Piacciono i grifoni col “fuoco dentro” e Massimilano Alvini, il loro “profeta”

Piacciono i grifoni col “fuoco dentro” e Massimilano Alvini, il loro “profeta”

di Elio Clero Bertoldi
Papa Francesco perdonerà se gli si ruba il titolo di un suo recente libro: “Gaudete et exsultate” (Rallegratevi ed esultate) per commentare la preziosa vittoria del Perugia a Cremona. É un appassionato di calcio anche il pontefice argentino, per cui considererà l’utilizzo futile dell’ “incipit” della sua esortazione alla santità, un peccato veniale. L’aspetto maggiormente significativo del successo perugino non risiede solo e soltanto nei tre punti che, come ovvio, risultano fondamentali per la classifica, ma nel modo e nello spirito con il quale i “grifoni” (ed in questa circostanza i biancorossi si meritano in pieno l’appellativo) hanno disputato il confronto, sia durante la parità numerica, sia soprattutto dopo.

I ragazzi di Alvini hanno mostrato, più che in altre circostanze (col Pordenone, con l’Ascoli, pur perdendo per mera casualità, col Frosinone), di avere “il fuoco dentro”, gli occhi di tigre. Tutti quanti – chi ha iniziato la gara e chi é subentrato – hanno “combattuto” con la mentalità dei fanti della Prima Guerra Mondiale sul Piave ed al grido: “Non passa lo straniero”.

Alvini attribuisce tutto il merito del successo ai suoi calciatori. Non gli si può dare torto: sono loro i protagonisti sul campo. Ed al tempo stesso il tecnico di Fucecchio ha torto: l’umiltà, la modestia rappresentano doti che gli fanno onore, ma gli osservatori esterni non possono non rilevare che se la squadra si esprime con questa intensità, con questo spirito battagliero, una buona parte dei riconoscimenti deve essere attribuita a colui che, insieme al proprio staff, riesce a inoculare, a iniettare questa mentaltà, che può essere considerata la base principale nella formazione di un gruppo omogeneo e solido in ogni settore. Prima ancora degli aspetti fisici e tecnici. Se manca questo “collante” si potrà ammirare una squadra che gioca bene, ma non certo una formazione dal piglio vincente (al di là ed al di sopra del risultato scaturito sul campo). Perché si può perdere, ma con l’onore delle armi.

Alvini sta riuscendo a “caricare” la truppa come Leonida, re di Sparta, alle Termopili, che contava su 300 suoi concittadini, 700 soldati di Tespi e 6000 militi provenienti dalle altre città greche, Atene compresa, in un rapporto di 1 contro 10 (secondo altri fonti anche 1 a 50) nei confronti dell’esercito del Re dei Re, il persiano Serse I.

Col successo dello Zini, Alvini dovrebbe essere riuscito a convincere delle sue qualità, se non tutti (qualche “bastian contrario” é fisiologico che resti) almeno la stragrande maggioranza. Senza deificare l’allenatore – che ha avuto l’incarico di centrare la salvezza (guai a dimenticarlo) – , bisognerà ammettere che sa il fatto suo. Ricordate – tra le altre – le critiche all’utilizzo Kouan (21 anni) dietro le due punte? certo l’ivoriano non possiede le caratteristiche del trequartista-fantasista classico. Dimostra, tuttavia ed in concreto, la sua importanza decisiva di “guastatore” in fase di non possesso e di finalizzatore in fase di possesso nell’undici che ha in mente il tecnico per il suo gioco fondato sull’aggressività.

É vero: Kouan pecca talvolta di esuberanza, tal’altra appare confusionario e per di più ha ‘ciccato’ contro il Cosenza un pallone invitantissimo. Ma Baez, contro i biancorossi, cosa ha fatto? E, nella stessa giornata, cosa é capitato a Donnarumma contro il Parma? E ad Inglese, sull’altro fronte? Sbagliare un gol succede a tutti, anche agli assi, ai campioni assoluti. Mettere sotto processo Kouan (ed Alvini) per questo appare, pertanto, una sciocchezza.

Pensando a Kouan – il migliore in campo allo Zini – viene in mente un eroe omerico. Non Achille, bello, forte, elegante, ma aiutato, nei momenti di difficoltà, da un qualche dio o dea, per via dei suoi natali (era figlio, secondo il mito, di un mortale e di una divinità, Teti), ma Aiace d’Oileo, che non godeva di alcuna raccomandazione. Un guerriero allo stato puro, feroce in battaglia, violento ed inesauribile. Dove c’era da sfondare un muro di soldati, arrivava lui con l’arco, la spada, la lancia ed il nemico veniva abbattuto o messo in fuga.
Continua così, Kouan. Proseguite su questa strada, biancorossi. Il vostro calcio finirà per affascinare, per conquistare tutti, indifferentemente. E farà rallegrare ed esultare, alla fine, anche i più riottosi.

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