Sir Safety Perugia, il ds Recine: “Chiusura? Forse si poteva aspettare”

 
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Sir Safety Perugia, il ds Recine: “Chiusura? Forse si poteva aspettare"

Sir Safety Perugia, il ds Recine: “Chiusura? Forse si poteva aspettare”

SuperNews intervista il ds della Sir Safety Perugia Stefano Recine. Tra i temi trattati, la chiusura del campionato, il conseguente danno economico sulla società e l’auspicio per il futuro. Infine, qualche informazione su come il figlio Francesco, schiacciatore della Consar Ravenna, stia affrontando questo delicato periodo.

Sulla chiusura del campionato.

Parlare di sport con migliaia di persone che muoiono non è quello che vogliamo. Tuttavia, quando abbiamo chiesto alla Federazione di aspettare non volevamo andare contro le ordinanze ministeriali, anzi. Volevamo soltanto lasciare una finestrella aperta, dato che lo scenario cambia di giorno in giorno. Si è deciso, però, per la chiusura della stagione. Magari, si sarebbe potuto aspettare il mese di giugno, prima di arrivare ad una soluzione definitiva. Accettiamo, in ogni caso, la scelta della FIPAV.

Sulla possibilità di una ripresa dell’attività agonistica.

Il 4 maggio ripartiranno gli allenamenti per le discipline individuali, poi probabilmente più tardi faranno riprendere anche noi. L’importante è che si riprenda, perché non possiamo star fermi troppo a lungo. In sicurezza e seguendo i protocolli sanitari, ma anche noi abbiamo bisogno di ripartire.

Sulle perdite economiche della società.

Potrei darti delle cifre, ma è più importante che la gente capisca un’altra cosa: le prime sei squadre della classifica basano quasi interamente il loro budget sul ticketing e sugli sponsor. Mi riferisco a Modena, Civitanova, Trento, alla stessa Sir Safety Perugia. Per queste società, il danno è enorme, perché abbiamo grandi sponsorizzazioni e grandi numeri da gestire. Inoltre, la stagione per le squadre di vertice sarebbe iniziata proprio in questi giorni, con i playoff di campionato e di Champions.

Sul futuro della pallavolo.

La prima cosa che mi auguro è quella di rivedere il pubblico sugli spalti, poichè significherebbe aver trovato il vaccino o sconfitto il virus. Poi, più in generale, spero si ricominci a giocare, attuando tutte le norme sanitarie richieste.

Sul figlio Francesco, schiacciatore del Ravenna.

E’ da due mesi che non ci vediamo, Francesco è in quarantena a Ravenna. So che si è allenato moltissimo anche in questo periodo, con esercizi fisici da poter svolgere in casa. Francesco è iperattivo, proprio come lo ero io alla sua età. A proposito di giovani, ci tengo a dire che in Italia abbiamo una ventina di giovani talenti, ragazzi che vanno dai 17 ai 22 anni, giocatori di ottimo livello: se dovessero rimanere fermi anche in estate, sarebbe un danno immenso per la pallavolo italiana.

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