, Paola De Micheli, racconta di «2mila cantieri avviati con quasi 300 milioni di finanziamenti, per edifici privati e delocalizzazione delle attività produttive; 2 miliardi di opere pubbliche programmate e un trend in accelerazione».

«Quasi nulla si muove» – è scritto. Negozi, artigiani e uffici sono raggruppati in casette di legno o in centri commerciali.  «Per la nostra sopravvivenza», ripetono ristoratori, salumieri, allevatori, come Mario Del Marro, che sta dormendo in roulotte nel pratone di Castelluccio, per stare accanto al suo gregge. Solo ora, qualche casetta dovrebbe essere allestita anche qui, come chiesto da subito dai piccoli imprenditori di questo borgo, attrazione per turisti di ogni parte del mondo. Come i tedeschi, arrivati in camper fino al ranch dei Sibillini, per veleggiare col deltaplano. «Almeno ora c’è la strada, ma se non si ricostruisce, mancano le strutture per l’accoglienza», allarga le braccia Gilberto Brandimarte, mentre accarezza Masha, l’asina mascotte e snocciola le cifre stanziate in aiuto «per ogni pecora o mucca, ma non per i cavalli».

Il sole scende su Castelluccio e a sera qui resta solo l’esercito, a sorvegliare la zona rossa. I rumori indicano movimento, come i cantieri per la costruzione del discusso centro commerciale Deltaplano. La distruzione, che ha trasformato il borgo della fioritura in uno dei simboli del sisma del 30 ottobre, sembra esser diventata motore per avvicinare la ricostruzione.

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