Quaranta anni visti con l’obiettivo di Giancarlo Belfiore
In occasione dei 40 anni del Corriere dell’Umbria Giancarlo Belfiore, storico fotografo di Perugia, scrive un ricordo. Al Corriere dell’Umbria fin dai primi numeri. Riportiamo integralmente l’articolo pubblicato oggi.
di Giancarlo Belfiore
Era l’epoca in cui non c’erano ancora i cellulari e nemmeno i navigatori. Tempi duri per noi fotografi di cronaca specie quando si doveva arrivare il più velocemente possibile sul luogo di un delitto o di un incidente stradale.
Io mi ero organizzato con il giornalista Piero Pianigiani dell’Agenzia Italia che aveva una sua sede in centro con un telefono duplex. Quando io non c’ero lui rispondeva al mio posto, poi mi avvertiva con un cercapersone.
I fatti di cronaca quasi sempre succedevano in posti semisconosciuti e noi fotografi passavamo ore prima di trovare il luogo, magari di notte e in mezzo alla campagna.
Nel 1980 venivo dall’esperienza di Paese Sera che aveva chiuso la redazione umbra dove lavoravo con i giornalisti Lamberto Sposini, Alvaro Fiorucci e Giuliano Giubilei. Apriva allora la terza rete Rai e Sergio Nasini, il caporedattore, mi incaricò di organizzare un archivio con tutti i comuni e le aziende umbre.
Quando si diffuse la notizia che apriva il Corriere dell’Umbria io già collaboravo con la televisione locale RTE, quindi conoscevo bene Gino Taffini, braccio destro del fondatore del nuovo giornale, Leonello Mosca.
Fu quasi naturale che mi venissero chieste le prime immagini della regione a corredo degli articoli, in una redazione che iniziava totalmente da zero. All’inizio si facevano poche foto, le pagine non erano tante.
Venivo retribuito a servizio, poi sono passato a un compenso fisso. Con l’editore non c’era stato bisogno di scrivere e firmare alcun contratto, con lui era sufficiente una stretta di mano e sapevi di certo che l’accordo sarebbe stato onorato. Dal 1983 in poi, sino a oggi, ho riempito dei miei scatti il giornale ma soprattutto attraverso le mie foto ho raccontato per immagini e con orgoglio 40 anni di storia dell’Umbria. I fatti più eclatanti?
I terremoti che hanno devastato varie zone della Regione con corse pazzesche sui luoghi dei disastri, in mezzo alle macerie, di notte insieme a un redattore: Gubbio, Assisi, Valnerina. Con l’attuale direttore Sergio Casagrande partimmo alle 3 di notte. Ho ancora davanti agli occhi con raccapriccio, nel 1986, la scena del cimitero di Gubbio con le bare che erano state sbalzate fuori dai loculi.
Con Anna Lia Sabelli Fioretti, la giornalista più temeraria della redazione, siamo saliti, dall’esterno, fino al rosone più piccolo e più alto della Basilica di San Francesco ad Assisi: siamo entrati nel soffitto, ai bordi dei due buchi neri affacciati sulla navata, due spaventosi crateri di 6 e 12 metri di diametro nella volta che era crollata uccidendo due persone e distruggendo 160 metri di affreschi di Cimabue e Giotto.
Mi sono arrampicato anche sui ponteggi nella chiesa di San Domenico durante il restauro delle sue vetrate e su quelli della cappella di San Severo per vedere gli affreschi del Perugino a un centimetro di distanza.
Ero nel giardino di villa De Megni quando è atterrato l’elicottero che riportava a casa il piccolo Augusto, rapito da una banda di criminali sardi. La mattina della scoperta del corpo della povera Meredith Kercher sono arrivato alla villetta di via della Pergola, a Perugia, e sono entrato tranquillamente dal cancello che ancora la polizia non aveva transennato.
Tra la gente presente al suo interno c’erano anche due ragazzi che si tenevano abbracciati. Lui aveva un giubbotto scuro e una sciarpa gialla annodata intorno al collo, lei un giaccone grigio imbottito. Quella foto di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox, assolti in via definitiva dopo cinque gradi di giudizio, attraverso l’Associated Press è diventata un’immagine simbolo durante tutto il periodo dei processi.
Ho scattato anche un’altra foto scioccante che però non ho mai voluto pubblicare per rispetto del bimbo e dei suoi genitori: l‘immagine era quella del corpo di Simone Allegretti, 4 anni, ritrovato il 6 ottobre 1992 in una scarpata, ucciso da Luigi Chiatti, il Mostro di Foligno. Mi ero avvicinato all’ambulanza e da un finestrino avevo fotografato sulla barella il corpicino avvolto in una coperta.
Non ho mai più avuto il coraggio di guardare quella foto. Ricordo anche, in quello stesso periodo, la ressa di fotografi all’arrivo in manette a Perugia di Stefano Spilotros che si era autoaccusato di aver ucciso il piccolo Simone. Si pensava di aver catturato il vero Mostro di Foligno, invece Spilotros era un mitomane. Nei miei servizi per il Corriere non ci sono state solo foto di delitti e cadaveri.
Iniziative, inchieste e supplementi del giornale sono stati moltissimi in questi 40 anni. Sempre con Anna Lia Sabelli Fioretti siamo andati a scoprire i segreti delle più belle case dei vip in Umbria: Bruno Buitoni, Valeria Ciangottini, Brunello Cucinelli, Ada Urbani, Luca Ronconi, Antonio Lubrano, Silvano Spada e tante altre.
Ricordo ancora che quando sono arrivato nella villa dei Ripa di Meana per fare il servizio, l’indimenticata Marina era sdraiata nuda su un lettino in giardino e si stava facendo fare un massaggio.
Per discrezione ma anche perché sospinto saggiamente dal marito Carlo in altra direzione, mi sono diretto invece verso la piscina per fare qualche scatto d’ambiente. Ero lì anche quando, nella chiesa di Monte Castello di Vibio, si sono sposati con rito religioso.
Lei scollatissima, con un cappello a tuba sulle ventitré, un lungo velo a strascico di pizzo e come paggetti i suoi amatissimi carlini. Altra immagine che mi viene in mente, in parte collegata alla precedente, è quella della prima edizione di Eurochocolate nel 1994, quando all’interno della discoteca Brooklyn, su idea del patron Eugenio Guarducci, una bella ragazza nuda è entrata in una vasca da bagno piena di cioccolata. Per non parlare di calcio.
I tempi del Perugia di Gaucci sono stati folli, il presidente ne combinava di tutti i colori, era un personaggio imprevedibile, aveva un rapporto con i tifosi diretto e sorprendente.
Non era facile stargli dietro con la macchina fotografica. E che dire di Umbria Jazz, palcoscenico dei più grandi musicisti di musica Jazz, che mi ha dato la possibilità di incontrare e conoscere grandi personaggi? Con Paolo Fresu siamo diventati buoni amici.
Nelle prime edizioni si potevano fotografare tutti, nelle edizioni recenti ormai invece ci concedono solo pochi minuti. Ricordo Keith Jarrett che aveva vietato di scattare foto di alcun genere ma il pubblico con i telefonini continuavano a scattare.
Lui davanti a tutte quelle lucette che si accendevano e spegnevano si è arrabbiato, ha smesso di suonare e ha lasciato il palco. Un ricordo particolare lo vorrei dedicare a Sergio Piazzoli, anche lui mi ha dato la possibilità di fotografare interpreti stellari come Lou Reed, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Lucio Dalla. Debbo dire che in questi 40 anni ho corso tanto, in macchina e a piedi, qua e là per l’Umbria.
Per un periodo eravamo in due, io e Marco Scucciari che purtroppo ci ha lasciati e che ricordo ancora con tanto affetto. Poi ho avuto qualche aiutante, ma sono stati anni carichi di fatti, iniziative, impegni, quasi mai monotoni o di routine, durante i quali sono cresciuto sia professionalmente che come persona, insieme ai tanti giornalisti del quotidiano, giovani e meno giovani, con i quali sono sempre andato d’accordo. Sono passato attraverso diversi editori e svariati direttori ma eccomi ancora qua pronto a correre dove c’è bisogno di me.

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