Servizio di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), lettera a Tesei

 
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Servizio di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), lettera a Tesei

Servizio di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), lettera a Tesei

«Lei, insieme alla Giunta Regionale Umbra, è riuscita a far diventare il “caso umbro” un caso nazionale, siamo la sola regione ad aver fatto un passo indietro: invece di favorire, specie in epoca COVID, la territorializzazione dei Servizi e anche delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG), ha ricondotto queste ultime alle Linee di indirizzo di 10 anni fa, che obbligano le donne a tre giorni di ricovero». A scrivere è Udi – Unione Donne in Italia e lo fa inviando una lettera alla presidente della Regione dell’Umbria, Donatella Tesei.

«A livello nazionale il caso è così ‘esploso – parlando dellla RU486 – ’, tanto che il Consiglio Superiore di Sanità (CSS) e l’Associazione Italiana del Farmaco (AIFA) sono stati investiti del compito di rivedere le Linee di Indirizzo del Ministero della Sanità, al fine di renderle, si spera, simili a quelle del resto d’Europa».

Chiediamo da tempo di permettere l’uso della RU486 e delle prostaglandine nei consultori (vedi Toscana) e fino a 9 settimane (come in Irlanda e in Portogallo o addirittura fino a 10 settimane come negli USA).

«Certo, per fare questo – scrive Udi – i Consultori non dovrebbero essere nello stato di abbandono in cui versano ora, dovrebbero avere personale formato e strumentazione adeguata, dovrebbero essere aperti e facilmente raggiungibili, diversamente da come sono ora».

Lei e la Sua Giunta state rendendo ormai tutti i servizi socio sanitari in Umbria gusci vuoti allo scopo di favorire il privato.

  • Dove sta il rispetto dell’art. 2 della 194 nel quale si parla di contraccezione gratuita?

Da anni ci battiamo affinché la contraccezione diventi gratuita, invece in Umbria è solo a pagamento, anche nei consultori.

«Sappiamo – scrive ancora – che il Suo partito politico appoggia paesi sovranisti come l’Ungheria che recentemente ha deciso di non ratificare la Convenzione di Istanbul, strumento internazionale giuridicamente vincolante per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, ma noi, ostinatamente, speriamo che per l’Italia così non sarà, che ascolterete i veri bisogni di salute e di libertà delle donne».

Questa lettera
Questa lettera non vuole essere solo un tentativo di mantenere alta l’attenzione sui diritti delle donne, ma vuol essere anche un appello ad AIFA e alle componenti del CSS affinché comprendano che nei mesi estivi, ed in particolare ad agosto, diventa davvero difficile per le donne trovare un servizio per la IVG, anche chirurgica: la scarsità di reparti e di personale non obiettore (che ha diritto alle ferie) fa sì che alcune donne si trovino con interventi prenotati e poi disdetti e reparti chiusi, come quello di Umbertide, chiuso per malattia dell’unico medico non obiettore presente.

«Non ci stancheremo di ripetere – aggiunge Udi  – che permettere e facilitare la IVG farmacologica territoriale consente di gestire al meglio anche i Servizi con carenza di personale, non intasando i reparti ospedalieri. Abbiamo assistito alla strumentalizzazione del dibattito sulle poche nascite in Umbria e ci sentiamo di dirLe che le culle non si riempiono vietando l’interruzione volontaria di gravidanza o rendendo difficile la contraccezione, così facendo le donne torneranno a praticare l’aborto in clandestinità come hanno sempre fatto quando sono rimaste sole».

Solo politiche sociali che diano lavoro sicuro alle donne e posti negli asili nido per tutti e tutte potranno favorire davvero la natalità.

NO WORK? NO CHILDREN!

Udi – Unione Donne in Italia – sede di Perugia

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