Grifoni penultimi, il Rimini risale nonostante la penalità
di Gianluca Drusian
E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine. Anche contro il Rimini arriva l’ennesima sconfitta per il Perugia, la sesta in campionato su nove giornate, la quinta consecutiva e la quarta di fila con il tecnico Braglia in panchina.
Di record, il Perugia “dei miracoli che furono” sembra esserne davvero in cerca di conquista. Quello che colpisce tuttavia di questa amara e desolante situazione di classifica è la disarmante passività con la quale l’ambiente sembra comunque non accettare un inesorabile destino. A partire dalle parole degli assoluti protagonisti in negativo.
Soprattutto quelle del Direttore generale Borras il quale sta continuando a ripetere che senza dubbio, utilizzando lui il termine spagnolo “indudablemente”, la situazione è critica ma che la società sta lavorando per mettere in condizione la squadra ed il tecnico di lavorare utilizzando tutti i mezzi necessari ed avvalendosi del lavoro congiunto del direttore sportivo (Meluso) e dell’allenatore.
Il Direttore generale e la società, quindi, con ciò ha ancora una volta dimostrato come sia arrivata a Perugia non conoscendo la realtà locale né tantomeno il calcio di serie c a cui sarebbe andata incontro. Bene ha fatto, potrebbe obiettare qualcuno, di avere scelto un direttore sportivo di rango e di nome ed affidare a lui il compito della guida tecnica, per così dire, ma visti i risultati attuali non si arriva a capire poi se la debacle che ne è derivata possa essere tutta da attribuire allo stesso Meluso o se i mezzi finanziari messi a disposizione non siano stati sufficienti per cambiare ed operare sul mercato.
E di cambiare ce ne sarebbe stato davvero bisogno in estate prima di partire per l’Argentina.
La rosa delle ultime stagioni ed i loro giocatori di maggiore esperienza, bastava andare a rivedere qualche partita e l’andamento dei campionati non quindi il loro valore presunto su transfermarkt, non poteva lasciare aperti interrogativi di nessun genere: dei vari Angella, Bartolomei (nuovamente schierato addirittura in campo contro il Rimini in condizioni fisiche evidentemente non consone al ruolo ed alla funzione apparso pesante ed ancora più lento di quanto lo fosse in passato), Matos, Torrasi, Dell’Orco, Lisi (ancora in carico alla società come stipendio anche se fuori rosa) se ne doveva fare in ogni modo a meno.
Cosi non è stato. E adesso la squadra, l’ambiente tutto ne sta pagando le conseguenze.
Vedere si e no 1500 tifosi al Curi, già desolante vederlo distrutto anche in parte dai lavori di ristrutturazione finalmente in corso, è una situazione che si era vista forse solo con la stagione 1986-87, la stagione della ripartenza in serie C2 con in panchina prima Massimo Roscini poi Pierluigi Frosio per una partita e, quindi, Mario Colautti (presidente Salvatore Gadaleta).
Neanche le parole del mister Braglia, a fine partita possono essere prese come incoraggianti. Non lo sono perché appigliarsi a quanto fatto dalla squadra, secondo lui, nel corso della prima parte del primo tempo, sono troppo poco. E’ vero che ci sono state un paio di situazioni da rete buone create, una su Ogunseye che si testa ha mandato fuori ed un tiro di Giunti dal limite anch’esso poco fuori, ma la sensazione vissuta dagli spalti è stata quella di assistere ad un tentativo di segnare con la speranza e la paura di non subire mai nulla.
Ed infatti, alla prima palla buona e primo errore della difesa del Perugia il Rimini, al minuto 26 è andato in vantaggio tagliando così le gambe ai giocatori biancorossi che da lì in poi sono tornati ad essere inguardabili, fastidiosi ed impacciati nelle movenze e fallosi tecnicamente in tutte le giocate.
In tutta questa sagra delle negatività lo stesso Braglia non ha spiegato alcune scelte tecniche da lui compiute. E’ strano e misterioso quanto il campionato brutto del Perugia stia coincidendo con delle delusioni tecniche provenienti anche da allenatori cosiddetti di una “vecchia guardia” che evidentemente ha perso anch’essa la rotta.
In occasioni così importanti e delicate le scelte di far giocare ed affidarsi quasi totalmente a dei giovani non si sa quanto promettenti (ieri è toccato a Ternava, Nwanege mentre a Carpi a Rondolini oltre che al sempre più responsabilizzato Giunti) in altri tempi non si sarebbero fatte soprattutto in momenti così complessi.
C’è poi la questione centravanti. Ogunseye, nel primo tempo ha tenuto impegnata la difesa avversaria grazie al suo lavoro di fare si dice a sportellate con gli avversari ed essere temibile, sempre sulla carta, in area di rigore sul gioco aereo. Ebbene, nel secondo tempo, la scelta di farlo uscire per Montevago è apparsa ancora una volta inconcepibile. Possibile che non si riesca a far giocare insieme i due attaccanti che, anche se poco prolifici, almeno potrebbero fungere da elementi di disturbo e di riferimento continuo in avanti anche per giocate improvvisate vista la scarsa qualità del gioco biancorosso?
Ed ancora, di vedere gli esterni che giocano in senso opposto al loro piede forte non se ne può più. Basta, basta. Lo può fare Messi, Jamal,Salah e pochi altri ma non Matos, Manzari, Kanoutè!!!
Alla fine della gara, con i tifosi, pochissimi, della nord esausti, il miglior saluto che i giocatori, il tecnico , la società,, avrebbero dovuto fare sarebbe stato quello di commiato a non vedere mai più una cosa del genere. Ma il campionato è ancora all’inizio e che ci sarà ancora da assistere?
PROMOSSI: Giunti, Ogunseye, Kanoutè,Megelaitis, Ternava (per incoraggiamento)
BOCCIATI: Braglia e tutto il resto della squadra

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