Università di Perugia: l’urlo degli studenti contro i tagli

Università di Perugia: l'urlo degli studenti contro i tagli

Il discorso di Nicholas Radicchi scuote l’ateneo di Perugia

PERUGIA , 26-02-2026– Nel giorno che celebra il 718° anniversario della fondazione dello Studium, l’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026 dell’Università degli Studi di Perugia è diventata il palcoscenico di un durissimo atto di accusa contro le derive del sistema d’istruzione nazionale. Nicholas Radicchi, Presidente del Consiglio Studentesco eletto con la Sinistra Universitaria – UDU, ha preso la parola davanti alla Governance dell’Ateneo e alle autorità civili, tra cui il giudice Rosario Salvatore Aitala, per denunciare lo smantellamento silenzioso del diritto allo studio e la progressiva trasformazione dell’accademia in un ingranaggio aziendalistico.

La selezione invisibile: il racconto degli esclusi dal sapere

Il discorso di Radicchi ha preso le mosse dalla storia emblematica di un giovane mai arrivato tra le mura dell’ateneo. Non per mancanza di ingegno, ma perché vittima di una selezione strutturale che impedisce a chi nasce in contesti fragili di immaginare l’università come una possibilità reale. Questa “disuguaglianza dell’immaginazione” agisce prima ancora delle barriere economiche: è una cultura che spinge i figli degli operai verso un lavoro precoce e precario, etichettando l’alta formazione come un lusso accessorio. Per il rappresentante studentesco, il sistema attuale non si limita a non aiutare questi ragazzi, ma lavora attivamente per “tenerli al loro posto”, garantendo manodopera a basso costo a un modello economico che teme il pensiero critico.

La deriva aziendalistica e la dittatura della performance

Radicchi non ha risparmiato l’istituzione universitaria stessa, rea di aver introiettato logiche di mercato estranee alla sua missione educativa. Lo studente, oggi, è spesso ridotto a un mero accumulatore di crediti formativi, mentre la ricerca viene valutata in base ai ranking e alla capacità di generare profitto immediato. Questo clima di competizione esasperata produce un malessere generazionale profondo, dove il fallimento viene vissuto come una macchia indelebile e innominabile. Il Presidente ha quindi invocato un gesto “controcorrente”: prendersi cura di chi rimane indietro, di chi è fuori corso e di chi non incarna il dogma dell’eccellenza, rivendicando la dignità di ogni percorso umano contro l’individualismo sfrenato.

Il contesto geopolitico e il dissenso represso

L’orizzonte dell’intervento si è poi allargato alle grandi fratture del nostro tempo. Dal genocidio in Palestina, definito una ferita che indigna le coscienze democratiche, al ritorno di politiche imperialistiche globali, Radicchi ha tracciato il profilo di una generazione che si muove in una tempesta di precarietà e instabilità. In Italia, ha denunciato, si assiste alla restrizione degli spazi di dissenso e a un attacco frontale alla magistratura e ai principi costituzionali. In questo scenario, l’università pubblica non deve essere un’azienda in competizione, ma un faro di emancipazione collettiva capace di mettere in discussione il potere costituito.

Il conflitto frontale con il Ministero e il modello privato

Il momento di massima tensione politica si è toccato con il richiamo diretto alla Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Radicchi ha citato le parole della Ministra (“Siete sempre e solo dei poveri comunisti… siete inutili”) per sottolineare la distanza siderale tra le istituzioni e le sofferenze reali della comunità studentesca. Il rappresentante dell’UDU ha ribadito con fermezza l’opposizione al modello delle università private, viste come strumenti di conservazione del potere per le classi dominanti, capaci di bloccare definitivamente l’ascensore sociale del Paese. La difesa della scuola e dell’ateneo pubblico viene presentata come l’ultima barriera contro un’egemonia culturale che vorrebbe mercificare il sapere.

Un appello alla mobilitazione e alla speranza collettiva

Nonostante il quadro a tinte fosche, il discorso si è chiuso con un’esortazione alla lotta e alla partecipazione attiva. Nicholas Radicchi ha assicurato che gli studenti non accetteranno passivamente un destino già scritto nelle segreterie politiche o nei vertici aziendali. La comunità studentesca continuerà a presidiare le piazze, le aule e gli spazi sociali sottratti alla speculazione, portando avanti l’eredità di chi in passato ha saputo cambiare le leggi del Paese. L’università di Perugia, nonostante il declino e l’impoverimento di anni di tagli, rimane per Radicchi un corpo vivo, dove la volontà di organizzarsi e non cedere rappresenta ancora il sale della democrazia italiana, come riporta il comunicato della Sinistra Universitaria – UdU Perugia.

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